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La pratica del compostaggio

La pratica del compostaggio

21 Febbraio 2025

di Fabio Fioravanti

Per comprendere a pieno quella che è l’importanza ed il valore del compostaggio è possibile svolgere una breve e sintetica analisi storica citando alcuni pionieri che hanno contribuito alla nascita della cosiddetta agricoltura biologica.

Una delle figure più rilevanti è senza dubbio Franklin Hiram King (1848-1911), ritenuto il padre della fisica del suolo. Il suo libro Farmers of Forty Centuries, or Permanent Agriculture in China, Korea and Japan (1911) influenzò profondamente la nascita e l’identità della cosiddetta agricoltura biologica. Si tratta del resoconto del viaggio di studio in questi paesi (appunto Cina, Corea e Giappone) dove la fertilità organica del terreno era ricostituita e mantenuta principalmente tramite la pratica del compostaggio. Tale pratica tradizionale ha consentito la permanenza sul medesimo suolo di una popolazione in crescita per un periodo ininterrotto di 4mila anni. Da qui emerge l’importanza del ritorno al suolo di tutta la materia organica di scarto, debitamente compostata e trasformata in humus.

Va detto che gli agricoltori e gli orticoltori del Diciannovesimo secolo avevano buone conoscenze pratiche sull’impiego del letame e sulla realizzazione di compost che funzionava come fertilizzante, ma si conosceva poco sull’effettivo processo microbico del compostaggio. Quando divennero fruibili le conoscenze sull’ecologia del compost, Sir Albert Howard (1873-1947), assimilò la nuova scienza della microbiologia del suolo alla pratica del compostaggio, e per mezzo di pazienti esperimenti capì come produrre un compost di qualità superiore. Si tratta di un precursore e fondatore, insieme a Rudolf Steiner, dell’agricoltura naturale. Howard si recò in India con l’obiettivo di migliorare l’agricoltura indiana con tecniche moderne provenienti dall’Occidente, ma capì che come “occidentale civilizzato” non avrebbe avuto niente da insegnare restando a sua volta colpito dalla capacità di gestione e tutela della fertilità organica mostrata dalla popolazione locale.

Howard dopo alcuni anni di studio e attività di ricerca pubblicò i dettagli del cosiddetto “Metodo Indore” nel 1931 in un piccolo libro intitolato The Waste Products of Agriculture. Indore è il distretto indiano nel quale svolse buona parte di queste attività. Il libro ebbe un buon successo e gli portò inviti a visitare le piantagioni in tutto l’impero britannico. Ha stimolato agricoltori di tutto il Mondo a produrre compost con il suo metodo. Viaggi, contatti e nuova consapevolezza dei problemi dell’agricoltura europea lo indussero inoltre a creare un movimento di agricoltura e giardinaggio biologico.

Howard e Steiner furono tra i primi, nella loro epoca, che capirono l’importanza di privilegiare i processi naturali evitando e rinunciando invece a quelli artificiali, in un periodo nel quale l’agricoltura iniziava a trasformare totalmente la produzione di cibo grazie all’impiego sempre più intensivo di prodotti chimici di sintesi. Ricordiamo che il primo fertilizzante chimico fu il superfosfato di calcio, brevettato da John Bennet Lawes già nel 1842. Fu l’inizio dell’industria dei fertilizzanti chimici di sintesi.

Vi furono anche altre importanti figure che diedero un notevole contributo alla nascita dell’agroecologia, tra cui Pietro Cuppari (1816-1870) e Alfonso Draghetti (1888-1960) la cui eredità è racchiusa nel suo libro Principi di Fisiologia dell’Azienda Agraria. Draghetti pone l’accento proprio sul valore e l’importanza del letame come fattore centrale per mantenere ed incrementare la fertilità dei suoli.

È interessante notare che la radice etimologica del termine “letame” deriva da allietare (poiché fa lieti i campi fertilizzandoli), oltre che da lieto (render lieto) e letizia (per il suolo). Letame che da sempre viene utilizzato per concimare i campi unitamente alla paglia, impiegata per la realizzazione della lettiera all’interno delle stalle. Lettiera che sta per “letto di paglia sotto gli animali”.

Ora, sappiamo bene che occorre trasformare questa importante materia prima che è il letame per migliorare, esaltare e potenziare la sua azione e le sue caratteristiche peculiari. Per fare ciò si rende necessaria la pratica del compostaggio, che in agricoltura biodinamica viene ulteriormente valorizzata e migliorata tramite l’impiego dei preparati da cumulo. Anche qui l’origine etimologica del termine “composto” (da cui compostaggio) ci aiuta a comprendere il senso ed il significato di tale pratica: mettere insieme, ordinare.

L’obiettivo finale è quello di ottenere una sostanza umica (humus) dalle caratteristiche diverse dal materiale di partenza. Ma per quale motivo è importante questa sostanza umica? I benefici ovviamente sono molteplici, ma il più significativo riguarda i tempi di degradazione dell’humus stabile che sono notevolmente superiori rispetto ad altre tipologie di materiale organico come frammenti vegetali o deiezioni animali fresche (cioè non compostate), che sono destinate invece a degradarsi e dissiparsi in tempi molto più rapidi. Il comportamento delle diverse componenti della sostanza organica che possono essere presenti nei terreni è stato studiato presso Rothamsted, nel Regno Unito, ed è emerso che l’humus stabile può avere tempi di turnover che oscillano dai 20 ai 1000 anni (Amlinger et al., 2007). Dunque l’humus resiste maggiormente ad ogni tipologia di sollecitazione (biotica e abiotica) senza degradarsi o dissiparsi rispetto a residui organici che non abbiano subito umificazione. Ciò si traduce in un maggiore e più significativo sequestro di carbonio organico nel suolo più duraturo e stabile, con tutti i vantaggi del caso.

Purtroppo la pratica del compostaggio può presentare alcune criticità di natura gestionale, ed anche normativa, che non semplificano il lavoro dell’agricoltore.

Per ottenere comunque un buon prodotto finale occorre rispettare alcune regole di base che, in estrema sintesi, sono rappresentate dal rapporto carbonio/azoto che caratterizza il materiale di partenza nel suo insieme, dalla presenza di aria (il cumulo al momento del suo allestimento non deve presentare compattamento o asfissia, anche solo parziale o localizzata) e dal giusto grado di umidità (questo fattore è determinato anche dal rapporto C/N). È importante garantire l’ombreggiamento della materiale organico tramite copertura del cumulo che può essere effettuata utilizzando paglia o appositi teli ombreggianti (o altro materiale idoneo) che consentano la traspirazione della massa e una adeguata circolazione dell’aria.

Il rispetto di questi punti, che devono essere osservati in fase di allestimento del cumulo, pone le basi per ottenere poi il miglior risultato finale. Ovviamente con la possibilità di rivoltare e rigirare periodicamente l’intera massa in modo da arieggiare il tutto, si otterrà un risultato ancora migliore riducendo inoltre i tempi necessari per la trasformazione della sostanza organica di partenza (anche al di sotto dei 6 mesi). Rivoltamento periodico e arieggiamento del materiale organico avvengono normalmente anche negli impianti di compostaggio industriale, nei quali vengono processati i rifiuti organici urbani, proprio per ridurre i tempi di trasformazione ed anche per ottenere un prodotto finale migliore.

Come accennato in precedenza, una delle criticità maggiori è rappresentata proprio dalla gestione pratica di queste operazioni che dovrebbe essere svolta con attrezzature adeguate, che non sono sempre presenti nelle aziende agricole, soprattutto in presenza di grossi quantitativi di materiale. Esistono anche attrezzature specifiche e dedicate come i rivoltatori di compost per l’ossigenazione del materiale che aiutano ad accelerare il processo di trasformazione ossigenando il materiale in modo uniforme. Ne esistono varie tipologie e di diverse dimensioni in base ai volumi da lavorare.

Ovviamente ognuno dovrà fare le proprie valutazioni in base al proprio contesto, ma è fuori discussione che il compostaggio possa rappresentare una delle pratiche più utili e importanti per realizzare una buona agronomia complessiva al fine di migliorare e preservare la fertilità biologica e la vitalità del suolo.

Comunque anche senza il periodico rivoltamento dell’intero cumulo è possibile ottenere un ottimo risultato purché si rispettino alla lettera le regole di base già citate sopra.

Per evitare che vi siano parti del cumulo compattate e soggette ad asfissia (fattore tra i più negativi) è importante triturare e sminuzzare in modo ottimale tutto il materiale in modo da arieggiare e rendere più soffice tutta la massa organica che andrà a costituire il cumulo già in fase iniziale di allestimento, mentre la stessa altezza del cumulo non dovrà superare i 100-110 cm (circa) poiché il peso dello stesso materiale organico può generare una pressione sugli strati più bassi determinando appunto fenomeni di compattamento e assenza di aria, soprattutto se presente umidità in eccesso. Solitamente la zona più critica e soggetta ad asfissia è proprio la parte bassa centrale del cumulo. Certi dettagli possono fare la differenza. Per ovviare a questa criticità è possibile inoltre incrementare il quantitativo di paglia; in alternativa alla paglia si potrebbero utilizzare altri materiali ad alto contenuto di carbonio organico, che si possano comunque degradare e trasformare dopo un singolo ciclo di compostaggio (cioè da un minimo di 6 ad un massimo di 12 mesi circa) come ad esempio trucioli di legno di ridotte dimensioni e stocchi o altri residui colturali del mais.

La forma migliore di compost è quella derivante da letame bovino mescolato a paglia (lettiera), il tutto ben trasformato, maturo al punto giusto e con il giusto grado di umidità. Ovviamente saranno comunque utili e validi anche altri tipi di materiali di partenza. I tempi di trasformazione e “maturazione” del compost possono essere variabili e dipendono dalle necessità e dalle caratteristiche delle colture; in alcuni casi si possono avere tempi di maturazione anche di 18 mesi in modo da ottenere un prodotto finale molto maturo più ricco di carbonio. Gli stessi dosaggi potranno essere calibrati in base alle esigenze dei singoli casi.

Il letame bovino ben compostato, in sinergia con i preparati biodinamici, rappresenta un autentico farmaco per il suolo. Si va ben oltre il concetto di integrazione di nutrienti o di compensazione di sostanze nutritive. La validità e gli effetti positivi generati dall’impiego del compost (ben trasformato) sono confermati da ricerche, studi ed esperienze dirette; andrebbe sempre valutata dunque la possibilità di beneficiare dei vantaggi offerti da questa pratica. Tra le attività di ricerca più significative figura quella del FIBL, della durata pluridecennale, nel cui dossier aggiornato al 2024 viene riportato quanto segue: “Con l’applicazione di compost di letame, il metodo biodinamico ha raggiunto contenuti di carbonio organico significativamente più elevati rispetto a tutti gli altri metodi”. Vedere a pagina 36 del dossier. È altresì interessante notare i dati relativi agli aggregati stabili del terreno.

Sarebbe un peccato dunque dover rinunciare a questa pratica che rappresenta un tassello, o tessera, fondamentale di quel mosaico chiamato agricoltura biodinamica. Oltre agli elementi nutritivi, ciò che caratterizza il compost biodinamico è la fondamentale biomassa microbica in grado di influenzare e stimolare positivamente il microbiota del suolo; ciò risulta utile soprattutto se consideriamo che i terreni hanno sempre meno sostanza organica e necessitano sempre più di materia organica che sia funzionale, per ristabilire quelle proprietà che caratterizzano i migliori terreni in termini di struttura (con la formazione di micro e macro aggregati) e di capacità naturale di sopprimere svariate patologie. Si tratta dei cosiddetti suoli soppressivi o suoli inibitori delle malattie per i quali si sono svolte anche diverse attività di ricerca scientifica. Ciò conferma che la corretta gestione della fertilità organica e la miglior cura del suolo rappresentano i tasselli di base per una efficace prevenzione: terreno sano, piante sane, cibo sano.

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