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Terreni sani e vitali per un cibo sano e vitale

Terreni sani e vitali per un cibo sano e vitale

21 Dicembre 2025

di Fabio Fioravanti

Uno dei punti di forza dell’agricoltura biodinamica riguarda la cura del terreno e la valorizzazione della fertilità biologica. Senza dubbio questo aspetto risulta essere centrale, ed è la base essenziale dalla quale partire per coltivare piante sane senza l’uso di prodotti nocivi e inquinanti.

Oggi purtroppo molti terreni risultano carenti in termini di sostanza organica (carbonio organico, humus) e appaiono carenti anche in termini di attività e qualità microbica. Ciò significa che le naturali funzioni del suolo come supporto alla vita delle piante risultano limitate; tale dato implica la necessità di compensare queste lacune attraverso il continuo e massiccio impiego di input esterni di vario genere (ciò che avviene nella moderna agricoltura industriale), cercando di contrastare e rincorrere uno stato permanente di emergenza [1] [2].

Ma è possibile risolvere alla base questa ed altre criticità applicando al meglio i princìpi fondamentali dell’agricoltura biodinamica, rinunciando all’impiego della chimica di sintesi, stimolando la formazione di humus all’interno del terreno, favorendo i naturali processi pedogenetici (per approfondire questo tema clicca qui). Tra i vari strumenti utili a stimolare il processo di umificazione e vivificazione del suolo vi sono senza dubbio i preparati biodinamici. Questo aspetto, lo ripetiamo, è centrale poiché ad un terreno sano corrisponderanno piante sane, che a loro volta produrranno cibo sano e nutriente. A tal proposito risulta utile la lettura di una interessantissima ricerca (clicca qui) che ha valutato le connessioni tra agricoltura, cibo e salute umana ponendo anche la seguente domanda: da dove proviene il nostro cibo? Un altro interessante spunto di riflessione è fornito dalla valutazione degli effetti diretti e indiretti del microbiota vegetale sul microbioma intestinale umano e quindi sulla salute umana.

Come detto, l’agricoltura biodinamica dispone di risorse e strumenti efficaci proprio a partire dalla base fondamentale che è il suolo, essendo in grado di trasformare un suolo privo di vita in terreno fertile anche in situazioni dove per decenni si è praticata l’agricoltura intensiva. In queste immagini è evidente l’azione del lombrico dopo diverse applicazioni del preparato FLADEN, ed anche del preparato 500. Da terreno “convenzionale”, privo di lombrichi, nel giro di poco tempo è stato possibile generare nuova terra fertile andando in controtendenza rispetto a fenomeni di erosione del suolo, perdita di fertilità e mancanza di struttura.

IL LOMBRICO

La presenza del lombrico è un indice importante della qualità biologica del suolo ed è considerato uno dei bioindicatori essenziali delle caratteristiche dei terreni, oltre a svolgere funzioni fondamentali positive per la fertilità biologica (è anche uno degli anelli fondamentali del ciclo del detrito proprio per quanto riguarda decomposizione e ri-sintesi della materia organica). Il preparato FLADEN risulta dunque particolarmente utile per rigenerare terreni degradati e contaminati grazie agli ingredienti principali di cui è composto: buon letame bovino, basalto in polvere, gusci d’uovo (CaCo3 di origine organica) e preparati biodinamici da cumulo. Fu elaborato da Maria Thun (1922-2012) su suggerimento di Ehrenfried Pfeiffer (1899-1961) per far fronte ai crescenti problemi legati ad una presenza sempre più diffusa di inquinamento ambientale, ed anche per rimediare allo sfruttamento e al depauperamento dei terreni operato dall’agricoltura intensiva.

In queste immagini sono visibili le tipiche deiezioni del lombrico che al loro interno contengono una flora batterica generatrice di humus. Già nel 1882 anche Charles Darwin sottolineò l’importanza del lombrico per la formazione del suolo, il quale svolge un ruolo centrale essendo un grande artefice della fertilità, poiché è in grado di amalgamare e unire tra loro sostanza organica e particelle di terra. Le deiezioni del lombrico (turricoli) contengono sostanza organica e principi nutritivi in quantità superiore rispetto al substrato di partenza. Sempre Darwin era stupito dal fatto che questo insetto producesse terreno fertile riportando in superficie dagli strati più profondi grossi quantitativi di materiale. E durante questo salire in superficie per poi ridiscendere, il lombrico scava gallerie e cavità nelle quali microrganismi aerobici trovano il proprio habitat ideale. Inumidimento, sminuzzamento, miscelazione e decomposizione sono le principali attività nelle quali vengono mescolate e cementate da un muco proteico la parte minerale del terreno (o roccia madre) insieme alla parte organica, formando un aggregato definito “complesso argilla-humus” che rappresenta un substrato di crescita ottimale per le radici.

Nel lombrico sono presenti ghiandole calcifere importantissime, responsabili della produzione di carbonato di calcio che è un elemento fondamentale per la crescita delle piante. Non a caso, data la sua importanza in agricoltura, è stato definito la “mucca sotterranea” per via del suo ruolo ecologico strategico. Inoltre spostandosi distribuisce sostanze nutritive e flora batterica utile.

In queste immagini è interessante notare come l’attività del lombrico abbia favorito la generazione di nuova terra fertile che sta sovrastando la vegetazione spontanea (la quale viene letteralmente sommersa dalle sue deiezioni). Viene generata nuova terra vitale con il suolo che cresce in altezza. Il terreno sembra lievitare, risultando soffice e poroso lì dove un tempo era compatto e asfittico.

Ovviamente il lombrico non è l’unico artefice della fertilità organica del suolo, poiché per nostra fortuna si trova in buona compagnia; nei terreni possiamo avere una miriade di altri organismi e microrganismi utili e benefici, a condizione che questi vengano favoriti e salvaguardati da buone pratiche agronomiche.

L’IMPIEGO DEI PREPARATI DA SPRUZZO

Grazie ai preparati biodinamici, ben dinamizzati e utilizzati nei momenti più favorevoli, si possono ottenere ottimi risultati. Quest’ultimo fattore risulta ancor più determinante in presenza di una stagione estiva calda, siccitosa e prolungata. Diviene dunque fondamentale concentrarsi nell’impiego del FLADEN e del 500 durante la primavera e l’autunno poiché in queste fasi annuali si potranno ottenere maggiori benefici e risultati con conseguenze positive anche nei periodi più critici dell’anno (appunto durante l’estate), dove il terreno è meno predisposto ad accogliere l’impulso dei preparati da spruzzo. In primavera e in autunno vi sono dunque condizioni idonee per umidità e temperatura per quanto riguarda l’effetto di questi preparati sul suolo. Il loro lavoro e la loro attività risulteranno maggiormente incisivi soprattutto se distribuiti più volte.

Terreni sani e vitali per un cibo sano e vitale
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