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Foodsystem 5.0

Agritech, Dieta Mediterranea, Comunità

di Alex Giordano

Edizioni Ambiente 2023

271 pagine, 20 euro

Foodsystem 5.0 riporta nel dibattito su tecnologie e sostenibilità la concretezza che spesso è mancata.

Ad ogni nuova ondata di avanzamento tecnologico non mancano mai coloro che inneggiano alle nuove possibilità presentandole come la via maestra verso una diminuzione dell’impatto ambientale, verso la giustizia sociale, verso la sconfitta della povertà e della fame nel mondo e verso la democratizzazione dei processi produttivi dell’agroalimentare. Tuttavia la situazione globale su tutti questi fronti non fa che peggiorare, dato che uno degli elementi chiave del ragionamento – come l’innovazione si collega alla redistribuzione della ricchezza – non viene messo all’ordine del giorno.

E dunque?

E dunque, ci suggerisce Alex Giordano, bisogna considerare le tecnologie come pharmakon, parola greca da cui deriva il nostro “farmaci”, ma che in origine significa “veleni”. E come spesso accade con i veleni, quel che importa davvero è la dose.

Ma, a proposito della tecnologia, parlare di dosi adeguate non è sufficiente. Per questo il ragionamento esposto nel volume diventa prezioso: bisogna capire anche di quali tecnologie stiamo parlando, prodotte come, a partire da quali esigenze; bisogna capire a quale sistema alimentare vengono applicate, in quali posti, e – di nuovo – a quali necessità e possibilità  in termini economici, ambientali, culturali; bisogna capire come vengono gestite, da chi, all’interno di quali cornici formali, con quali e quante possibilità di costante, partecipato, collettivo adattamento.

Le tecnologie dell’agritech riguardano i sistemi viventi, che sono per definizione sistemi complessi, in perpetua evoluzione e coevoluzione. Non esistono le soluzioni “one size fits all” e nemmeno funzionano quelle pensate e progettate al di fuori e al di sopra del sistema, con l’obiettivo del mero profitto anziché quello della salute (ad ogni livello) del sistema medesimo.

Foodsystem 5.0 apre finalmente il dibattito, dando alcune linee guida affinché si provi a ragionare di come progresso e tecnologia possano non solo orientarsi alla sostenibilità dei sistemi agroalimentari, ma – prima – essere orientati dalle necessità di sostenibilità che hanno i sistemi agroalimentari quando fanno parte di progetti locali, partecipati non solo da tutti gli attori direttamente coinvolti nella produzione (la filiera), ma anche da quelli che hanno a che fare con le decisioni politiche, con l’educazione, con il consumo, con la ricerca, con la divulgazione. Tutto questo, inoltre, ha bisogno di un “qui” agroalimentare, e il “qui” è la dieta mediterranea, ovvero un ulteriore sistema complesso coevolutivo nel cui perimetro è possibile sperimentare l’efficacia di questo metodo.

Un libro generoso, che offre uno straordinario ventaglio di spunti di riflessione e di suggerimenti per l’operatività a chiunque desideri occuparsi seriamente di sostenibilità, unendo la sapienza calma dei meccanismi della natura che sovrintendono alla produzione agricola, all’irrequietezza intellettuale con cui gli hacker da sempre ci insegnano a smontare e rimontare le nostre certezze.

Cinzia Scaffidi