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Gennaio, mese di rinnovamento e trasformazione

Gennaio, mese di rinnovamento e trasformazione

23 Gennaio 2026

di Fabio Fioravanti

Gennaio è il primo mese dell’anno, che apre un nuovo ciclo annuale lasciandosi alle spalle il vecchio anno ormai passato. Questo mese ha inizio dal Capodanno, un importante fase di passaggio che rappresenta simbolicamente la disgregazione di ogni ordine precostituito che determina un totale rimescolamento di carte; nelle società tradizionali era intesa come la festa del principio. Il Capodanno, dunque, segna metaforicamente la rifondazione di un nuovo ordine dell’Universo passando attraverso il Kàos, che letteralmente ha il significato di fenditura, apertura, passaggio, legato al concetto di fine e nuovo inizio. Non è un caso se il primo mese dell’anno deve il proprio nome a Giano (Jànus), che nel mito è il Dio degli inizi e delle porte, una delle Divinità più antiche e importanti per la mitologia latina, italica e romana. Solitamente rappresentato con due volti, Giano Bifronte identificava il percorso di morte e rinascita del Sole. Ogni inizio è uno spazio che si apre, un tempo vuoto da scrivere e creare.

Il Capodanno rappresenta dunque una fase ed un momento dove il passato incontra il futuro; una sorta di cerniera dell’anno che unisce ciò che è stato con ciò che sarà. A questa fase sono connesse pratiche e tradizioni di vario genere, anche di tipo folkloristico e rituale. Nel mito è Giano Bifronte che incarna simbolicamente questa fase del ciclo annuale. Si tratta di una divinità con due facce opposte, dalla duplice valenza, con lo sguardo simultaneo verso ciò che è stato e ciò che sarà. Giano guarda contemporaneamente dietro di sé (al passato) e di fronte a sé (al futuro) unendo questi due ambiti apparentemente in antitesi. Sulla sinistra vi è una figura più attempata che incarna il tempo trascorso e già vissuto, mentre sulla destra abbiamo il volto di un giovane che guarda al futuro ancora da vivere.

Il mese di gennaio, come detto, prende il nome proprio da questa figura mitologica poiché in questo periodo ci si lascia alle spalle l’anno passato, aprendo quello nuovo, definendo una fase di rinascita che vede la propria origine dal Solstizio invernale come punto di svolta.

«I miti che narrano di Giano esprimono l’idea di un Dio “apritore”, come dimostra anche il suo nome: Giano, da janua, “porta” o janus, “passaggio”. Giano esprime nettamente quel preciso momento di passaggio in cui passato e futuro coesistono nel presente; è dunque anche un Dio del tempo, un Dio del Sole che sorge e tramonta e che è quindi cosciente contemporaneamente – grazie alle sue due facce – della notte che si lascia alle spalle e del giorno a cui va incontro» [1].

Anche e soprattutto nel periodo più freddo dell’anno vengono celebrati rinnovamento e rinascita attraverso il principale elemento dispensatore di fertilità, calore e luce: il fuoco.

Proprio con il 6 gennaio abbiamo un insieme di significati oggi racchiusi nel termine Epifania che letteralmente significa “manifestazione”. È il tempo in cui la luce prende forma, cresce lentamente ogni giorno, si manifesta. Non a caso dopo il 31 dicembre si accendevano falò ovunque, con il culto del fuoco che anticamente era esteso fino al Solstizio d’Estate (falò la cui funzione rituale era quella di scacciare la stagione fredda). Ma il fenomeno dei roghi invernali si condensa in particolare su una data, che è il 17 gennaio, ricorrenza di Sant’Antonio Abate, una delle più importanti festività connesse alla civiltà rurale e contadina. SAbate-Demeter-Italia

Nella religione cosmica universale, i riti e le tradizioni di questo periodo hanno radici profonde nel mondo agreste legate al culto della Vita, alla fertilità, alla germinazione dei semi ed alla salute del bestiame. Lo stesso Sant’Antonio veniva associato a riti purificatori legati al fuoco, oltre ad essere il Santo portatore del fuoco in quanto simbolo di Vita (come detto, il fuoco illumina e riscalda). Spesso rappresentato con un maialino, emblema di abbondanza, Sant’Antonio lascia alle sue spalle il buio e la tenebra popolata da Demoni per andare in direzione della luce generata appunto dal fuoco, che rappresenta simbolicamente l’azione solare.

Questa ricorrenza anticipa e prepara il campo alla festa della Candelora (2 febbraio), altra importante ricorrenza legata alla luce ed al calore.

Si tratta di celebrazioni che rientrano in un periodo assai più ampio di festività, che alludono al passaggio da un ciclo stagionale all’altro in relazione al corso ascendente del Sole.

FORZE VITALI CHE SI RINNOVANO

La funzione arcaica delle più importanti festività era quella di definire e riconoscere la qualità del tempo in relazione al ciclo annuale. Ciclo annuale che dovremmo considerare alla pari di un vero e proprio organismo vivente, con ritmi e funzioni ben definiti che si manifestano nel corso delle stagioni.

Anche lo stesso Steiner parla delle peculiarità di questa particolare fase stagionale e, più precisamente, del periodo che va dal 15 gennaio al 15 febbraio come «il periodo nel quale in seno alla terra si sviluppa la massima forza formativa, la massima forza di cristallizzazione per le sostanze minerali, e avviene in pieno inverno perché allora l’interno della terra ha lo strano sentore di essere meno dipendente da se stesso nelle proprie masse minerali, e di essere invece esposto alle forze cristallizzanti che esistono nelle lontananze cosmiche.» O. O. 327

Ci si riferisce qui a quelle forze che hanno una particolare importanza per la crescita delle piante, definite nella letteratura antroposofica come “forze formative” che modellano e organizzano tutti i processi vitali. Si tratta di un complesso di forze direttamente collegato al mondo fisico che possiamo cogliere e intravedere tramite le analisi per immagini come la cristallizzazione sensibile o la dinamolisi capillare, oppure l’analisi cristallografica. Per quest’ultima si tratterebbe di analisi frattale per immagini che consentirebbe di cogliere “l’organizzazione” della materia dettata appunto da queste stesse forze (o segno distintivo di una migliore o peggiore “organizzazione” della materia). Possiamo cogliere l’impronta delle forze che governano il vivente proprio utilizzando questi strumenti di indagine e ricerca.

La particolarità espressa da Steiner può essere ulteriormente elaborata in relazione alle Costellazioni che dominano questo periodo annuale e che il Sole si trova ad attraversare: il Sagittario ed il Capricorno. Qui si tratta di posizione astronomica e non di astrologia, poiché in virtù della precessione degli equinozi il Sole entra nella Costellazione del Sagittario il 19 dicembre per poi immettersi nella successiva Costellazione del Capricorno il 20 gennaio (vi rimarrà fino al 15 febbraio). Abbiamo dunque la figura del Sagittario la cui immagine rappresenta una figura ibrida: con la parte inferiore di forma equina e la parte superiore con forma umana che impugna un arco teso con la freccia innestata; è la fase nella quale l’arciere ha accumulato tutta l’energia possibile per scoccare la freccia al meglio. Fotografa una fase di carico e raccolta della forza necessaria per tendere l’arco. È uno stato di immagazzinamento di energia che verrà sprigionata con il lancio della freccia; corrisponde ad uno stato di contrazione e inspirazione, sinonimo di raccolta. Questo gesto archetipico espresso dalla figura del Sagittario si concilia con l’osservazione svolta da Steiner nel passaggio sopra citato. La freccia scoccata prenderà poi forma, successivamente, con la ripresa vegetativa e la manifestazione primaverile del regno vegetale.

Il Capricorno a sua volta è un crocevia di significati, come lo sono del resto tutte le altre rappresentazioni zodiacali, ma nel simbolismo alchemico questa Costellazione rappresenta la fase in cui lo spirito si ancora alla materia, il celeste si radica nel terrestre, il punto in cui Cielo e Terra si incontrano. È l’atto finale preparatorio delle energie vitali dove si fondono Terra e Acqua (da un lato con la figura della capra rampante e dall’altra con quella della coda di un pesce).

Queste due figure zodiacali possono dunque esprimere ciò che avviene durante la fase invernale, con il suolo che è predisposto ad accogliere nuovi impulsi stimolando processi minerali che favoriranno la disponibilità di elementi nutritivi per le piante contestualmente alla formazione di humus vitale che predispone il terreno a nuova fertilità.

A conclusione di tutto ciò, è interessante notare che le ceneri e i carboni prodotti dai falò accesi in occasione del 17 gennaio (Sant’Antonio) e del 2 febbraio (Candelora) venivano conservati in parte nelle case e in parte erano “seminati” nei campi come atto rituale propiziatorio di fertilità, proprio in questo periodo, perché fosse di buon auspicio per la rinascita della Natura.

 

Fonte immagine Giano Bifronte

 

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