Skip to main content
Tutto è collegato: il concetto di organismo agricolo biodinamico

Tutto è collegato: il concetto di organismo agricolo biodinamico

20 Febbraio 2026

di Fabio Fioravanti

Fare agricoltura biodinamica significa anche riconoscere i processi naturali per poi inserirsi al meglio al loro interno, assecondando ed esaltando i cicli biologici fondamentali per la manifestazione della vita.

Questi processi si possono svolgere su differenti livelli, a partire principalmente dai cicli stagionali, con tutto ciò che ne deriva in natura con il periodico rinnovamento della vita. È importante dunque saper leggere e riconoscere “la qualità del tempo” per connettersi a questi cicli naturali, traendo un beneficio diretto, ottimizzando i lavori nei campi e le varie pratiche agronomiche. Proprio le principali festività annuali traggono la loro origine arcaica dalla civiltà rurale e contadina avendo in origine la funzione di “ponte” e collegamento tra i lavori nelle campagne e i ritmi cosmici (ritmi vitali dettati da Madre Natura). Ad esempio, lo stesso allestimento dei preparati biodinamici è definito proprio dalla stagionalità e dalle forze in gioco attive nelle diverse stagioni. Dunque per questo è importante il rispetto di determinate tempistiche connesse ai cicli stagionali e di conseguenza al decorso del Sole. In merito al susseguirsi delle stagioni come manifestazione di forze e impulsi determinanti per la vita ci siamo già espressi in varie occasioni [1] [2] [3] [4] [5].

La stessa agricoltura è un esercizio direttamente collegato alla natura e ai suoi cicli, ma di fatto rappresenta anche una forzatura che l’uomo opera nei suoi confronti poiché il primo gesto agricolo è rappresentato dal disboscamento. L’uomo interviene sulla natura alterando equilibri, meccanismi e processi che hanno generato nel corso del tempo ciò che oggi conosciamo come suolo (terreno fertile coltivabile), poiché è risaputo che i cambiamenti d’uso del suolo indotti dall’agricoltura, soprattutto industriale e intensiva, inducono una riduzione del contenuto di sostanza organica nel terreno con l’erosione del suolo stesso. L’agricoltura determina una trasformazione di ecosistemi stabili in agroecosistemi caratterizzati da un utilizzo più o meno intensivo.

Vengono dunque alterati processi (dal latino “procèssus” che sta ad indicare una serie di atti e di operazioni) che hanno portato alla formazione del suolo perché le piante (alberi, arbusti, erbe) grazie alla fotosintesi producono sostanza organica che poi, terminando il proprio ciclo vitale all’interno del terreno, va a determinare e favorire la genesi e l’evoluzione del suolo. L’accumulo di carbonio organico nel terreno si è realizzato grazie all’attività fotosintetica delle piante tramite apporti organici radicali e apporti organici derivanti dall’apparato aereo. Di fatto è stata l’azione delle piante che ha generato la formazione di terra fertile, anche attraverso l’apparato radicale, il quale svolge un’azione decisiva. I vegetali, inoltre, ospitano e sostengono numerose forme di vita. Senza le piante esisterebbe solo un substrato minerale sterile privo di ogni attività vitale. Esse ombreggiano il suolo e sequestrano nutrienti e altre risorse fondamentali che poi verranno rilasciate sempre all’interno del terreno. Questi processi si svolgono nel tempo (nel susseguirsi dinamico delle stagioni) e nello spazio (nel mondo che ci circonda) grazie ai vari Regni (minerale, vegetale, animale) ed alla loro interazione, e tutto parte proprio dalla fotosintesi. Per comprendere meglio il ruolo delle piante occorre sottolineare che i vegetali rappresentano l’unica fabbrica di nuova sostanza sulla terra; tutto il resto è riciclaggio. Le piante sono definite produttori primari poiché la vita di erbivori, animali carnivori, esseri umani e numerosi altri organismi (insetti, microrganismi etc.) dipende da loro. Alla base di tutto vi è la fotosintesi con la luce che rappresenta la sorgente della vita, e non a caso un antico motto alchemico afferma che «vivere è assorbire luce». Tutti gli organismi viventi lo fanno indirettamente grazie alle piante che hanno la capacità di condensarla per sintetizzare composti organici di varie tipologie, immagazzinando energia vitale.

Sia la qualità del suolo che la sua struttura sono fortemente correlati al contenuto di sostanza organica presente al suo interno (principalmente humus).

A questo punto sorge una domanda: come fare per rimediare alla rottura di questo ciclo fondamentale? Come fare per non interrompere il processo di formazione del suolo che si è perpetuato naturalmente per secoli principalmente grazie all’attività delle piante?

Attraverso la pratica del compostaggio e del sovescio, di fatto, si va ad imitare ed esaltare ciò che avviene in natura con il ciclo del carbonio, favorendo il reintegro periodico di sostanza organica e di humus all’interno del terreno. È per questo motivo che il compostaggio ed il sovescio devono rappresentare le colonne portanti della fertilizzazione e della concimazione. Devono rappresentare le pratiche principali e determinanti per porre rimedio alla carenza di humus sempre più diffusa nei suoli, carenza dovuta proprio al mancato rispetto delle leggi naturali per via delle pratiche industriali che hanno privilegiato negli ultimi decenni l’uso di fertilizzanti chimici di sintesi (che sono estranei ad ogni naturale ciclo biogeochimico), anche perché la natura non conosce il concetto di rifiuto poiché piante, foglie morte, frutti caduti a terra, residui e deiezioni animali diventano cibo per micro e macro-organismi. Il prodotto finale di questo processo è terra fertile. Dunque, come ribadito, si può ovviare all’interruzione di questo fondamentale ciclo ricorrendo al compostaggio ed al sovescio, imitando in questo la natura.

Ma per ridurre l’impatto sulla natura dovuto all’esercizio dell’agricoltura si possono definire un insieme di altri punti, o pratiche, in modo da definire un “mosaico” armonico che risulti il più possibile in accordo con i processi vitali.

Di seguito una sintesi dei punti più rilevanti. Si tratta di elementi che devono caratterizzare la progettazione e la programmazione dell’organismo agricolo nella sua totalità, nello spazio e nel tempo:

  • Le dimensioni dei campi (che per una singola coltura non devono risultare eccessive)
  • Scelta del sistema colturale (solo colture vegetali, o colture vegetali + allevamento animale)
  • Applicazione delle rotazioni e delle consociazioni (le Leguminose non devono mancare)
  • Realizzazione infrastrutture ecologiche (siepi, alberature, fasce boscate, inerbimenti o fasce inerbite con piante utili, laghetti, muretti a secco, nidi per uccelli, casette per insetti etc.)
  • Scelta di varietà coltivate che siano idonee a terreno, clima e ambiente. E che siano resistenti a patologie e stress vari
  • Concimazioni sane ed equilibrate e uso costante dei preparati biodinamici (favorire l’humus, utilizzare compost biodinamico e sovesci plurispecie)

In tal modo si favorisce la migliore prevenzione sulla comparsa di patologie (per via di vari meccanismi d’azione) e si ridurrà di conseguenza la necessità di input esterni di vario genere poiché la migliore prevenzione nasce dall’applicazione di una buona agronomia complessiva (oggi si parla di “resilienza” che, però, non nasce per caso).

DIMENSIONI DEI CAMPI

Al primo punto abbiamo la dimensione dei campi. Anche se non esiste una dimensione ideale di quello che può essere il perimetro di un campo coltivato, è comunque buona norma evitare di creare forti unilateralità andando a coltivare una sola singola specie su di una superficie a perdita d’occhio. Si creerebbe un elemento di squilibrio e unilateralità. Oggi l’agroecologia ci insegna a considerare il concetto di equilibrio e di stabilità ecologica come il risultato di più fattori che interagiscono tra di loro in maniera organica. Con la specializzazione delle tecniche agrarie e con il ricorso alla meccanizzazione spinta, la moderna agricoltura ha necessità di operare su ampie superfici. Ma le coltivazioni intensive, così come gli stessi allevamenti intensivi, possono determinare le condizioni ideali per l’insorgenza e la proliferazione di parassiti specifici o patologie. Questo perché verrebbero a crearsi le condizioni e l’ambiente di sviluppo esclusivo per un determinato organismo (batterio, fungo, insetto, infestante, virus etc.). Questa omogeneità rappresenterebbe una potenziale causa selettiva favorevole e utile allo sviluppo incontrollato di specifici patogeni a discapito di altri che invece non troverebbero un habitat e condizioni idonee al proprio sostentamento. Può essere un esempio la coltivazione industriale della soia in Pianura Padana per quanto riguarda la proliferazione della Cimice verde (Nezara viridula), oppure la coltivazione del mais per quanto riguarda la diffusione della Sorghetta (Sorghum halepense), una temibile infestante che si è propagata grazie alla coltivazione intensiva di questo cereale, frutto di omologazione, banalizzazione e semplificazione del paesaggio che ha determinato una drastica riduzione di biodiversità. Dunque è proprio un ambiente uniforme ed omogeneo che va a creare le condizioni per lo sviluppo e la moltiplicazione di poche specie che assumono carattere invasivo a discapito della pluralità di forme viventi che, invece, non trovano un habitat consono a soddisfare le proprie necessità vitali. L’impiego di pesticidi e antiparassitari rappresenta un ulteriore elemento di selezione in negativo.   

SISTEMA COLTURALE

Al secondo punto abbiamo la scelta del sistema colturale che può essere di sole colture erbacee oppure misto, cioè caratterizzato anche dalla presenza animale. L’animale può svolgere diverse funzioni fondamentali, tra le quali vi è la fornitura di letame prezioso per ripristinare e salvaguardare la fertilità organica del suolo (letame che dovrà essere opportunamente compostato). L’animale può elaborare ulteriormente ciò che si trova a livello vegetale con notevoli benefici in termini di sostanze e forze vitali generate dal suo metabolismo digestivo, che ritroviamo appunto nelle deiezioni.   

È necessario riacquisire un nuovo rapporto con il mondo animale attraverso un senso profondo di rispetto e gratitudine anche per via della funzione ecologica svolta all’interno dell’economia naturale. Dobbiamo tornare a comprendere la funzione dei diversi animali all’interno dell’ecosistema con responsabilità e rispetto per questo ruolo naturale che è stato via via marginalizzato dall’avvento della chimica di sintesi (inquinante e sempre meno economica). Quello del bovino, ad esempio, è un ruolo determinante per valorizzare ciò che troviamo già a livello vegetale come utile risorsa vitale poiché grazie al suo processo digestivo possono emergere nuove proprietà dovute ad una ulteriore elaborazione della matrice vegetale. Questo rapporto uomo-animale non va inteso solamente in termini utilitaristici ma deve essere vissuto anche come valore spirituale frutto di una relazione di scambio reciproco e interdipendenza per la quale l’agricoltura può divenire un’attività che si prende cura del Creato a partire dal suolo, base essenziale per coltivare cibo vitale.

ROTAZIONI

Con la corretta pianificazione di avvicendamenti e rotazioni si evitano fenomeni di stanchezza del terreno e declino della fertilità grazie all’utilizzo periodico di Leguminose e di altre piante in grado di rigenerare il suolo. Va inoltre garantita la copertura vegetale del suolo durante tutto l’anno (anche grazie a sovesci plurispecie, erbai misti e colture intercalari) poiché l’ombreggiamento ne preserva l’integrità; la presenza della stessa vegetazione impedisce la dispersione di elementi nutritivi e la dissipazione di suolo fertile per via di piogge battenti o vento forte agendo anche come fattore di controllo sulle erbe infestanti. Anche e soprattutto in estate la copertura vegetale del suolo risulta determinante per il mantenimento della fertilità biologica e di altre risorse importanti proteggendo la superficie del terreno dall’azione solare.

Inoltre con rotazioni e avvicendamenti si va ad incrementare “la biodiversità funzionale, cioè quella costituita da organismi capaci di integrarsi e cooperare nell’uso delle risorse (in questo caso presenti nel terreno), questo perché in assenza d’integrazione non sarebbe opportuno parlare di biodiversità, ma solo di presenza accidentale di diversi. Va sottolineato che il processo di umificazione all’interno del suolo è strettamente dipendente dall’esistenza di una necromassa mista (poligenica) e di una flora saprofitica varia, e si riduce in condizioni di monogenicità dei residui e di una ridotta diversità microbica, confermando il vantaggio della diversità. Questa condizione provoca una profonda trasformazione dell’ambiente suolo, che accumula humus e diventa fertile, e garantisce una resistenza agli stress ambientali” (Biomasse, biodiversità e suolo – F. Zucconi – Inf. Bot. It.).  

INFRASTRUTTURE ECOLOGICHE

Per evitare di impoverire e semplificare in modo eccessivo quello che è il paesaggio rurale (o agroecosistema) si possono inserire alberi e arbusti o altre piante utili in modo da incrementare la naturale biodiversità. Dobbiamo considerare il regno vegetale come la formazione del corpo vitale dell’azienda, ed è per questo che si possono inserire elementi come siepi, alberature, fasce boscate, fasce fiorite, zone umide e tanto altro. Lo Standard Demeter prevede che vi sia almeno il 10% della superficie totale dell’azienda agricola dedicato alla biodiversità, che è essenziale per la salute dell’intero ecosistema, promuovendo in questo modo la presenza di insetti utili, uccelli e altri organismi che avrebbero un ruolo positivo nel mantenimento degli equilibri ambientali garantendo la stabilità ecologica di un territorio tramite attività di impollinazione oppure negli equilibri tra prede e predatori. La ricchezza biologica è una risorsa che purtroppo è stata depauperata a causa di pratiche intensive, al fine di massimizzare le rese produttive. Il territorio rurale deve tornare ad ospitare una maggiore pluralità di forme viventi utili, anche tramite la rinuncia all’impiego di molecole chimiche di sintesi nocive e impattanti, poiché la ricerca di biodiversità è legata al maggiore controllo dell’ambiente che può essere acquisita dalla somma delle specializzazioni dei diversi.

SCELTA DELLA GIUSTA VARIETÀ

Mai come oggi si rende necessaria la scelta di colture e varietà che siano idonee a terreno, clima e ambiente di coltivazione, e soprattutto che siano in grado di tollerare stress ambientali come temperature elevate e siccità, resistendo anche alle patologie che possono manifestarsi in un determinato ambiente di coltivazione (crittogame, batteriosi etc.). Questa scelta può ricadere su varietà che siano anche competitive nei confronti della flora spontanea. Purtroppo questo aspetto è troppo spesso trascurato perché l’industria sementiera propone poche varietà selezionate per motivi commerciali, ma sarebbe utile un lavoro di rigenerazione di semi e piante pensato per una agricoltura naturale (a basso input esterno). Queste varietà offrirebbero anche maggiori benefici in termini nutrizionali e salutistici per via del contenuto di polifenoli, vitamine e altri composti dotati di proprietà antiossidanti e antinfiammatorie.

CONCIMAZIONI SANE ED EQUILIBRATE (vivificare il suolo)

Grazie alla pratica del compostaggio possiamo ottenere un ottimo terriccio che rappresenta il miglior substrato di crescita per le piante (per tutti i tipi di piante). Questo terriccio presenta un colore scuro che denota un alto contenuto di carbonio organico, è in grado di trattenere acqua e nutrienti, ed è ricco di microrganismi e batteri utili a sostenere il miglior sviluppo delle colture. Questo complesso di microrganismi (o complesso di forze) contribuisce a garantire un ottimale stato di salute delle piante risultando fondamentale nella prevenzione di patologie fungine, batteriosi, o altre malattie, poiché un terreno vitale e sano darà origine a piante forti e in buona salute (spesso i problemi nascono proprio da un suolo degradato e sterile).

Il compostaggio è una pratica determinante per ripristinare la miglior fertilità organica dei terreni definendo anche un legame ecologico tra animali, piante e uomo per il quale l’agricoltura diviene veramente sostenibile.

Tramite questa pratica è possibile esaltare il ciclo del detrito mediante decomposizione e ri-sintesi di residui organici che altrimenti rischierebbero di essere dispersi inutilmente o dissipati, arrivando a produrre un humus ricco di vita, soffice, poroso, friabile che profuma di sottobosco.

L’incremento dell’humus nel terreno rappresenta uno dei capisaldi dell’agricoltura biodinamica poiché, diversamente da altre tipologie di sostanza organica, è in grado di resistere nel tempo ai vari stress di natura ambientale e antropica senza consumarsi, risultando quasi inerte alla degradazione biologica perché il carbonio in esso contenuto è strutturato in forme molto stabili (resiste maggiormente ai processi ossidativi). L’humus è il prodotto dell’elaborazione della materia organica svolta da microrganismi vari (batteri, attinomiceti, funghi) e da macro-organismi come il lombrico che agiscono producendo sostanze cementanti (colloidi organici). In questo modo la sostanza organica altrimenti destinata a degradazione e successiva mineralizzazione viene rielaborata e stabilizzata (processo di ri-sintesi) con benefici maggiori più duraturi e stabili. L’agricoltura biodinamica opera proprio in questa direzione grazie ai preparati biodinamici.

Oltre alla pratica del compostaggio si può ricorrere al sovescio, ma ciò che fa la differenza creando un notevole valore aggiunto sono i preparati biodinamici nel loro insieme, a cominciare dal preparato 500 (Cornoletame) che deve essere impiegato con la dovuta frequenza e nei dosaggi opportuni.

CONCLUSIONI

Questi punti esposti in maniera molto sintetica vanno calati e calibrati sulle singole realtà aziendali al fine di creare una sorta di mosaico nel quale ogni singolo tassello è importante, trovandosi in relazione con gli altri, per definire un insieme organico e vitale. Il concetto di “organismo” indica un ente strutturato e organizzato per svolgere funzioni specifiche. In tal modo si può davvero limitare di molto il ricorso alla logica del trattamento per contrastare questa o quella malattia, o dell’uso di prodotti vari per risolvere questo o quel problema. Basti pensare che un terreno ricco di humus può trattenere acqua in percentuale notevolmente superiore rispetto ad un suolo carente di sostanza organica e, contestualmente, si assiste ad uno sviluppo maggiore dell’apparato radicale (proprio nei terreni gestiti secondo i princìpi dell’agricoltura biodinamica, con tutti i benefici del caso).

Il concetto di prevenzione implica dunque una serie di misure di carattere strutturale, prevalentemente agronomiche, intese a ridurre il rischio di danni dovuti ad avversità di varia natura, riducendo la necessità di effettuare interventi di emergenza.

Questi punti contribuiscono a preservare la salute e la funzionalità dell’ecosistema garantendo allo stesso tempo la produzione di alimenti sani e vitali.

Tutto è collegato: il concetto di organismo agricolo biodinamico
Condividi su

Ti potrebbero interessare anche..