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Assemblea 2026: si vota il nuovo Piano di contribuzione

Un nuovo passo nel percorso di crescita e rinnovamento della comunità biodinamica certificata Demeter Italia. L’Assemblea annuale di sabato 18 aprile, dalle ore 13 alle 17 nella sede di Sorbolo Mezzani (PR), sarà un momento decisivo di confronto tra i soci e partecipazione attiva alle scelte che guideranno il futuro dell’Associazione.

Al centro della discussione il nuovo Piano di Contribuzione, su cui i soci saranno chiamati a esprimersi. La proposta introduce il Contributo alla biodinamica, un sistema che supera l’impostazione tradizionale basata su tariffe fisse per adottare un modello più flessibile, calibrato sulle caratteristiche delle aziende e orientato a una maggiore equità.

L’obiettivo è rendere il sistema più trasparente e partecipativo, rafforzando al tempo stesso il senso di appartenenza alla rete biodinamica e sostenendo lo sviluppo di servizi, attività e progettualità condivise. Il nuovo modello prevede una articolazione tra costi di gestione e costi di sviluppo, con un periodo di transizione pensato per accompagnare gradualmente le aziende nel cambiamento.

A illustrare il Piano sarà Alois Lageder, consigliere con delega al tariffario, che insieme al Consiglio di amministrazione di Demeter Italia ha guidato un lungo lavoro di analisi e progettazione, coinvolgendo energie e competenze per arrivare a una proposta condivisa. Un percorso lungo e articolato, che ha portato alla definizione di un sistema innovativo definito dallo stesso Lageder come “un cambio epocale”.

Accanto a questo tema, all’ordine del giorno dell’Assemblea anche i passaggi ordinari della vita associativa, tra cui la relazione del presidente, il rinnovo delle cariche dei revisori contabili e l’approvazione dei bilanci consuntivo 2025 e preventivo 2026.

L’incontro sarà preceduto da un momento conviviale, con un rinfresco previsto tra le ore 12.00 e le 13.00.

Pasqua, il risveglio della vita

di Fabio Fioravanti

Con l’arrivo della primavera assistiamo alla rinascita della Natura ed al rinnovamento della vita. Si tratta della fase di cambiamento più importante dell’anno, rappresentando una sorta di fulcro del calendario definito dal periodo pasquale. È un nuovo inizio, con la Natura che si apre e si rinnova manifestandosi nella fioritura delle piante, con la ripresa vegetativa di erbe, arbusti ed alberi. Il processo di fioritura rappresenta il massimo grado di sviluppo e di perfezionamento della pianta che avviene nella luce e nell’aria. Il fiore è ciò che si affranca dall’elemento terrestre pesante e caotico.

Già Goethe faceva notare come il massimo grado di organizzazione e complessità del vegetale lo si ottenga nel fiore proprio grazie alla luce. La fioritura si manifesta sulla base del fatto che la pianta espelle i succhi imperfetti. Ciò genera il fiore. L’apice rappresentato dal fiore è la parte più evoluta e nobile della pianta che si dona al Mondo regalando bellezza e nutrimento. Una ascesa graduale verso mete superiori. Un processo di “purificazione” volto ad eliminare il materiale grezzo e imperfetto.

PASQUA, SIMBOLO DI RINASCITA E NUOVA VITA

Non a caso il “Calendario dell’anima” di Rudolf Steiner conta la prima settimana dell’anno a partire dalla Pasqua, segnando l’inizio del ciclo annuale proprio in occasione di questa ricorrenza. In questo calendario viene fornito un versetto per ogni settimana, per un totale di 52 versetti, con l’obiettivo di connettere l’interiorità umana all’atmosfera stagionale in modo da portare a coscienza i processi naturali che si svolgono attorno a noi durante l’anno, esprimendo la “qualità del tempo” nel susseguirsi delle stagioni ed il relativo riflesso sulla nostra anima.

La stessa origine etimologica del termine Pasqua sta ad indicare “passaggio, liberazione, passare oltre” poiché con l’Equinozio primaverile il Sole passa dallo Zodiaco meridionale a quello settentrionale determinando la vittoria definitiva della luce sulla tenebra: avendo superato l’oscurità e la “morte” invernale, la Natura risorge dando nuova vita alla materia. I frutti della Terra sono generati proprio grazie al Sole che infonde la sua energia nelle piante come «materializzazione dell’amore di Dio che si sacrifica per creare e rigenerare il Mondo. Diceva a questo proposito Simone Weil: Molti testi liturgici paragonano Cristo al Sole. Come infatti il Cristo s’incarna nell’eucaristia per essere mangiato da noi, così la luce del Sole si cristallizza nelle piante per essere mangiata da noi. Perciò ogni nutrimento è un’immagine del sacrificio per eccellenza, dell’Incarnazione del Cristo» (Calendario – A. Cattabiani – Oscar Mondadori).

Stefano Bernardelli, acquerello su carta
Stefano Bernardelli, acquerello su carta

L’Ulivo diviene uno dei simboli pasquali proprio perché “pianta di luce” (sempreverde) che condensa nel suo olio forze solari, mentre la colomba bianca rappresenta purezza e luminosità, ma soprattutto nella tradizione cristiana è associata allo Spirito Santo come emblema di immortalità che trionfa sulla realtà materiale, effimera e transitoria. Altra pianta solare per eccellenza e simbolo pasquale è la Palma, simbolo del Divino nel suo splendore, chiamata dai Greci phoìnix, come la fenice, l’uccello del Paradiso, che nasceva miracolosamente dalle sue ceneri.

È l’azione del Cosmo (Sole e Luna) che feconda l’elemento materiale terreno definendo l’unione di Cielo e Terra. Ritroviamo la rappresentazione simbolica di questa unione anche nella croce.

Si tratta di una ricorrenza che celebra in modo assoluto generazione e rigenerazione (resurrezione) della vita e della Natura. Nell’antico calendario romano, il primo mese dell’anno era marzo, dedicato a Marte, che in origine era una divinità agricola legata alla terra ed alla fertilità poiché in questo periodo riprendevano i principali lavori nelle campagne. Marte è comunque simbolo di forza vitale espansiva e propulsiva () caratteristica della stagione primaverile. Al netto delle reinterpretazioni e del crocevia di significati, secondo i calendari antichi avveniva il passaggio dal vecchio al nuovo anno proprio in occasione dell’Equinozio, passando dall’inverno alla primavera. Nel mito è anche il momento in cui Persefone abbandona l’Ade per ritornare dalla madre Demetra facendola rifiorire.

La Pasqua, dunque, cade nella prima domenica che segue la prima Luna piena successiva all’Equinozio primaverile, pertanto è subordinata ai due cicli solare e lunare, e non può avvenire prima del 22 marzo, né dopo il 25 aprile. Con la Pasqua si conclude un ciclo e se ne apre uno nuovo. Sono proprio le ceneri a rappresentare la fine ultima, ciò che resta di ogni organismo al termine del proprio ciclo vitale (ovvero la parte materiale priva di vita, il corpo fisico destinato a perire subendo degradazione e mineralizzazione) da cui il Mercoledì delle Ceneri che inaugura la fase che porta alla Pasqua, simboleggiando metaforicamente il trionfo della vita su decadenza e morte, e l’affermazione dello spirito sulla materia poiché le “ceneri” rappresentano appunto il destino ultimo, effimero e perituro della nostra componente materiale. È altresì un invito a non soffermarsi soltanto sulle forme materiali, ma più sulle cause di queste poiché nella vita terrena ci appaiono corpi fisici e cose, mentre anima e spirito restano celati. Possiamo proporci di scrutare anima e spirito, per quanto possibile, con l’occhio della visione interiore risvegliato dal suo letargo. Il Mercoledì delle Ceneri segna anche la fine di un ciclo annuale come preludio di un nuovo inizio poiché, come già ribadito, nei calendari antichi il nuovo anno iniziava in marzo (proprio in funzione dell’Equinozio e del risveglio della Natura).

Con la Pasqua si celebra ciò che per la vita è un imperativo: RIGENERARSI. Alludono proprio al rinnovamento della Natura diverse tradizioni precristiane. Lo stesso uovo pasquale è simbolo di nuova vita, e questa rigenerazione avviene grazie al moto solare in sinergia con il ciclo lunare. Si tratta di una ricorrenza solare-lunare che incarna tutta la forza vitale e dinamica della primavera. Il simbolo dell’uovo, inoltre, racchiude il germe della vita, della riproduzione, della continuità e quindi dell’immortalità. Nel simbolismo ermetico l’uovo, nella figura del tuorlo, è associato anche al “Sole interiore” che dimora in ogni individuo, che siamo chiamati a far sorgere e brillare.

«La resurrezione, il trionfo sulla morte, era essenzialmente il contenuto del pensiero pasquale, nella prima forma del cristianesimo, ancora sotto l’influsso della sapienza orientale. E, d’altra parte, possiamo vedere come sorgano in quell’epoca immagini che ci mostrano il Cristo-Gesù come il buon pastore, che veglia sul destino eterno dell’uomo, addormentato nella sua esistenza temporale.» Rudolf Steiner O. O. 203.

Questa fase di rinascita e rigenerazione può essere celebrata a più livelli, anche tramite un periodo preparatorio di purificazione dell’organismo necessario dopo la dieta invernale solitamente più ricca di grassi e proteine animali. Si tratta di un periodo preparatorio utile ad affrontare al meglio il cambiamento stagionale più rilevante dell’anno.

Questa fase avrebbe inizio già nel mese di febbraio, il quale è da sempre un periodo di purificazione del corpo: il nome del mese deriva appunto dal latino “februare” che significa purificare (si tratta di pratiche che hanno origini molto antiche). Anche il termine “febbre” avrebbe la stessa radice etimologica poiché grazie all’aumento della temperatura corporea si favorisce la sudorazione e la conseguente espulsione di tossine.

Il periodo di purificazione verrà ulteriormente definito poi dal Carnevale, il cui significato principale è legato all’addio alla carne (“carnem levare” come periodo di astinenza dalla carne in quanto fase di purificazione), festa popolare celebrata prima della Quaresima, che sancisce una sorta di “liberazione” dalla morsa e dai rigori dell’inverno celebrando un futuro luminoso, colorito e dinamico incarnato dall’imminente arrivo della fase primaverile/estiva. È il “caos” preludio di un nuovo ordine e nuova vita.

Quaresima che simboleggia i 40 giorni del Cristo nel deserto, rappresentando anche un invito alla conversione ed alla purificazione. È il preludio alla rigenerazione del Cosmo ed alla rinascita (o resurrezione) intesa anche come rinnovamento spirituale per la crescita e l’evoluzione interiore che, contestualmente, può essere favorita da pratiche meditative [1], [2], [3], [4], [5].

Quello dei 40 giorni è un periodo di tempo che ritroviamo spessissimo nelle Sacre Scritture, e non solo, periodo che riporta al numero 4 che è associato a grandezza, moltitudine e compiutezza in relazione al mese lunare (con le sue 4 fasi o 4 settimane) come unità di misura del tempo, o periodo a sé con carattere di compiutezza che definisce l’apertura e la chiusura di un ciclo o intervallo (arco di tempo compiuto che realizza una fase).

Dunque il numero 40 è frutto di una metrica non casuale che sta ad indicare una relazione organica con i processi e i ritmi vitali, che scandisce l’avvicendamento tra una fase e la successiva. 40 settimane (circa) sono anche il periodo necessario per la gestazione.

Quest’anno la Quaresima ha inizio mercoledì 18 febbraio, che è il Mercoledì delle Ceneri, per terminare giovedì 2 aprile, con la Pasqua che verrà celebrata domenica 5 aprile. Già nella Roma antica, in prossimità dell’Equinozio, si osservava un periodo di purificazione e digiuno utile al distacco spirituale.

Anche presso altre culture veniva rispettato un periodo di purificazione (e sacrificio) per rinnovarsi e risorgere nel corpo e nello spirito.

LA DEPURAZIONE DEL CORPO

Il periodo di purificazione dell’organismo può essere favorito proprio da ciò che offre Madre Natura tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, con le tipiche erbe spontanee ad azione depurativa.

In questa epoca dell’anno è possibile effettuare la raccolta di specifiche erbe primaverili ad azione depurativa. Si tratta di erbe per le quali si raccolgono le rosette basali con l’obiettivo di utilizzarle poi nell’alimentazione al fine di depurare l’organismo, in particolare il fegato appesantito dalla dieta invernale. Le rosette basali sono foglie disposte a raggera caratteristiche dello sviluppo primaverile di molte erbe; su tutte vi sono le cicorie primaverili note per la loro azione depurativa e disintossicante. La flora primaverile ad azione depurativa (foglie) può essere rappresentata principalmente dal Tarassaco, dalle Cicorie (soprattutto Cichorium intybus), dall’Ortica e dalla Piantaggine. Troviamo numerose ricette a base di erbe spontanee che appartengono proprio alla tradizione rurale e contadina più remota che un tempo erano espressione diretta dei vari territori a livello locale. Altre piante che possono essere usate invece per la depurazione in fitoterapia sono le seguenti (solo per citarne alcune):

  • Il Carciofo (Cynara scholymus), che agisce come regolatore del flusso biliare ed epatoprotettore.
  • La Fumaria (Fumaria officinalis), che dispone di proprietà regolatrici sul flusso biliare.
  • Il Cardo mariano (Silybum marianum) i cui frutti hanno un’azione epatoprotettrice.
  • Aloe vera, ad azione depurativa e immunomodulante.
  • Il Frassino (Fraxinus excelsior) ad azione depurativa ed anti-infiammatoria.
  • L’Equiseto, o Coda cavallina (Equisetum arvense), ad azione drenante renale e rimineralizzante.
  • La Bardana (Arctium lappa), che svolge azione drenante a livello cutaneo (eczema, acne, dermatite seborroica, dermatiti in genere).
  • Viola del pensiero (Viola tricolor), che svolge azione depurativa e anti-infiammatoria.

Un motivo in più per inserire queste specie vegetali all’interno del proprio organismo agricolo biodinamico, e usufruire delle loro proprietà utilizzando materia prima sana e vitale. Si tratterebbe di creare una biodiversità funzionale, utile appunto per chi voglia allestire rimedi fitoterapici (a cominciare da infusi e tisane) oppure per chi voglia praticare la cosiddetta “fitoalimurgia” (cioè l’uso di piante spontanee a scopo alimentare). Per quanto riguarda posologia, utilizzo, caratteristiche e proprietà fitoterapiche si rimanda il lettore al testo di Enrica Campanini “Un aiuto dalla Natura” (Tecniche Nuove) ed al testo di Karin Mecozzi “Ars herbaria – Piante medicinali nel respiro dell’anno” (Natura e Cultura Editrice).

Perché scegliere i prodotti Demeter: i vantaggi della trasformazione biodinamica certificata

Quando acquistiamo un alimento, spesso ci concentriamo sulla provenienza delle materie prime. Ma c’è un aspetto altrettanto importante: come viene trasformato quel prodotto prima di arrivare sulla nostra tavola. Nella visione biodinamica, trasformare un alimento non significa semplicemente modificarlo per renderlo più conservabile o commerciabile. L’obiettivo è piuttosto quello di preservarne e arricchirne la qualità. Per questa ragione lo standard della certificazione Demeter stabilisce chiare e precise regole per la trasformazione dei prodotti dell’agricoltura biodinamica.

I principi chiave della trasformazione Demeter

  1. Qualità sopra ogni cosa

Durante la trasformazione, l’obiettivo è mantenere – e possibilmente accrescere – la qualità originale dell’ingrediente. Niente processi aggressivi, niente elaborazioni industriali per mascherare materie prime mediocri. La scelta della materia prima da trasformare è un processo che l’azienda deve valutare con attenzione: ogni qual volta la materia prima certificata Demeter è disponibile deve essere utilizzata.

  1. Pochi additivi e solo se necessari

L’uso di additivi e coadiuvanti di fabbricazione deve essere ponderato: molti sono considerati superflui quando si parte da ingredienti biodinamici di alta qualità e si adottano tecniche artigianali adeguate. Se l’uso di additivi e di coadiuvanti di fabbricazione si rende necessario e questi sono di origine agricola, devono essere almeno certificati biologici, non devono provenire da fonti geneticamente modificate e non devono contenere sostanze non ammesse dallo Standard Demeter.

  1. Processi dolci, vitali e trasparenti

Vengono preferiti metodi di lavorazione “gentili”, come:

  • fermentazione naturale
  • essiccazione a bassa temperatura
  • pastorizzazione leggera

Sono invece vietati procedimenti industriali invasivi, come:

  • trattamento con radiazioni ionizzanti
  • Uso di conservanti chimici di sintesi come, ad esempio, la fumigazione o l’uso di fungicidi
  • Cottura in forni a infrarossi ad alta frequenza
  1. Rispetto dell’ambiente

Ogni fase della trasformazione tiene conto dell’impatto ecologico: dall’uso di risorse energetiche, alla gestione dei rifiuti, al corretto smaltimento delle acque utilizzate nelle lavorazioni. Grande importanza viene data anche al confezionamento, l’obiettivo è quello di minimizzare gli imballaggi, utilizzare materiali riutilizzabili o riciclabili ed escludere ogni tipo di sovraimballaggio. Lo scopo è ridurre al minimo l’impronta ecologica del prodotto.

  1. Tracciabilità totale

Ogni prodotto trasformato Demeter è completamente tracciabile, dalla coltivazione alla confezione finale. Gli ingredienti sono elencati in modo chiaro sull’etichetta, dove è specificata la loro percentuale e il loro livello di certificazione in modo da garantire la totale trasparenza al consumatore.

Niente compromessi dunque sulla qualità. La cura per il terreno e la sua fertilità si traduce in ciò che arriva dopo, con la cura durante trasformazione delle materie prime.

Demeter festeggia il successo alla Slow Wine Fair e Sana

Grande successo di pubblico per il doppio appuntamento a BolognaFiere con Slow Wine Fair e Sana Food 2025. Demeter Italia festeggia gli eventi, che dal 23 al 25 febbraio, sono stati un’occasione di condivisione e confronto, di incontri ed eventi con protagonisti i produttori certificati e hanno portato ancora una volta l’attenzione sul percorso di valorizzazione della biodiversità e delle pratiche agricole virtuose per la salute della terra, degli animali e dell’uomo promosso da Demeter in tutto il mondo.

Un impegno in linea con l’azione portata avanti da Slow Food e confermata anche dalle parole della sua presidente, Barbara Nappini al battesimo dell’appuntamento fieristico: “Oggi serve un approccio sempre più agroecologico, che permetta di diffondere e sostenere politicamente il regime biologico e la viticoltura biodinamica”.

Lo stand Demeter Italia a Sana Food

La Slow Wine Fair ha visto la presenza di 33 cantine biodinamiche certificate Demeter, 15 italiane e 18 straniere, testimonianza dell’importanza crescente che il metodo agricolo steineriano sta assumendo nel panorama vitivinicolo italiano e internazionale.

Demeter Italia ha promosso momenti di approfondimento e degustazione, evidenziando il legame tra biodiversità, terroir e qualità del vino. Uno degli appuntamenti più significativi della manifestazione è stata la conferenza di domenica 23 febbraio “Viti dimenticate: la passione dei vignaioli biodinamici Demeter recupera le varietà autoctone”.

Moderata da Michele Lorenzetti, biologo ed enologo della cantina Terre di Giotto (a Gattaia, sull’Appennino Toscano, nel comune di Vicchio del Mugello), la conferenza ha visto l’intervento di esperti del settore come Francesco Bordini, che con la sua famiglia è l’anima di Villa Papiano, a Modigliana, azienda nell’Appennino di confine tra Emilia-Romagna e Toscana, Danila Morgagni, che con suo marito lavora nella cantina Al di Là del Fiume, a Marzabotto, nel Bolognese, e Paride Benedetti, che ha portato l’esperienza di Tenuta Santa Lucia, azienda di Mercato Saraceno nel Forlivese. I relatori hanno raccontato l’importanza del recupero delle varietà autoctone nella viticoltura biodinamica. L’evento ha messo in luce come il terroir sia il risultato di una sinergia tra natura e cultura, con la biodiversità che rappresenta un patrimonio prezioso da custodire e valorizzare.

Il direttore di Demeter Italia Giovanni Buccheri al Premio Carta Vini Terroir

A seguire, si è svolta la masterclass “Cura, partecipazione, imprevedibilità: relazioni tra la biodinamica e il vino”, un’esperienza unica che ha permesso ai partecipanti di degustare etichette di eccellenza a marchio Demeter e di esplorare il ruolo dell’imprevedibilità nella viticoltura biodinamica. Durante la sessione, Matteo Gallello, giornalista e co-fondatore della rivista Verticale, ha illustrato come la gestione rispettosa del vigneto favorisca l’equilibrio naturale e la biodiversità contribuisca alla qualità e all’unicità del prodotto. In degustazione, sette vini provenienti da diverse realtà italiane e straniere, accomunate dall’intento della valorizzazione della salute del suolo nella propria azienda agricola: Tropfltalhof – Rosso Storlond 2021, Alto Adige; Spirito Agricolo Ballarin – Langhe Nebbiolo 2023, Piemonte; Les Jardins de Theseiis – Romorantin 2020, Francia, Podere Le Ripi – Brunello Cielo di Ulisse 2019, Toscana, Gotsa Wines Mtsvane 2022, Georgia, Camerani – Amarone della Valpolicella docg “Valmezzane” 2017, Veneto”, Altum  – Cuvee Orange 2020, Slovenia.

Il direttore di Demeter Italia Giovanni Buccheri al Premio Carta Vini Terroir

Lunedì mattina Giovanni Buccheri, direttore di Demeter Italia, ha consegnato il Premio Carta Vini Terroir, spinoff dei Milano Wine Week Awards che celebrano le migliori selezioni vinicole del mondo della ristorazione e del retail.

Contestualmente, a SANA Food, Demeter Italia ha accolto i visitatori nel proprio stand istituzionale offrendo un punto di incontro e confronto per produttori, operatori del settore e appassionati.

“Siamo orgogliosi del successo ottenuto alla Slow Wine Fair e a SANA Food. La grande partecipazione e l’interesse riscontrato – ha spiegato Giovanni Buccheri – confermano che la biodinamica non è solo un metodo agricolo, ma una visione olistica che guarda al futuro dell’agricoltura e della viticoltura con responsabilità e rispetto per la terra. Il recupero delle varietà autoctone e la valorizzazione della biodiversità sono aspetti fondamentali per un vino autentico e prodotto con pratiche agricole virtuose”.

La pratica del compostaggio

di Fabio Fioravanti

Per comprendere a pieno quella che è l’importanza ed il valore del compostaggio è possibile svolgere una breve e sintetica analisi storica citando alcuni pionieri che hanno contribuito alla nascita della cosiddetta agricoltura biologica.

Una delle figure più rilevanti è senza dubbio Franklin Hiram King (1848-1911), ritenuto il padre della fisica del suolo. Il suo libro Farmers of Forty Centuries, or Permanent Agriculture in China, Korea and Japan (1911) influenzò profondamente la nascita e l’identità della cosiddetta agricoltura biologica. Si tratta del resoconto del viaggio di studio in questi paesi (appunto Cina, Corea e Giappone) dove la fertilità organica del terreno era ricostituita e mantenuta principalmente tramite la pratica del compostaggio. Tale pratica tradizionale ha consentito la permanenza sul medesimo suolo di una popolazione in crescita per un periodo ininterrotto di 4mila anni. Da qui emerge l’importanza del ritorno al suolo di tutta la materia organica di scarto, debitamente compostata e trasformata in humus.

Va detto che gli agricoltori e gli orticoltori del Diciannovesimo secolo avevano buone conoscenze pratiche sull’impiego del letame e sulla realizzazione di compost che funzionava come fertilizzante, ma si conosceva poco sull’effettivo processo microbico del compostaggio. Quando divennero fruibili le conoscenze sull’ecologia del compost, Sir Albert Howard (1873-1947), assimilò la nuova scienza della microbiologia del suolo alla pratica del compostaggio, e per mezzo di pazienti esperimenti capì come produrre un compost di qualità superiore. Si tratta di un precursore e fondatore, insieme a Rudolf Steiner, dell’agricoltura naturale. Howard si recò in India con l’obiettivo di migliorare l’agricoltura indiana con tecniche moderne provenienti dall’Occidente, ma capì che come “occidentale civilizzato” non avrebbe avuto niente da insegnare restando a sua volta colpito dalla capacità di gestione e tutela della fertilità organica mostrata dalla popolazione locale.

Howard dopo alcuni anni di studio e attività di ricerca pubblicò i dettagli del cosiddetto “Metodo Indore” nel 1931 in un piccolo libro intitolato The Waste Products of Agriculture. Indore è il distretto indiano nel quale svolse buona parte di queste attività. Il libro ebbe un buon successo e gli portò inviti a visitare le piantagioni in tutto l’impero britannico. Ha stimolato agricoltori di tutto il Mondo a produrre compost con il suo metodo. Viaggi, contatti e nuova consapevolezza dei problemi dell’agricoltura europea lo indussero inoltre a creare un movimento di agricoltura e giardinaggio biologico.

Howard e Steiner furono tra i primi, nella loro epoca, che capirono l’importanza di privilegiare i processi naturali evitando e rinunciando invece a quelli artificiali, in un periodo nel quale l’agricoltura iniziava a trasformare totalmente la produzione di cibo grazie all’impiego sempre più intensivo di prodotti chimici di sintesi. Ricordiamo che il primo fertilizzante chimico fu il superfosfato di calcio, brevettato da John Bennet Lawes già nel 1842. Fu l’inizio dell’industria dei fertilizzanti chimici di sintesi.

Vi furono anche altre importanti figure che diedero un notevole contributo alla nascita dell’agroecologia, tra cui Pietro Cuppari (1816-1870) e Alfonso Draghetti (1888-1960) la cui eredità è racchiusa nel suo libro Principi di Fisiologia dell’Azienda Agraria. Draghetti pone l’accento proprio sul valore e l’importanza del letame come fattore centrale per mantenere ed incrementare la fertilità dei suoli.

È interessante notare che la radice etimologica del termine “letame” deriva da allietare (poiché fa lieti i campi fertilizzandoli), oltre che da lieto (render lieto) e letizia (per il suolo). Letame che da sempre viene utilizzato per concimare i campi unitamente alla paglia, impiegata per la realizzazione della lettiera all’interno delle stalle. Lettiera che sta per “letto di paglia sotto gli animali”.

Ora, sappiamo bene che occorre trasformare questa importante materia prima che è il letame per migliorare, esaltare e potenziare la sua azione e le sue caratteristiche peculiari. Per fare ciò si rende necessaria la pratica del compostaggio, che in agricoltura biodinamica viene ulteriormente valorizzata e migliorata tramite l’impiego dei preparati da cumulo. Anche qui l’origine etimologica del termine “composto” (da cui compostaggio) ci aiuta a comprendere il senso ed il significato di tale pratica: mettere insieme, ordinare.

L’obiettivo finale è quello di ottenere una sostanza umica (humus) dalle caratteristiche diverse dal materiale di partenza. Ma per quale motivo è importante questa sostanza umica? I benefici ovviamente sono molteplici, ma il più significativo riguarda i tempi di degradazione dell’humus stabile che sono notevolmente superiori rispetto ad altre tipologie di materiale organico come frammenti vegetali o deiezioni animali fresche (cioè non compostate), che sono destinate invece a degradarsi e dissiparsi in tempi molto più rapidi. Il comportamento delle diverse componenti della sostanza organica che possono essere presenti nei terreni è stato studiato presso Rothamsted, nel Regno Unito, ed è emerso che l’humus stabile può avere tempi di turnover che oscillano dai 20 ai 1000 anni (Amlinger et al., 2007). Dunque l’humus resiste maggiormente ad ogni tipologia di sollecitazione (biotica e abiotica) senza degradarsi o dissiparsi rispetto a residui organici che non abbiano subito umificazione. Ciò si traduce in un maggiore e più significativo sequestro di carbonio organico nel suolo più duraturo e stabile, con tutti i vantaggi del caso.

Purtroppo la pratica del compostaggio può presentare alcune criticità di natura gestionale, ed anche normativa, che non semplificano il lavoro dell’agricoltore.

Per ottenere comunque un buon prodotto finale occorre rispettare alcune regole di base che, in estrema sintesi, sono rappresentate dal rapporto carbonio/azoto che caratterizza il materiale di partenza nel suo insieme, dalla presenza di aria (il cumulo al momento del suo allestimento non deve presentare compattamento o asfissia, anche solo parziale o localizzata) e dal giusto grado di umidità (questo fattore è determinato anche dal rapporto C/N). È importante garantire l’ombreggiamento della materiale organico tramite copertura del cumulo che può essere effettuata utilizzando paglia o appositi teli ombreggianti (o altro materiale idoneo) che consentano la traspirazione della massa e una adeguata circolazione dell’aria.

Il rispetto di questi punti, che devono essere osservati in fase di allestimento del cumulo, pone le basi per ottenere poi il miglior risultato finale. Ovviamente con la possibilità di rivoltare e rigirare periodicamente l’intera massa in modo da arieggiare il tutto, si otterrà un risultato ancora migliore riducendo inoltre i tempi necessari per la trasformazione della sostanza organica di partenza (anche al di sotto dei 6 mesi). Rivoltamento periodico e arieggiamento del materiale organico avvengono normalmente anche negli impianti di compostaggio industriale, nei quali vengono processati i rifiuti organici urbani, proprio per ridurre i tempi di trasformazione ed anche per ottenere un prodotto finale migliore.

Come accennato in precedenza, una delle criticità maggiori è rappresentata proprio dalla gestione pratica di queste operazioni che dovrebbe essere svolta con attrezzature adeguate, che non sono sempre presenti nelle aziende agricole, soprattutto in presenza di grossi quantitativi di materiale. Esistono anche attrezzature specifiche e dedicate come i rivoltatori di compost per l’ossigenazione del materiale che aiutano ad accelerare il processo di trasformazione ossigenando il materiale in modo uniforme. Ne esistono varie tipologie e di diverse dimensioni in base ai volumi da lavorare.

Ovviamente ognuno dovrà fare le proprie valutazioni in base al proprio contesto, ma è fuori discussione che il compostaggio possa rappresentare una delle pratiche più utili e importanti per realizzare una buona agronomia complessiva al fine di migliorare e preservare la fertilità biologica e la vitalità del suolo.

Comunque anche senza il periodico rivoltamento dell’intero cumulo è possibile ottenere un ottimo risultato purché si rispettino alla lettera le regole di base già citate sopra.

Per evitare che vi siano parti del cumulo compattate e soggette ad asfissia (fattore tra i più negativi) è importante triturare e sminuzzare in modo ottimale tutto il materiale in modo da arieggiare e rendere più soffice tutta la massa organica che andrà a costituire il cumulo già in fase iniziale di allestimento, mentre la stessa altezza del cumulo non dovrà superare i 100-110 cm (circa) poiché il peso dello stesso materiale organico può generare una pressione sugli strati più bassi determinando appunto fenomeni di compattamento e assenza di aria, soprattutto se presente umidità in eccesso. Solitamente la zona più critica e soggetta ad asfissia è proprio la parte bassa centrale del cumulo. Certi dettagli possono fare la differenza. Per ovviare a questa criticità è possibile inoltre incrementare il quantitativo di paglia; in alternativa alla paglia si potrebbero utilizzare altri materiali ad alto contenuto di carbonio organico, che si possano comunque degradare e trasformare dopo un singolo ciclo di compostaggio (cioè da un minimo di 6 ad un massimo di 12 mesi circa) come ad esempio trucioli di legno di ridotte dimensioni e stocchi o altri residui colturali del mais.

La forma migliore di compost è quella derivante da letame bovino mescolato a paglia (lettiera), il tutto ben trasformato, maturo al punto giusto e con il giusto grado di umidità. Ovviamente saranno comunque utili e validi anche altri tipi di materiali di partenza. I tempi di trasformazione e “maturazione” del compost possono essere variabili e dipendono dalle necessità e dalle caratteristiche delle colture; in alcuni casi si possono avere tempi di maturazione anche di 18 mesi in modo da ottenere un prodotto finale molto maturo più ricco di carbonio. Gli stessi dosaggi potranno essere calibrati in base alle esigenze dei singoli casi.

Il letame bovino ben compostato, in sinergia con i preparati biodinamici, rappresenta un autentico farmaco per il suolo. Si va ben oltre il concetto di integrazione di nutrienti o di compensazione di sostanze nutritive. La validità e gli effetti positivi generati dall’impiego del compost (ben trasformato) sono confermati da ricerche, studi ed esperienze dirette; andrebbe sempre valutata dunque la possibilità di beneficiare dei vantaggi offerti da questa pratica. Tra le attività di ricerca più significative figura quella del FIBL, della durata pluridecennale, nel cui dossier aggiornato al 2024 viene riportato quanto segue: “Con l’applicazione di compost di letame, il metodo biodinamico ha raggiunto contenuti di carbonio organico significativamente più elevati rispetto a tutti gli altri metodi”. Vedere a pagina 36 del dossier. È altresì interessante notare i dati relativi agli aggregati stabili del terreno.

Sarebbe un peccato dunque dover rinunciare a questa pratica che rappresenta un tassello, o tessera, fondamentale di quel mosaico chiamato agricoltura biodinamica. Oltre agli elementi nutritivi, ciò che caratterizza il compost biodinamico è la fondamentale biomassa microbica in grado di influenzare e stimolare positivamente il microbiota del suolo; ciò risulta utile soprattutto se consideriamo che i terreni hanno sempre meno sostanza organica e necessitano sempre più di materia organica che sia funzionale, per ristabilire quelle proprietà che caratterizzano i migliori terreni in termini di struttura (con la formazione di micro e macro aggregati) e di capacità naturale di sopprimere svariate patologie. Si tratta dei cosiddetti suoli soppressivi o suoli inibitori delle malattie per i quali si sono svolte anche diverse attività di ricerca scientifica. Ciò conferma che la corretta gestione della fertilità organica e la miglior cura del suolo rappresentano i tasselli di base per una efficace prevenzione: terreno sano, piante sane, cibo sano.

A Terra Madre con Demeter Italia

Demeter-Associazione-Italia-Terra-Madre-2024

Tutte le informazioni e gli aggiornamenti su Demeter Italia e le aziende agricole biodinamiche certificate a Terra Madre – Salone del gusto 2024 al Parco Dora di Torino dal 26 al 30 settembre 2024.

Presentazione Demeter a Terra Madre

Le aziende biodinamiche certificate Demeter a Torino

Un convegno dedicato ai cento anni dell’agricoltura biodinamica

A Terra Madre due laboratori del gusto Demeter Italia

Invito Terra Madre giornalisti

Le foto sono disponibili per il download indicando la fonte “Demeter Italia” e l’autore come da copyright.

Apicoltura biodinamica
Copyright: Antonios Mitsopoulos

 

Benessere animale
Copyright: Eva Wolf

 

Vendita dei prodotti Demeter
Copyright: Viscom

 

Biodiversità e sementi
Copyright: Pascal Mora

 

 

 

 

 

 

 

Grande successo per il convegno di Demeter Italia a Terra Madre

Le immagini del convegno “L’agricoltura che coltiva benessere: da cento anni la biodinamica rigenera la terra e nutre la salute” che si è tenuto venerdì 27 settembre alle ore 15.00. Moderato da Anna Prandoni, scrittrice e direttrice di Linkiesta Gastronomika, il convegno ha visto la partecipazione di relatori di spicco, tra cui Barbara Nappini, presidente di Slow Food, Piero Bevilacqua, scrittore e saggista, Sergio Maria Francardo, medico antroposofo, Helmy Abouleish, presidente del progetto agricolo Sekem in Egitto ed Enrico Amico, presidente di Demeter Italia. 

Foto: Piero Di Stefano


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Foodsystem 5.0

Agritech, Dieta Mediterranea, Comunità

di Alex Giordano

Edizioni Ambiente 2023

271 pagine, 20 euro

Foodsystem 5.0 riporta nel dibattito su tecnologie e sostenibilità la concretezza che spesso è mancata.

Ad ogni nuova ondata di avanzamento tecnologico non mancano mai coloro che inneggiano alle nuove possibilità presentandole come la via maestra verso una diminuzione dell’impatto ambientale, verso la giustizia sociale, verso la sconfitta della povertà e della fame nel mondo e verso la democratizzazione dei processi produttivi dell’agroalimentare. Tuttavia la situazione globale su tutti questi fronti non fa che peggiorare, dato che uno degli elementi chiave del ragionamento – come l’innovazione si collega alla redistribuzione della ricchezza – non viene messo all’ordine del giorno.

E dunque?

E dunque, ci suggerisce Alex Giordano, bisogna considerare le tecnologie come pharmakon, parola greca da cui deriva il nostro “farmaci”, ma che in origine significa “veleni”. E come spesso accade con i veleni, quel che importa davvero è la dose.

Ma, a proposito della tecnologia, parlare di dosi adeguate non è sufficiente. Per questo il ragionamento esposto nel volume diventa prezioso: bisogna capire anche di quali tecnologie stiamo parlando, prodotte come, a partire da quali esigenze; bisogna capire a quale sistema alimentare vengono applicate, in quali posti, e – di nuovo – a quali necessità e possibilità  in termini economici, ambientali, culturali; bisogna capire come vengono gestite, da chi, all’interno di quali cornici formali, con quali e quante possibilità di costante, partecipato, collettivo adattamento.

Le tecnologie dell’agritech riguardano i sistemi viventi, che sono per definizione sistemi complessi, in perpetua evoluzione e coevoluzione. Non esistono le soluzioni “one size fits all” e nemmeno funzionano quelle pensate e progettate al di fuori e al di sopra del sistema, con l’obiettivo del mero profitto anziché quello della salute (ad ogni livello) del sistema medesimo.

Foodsystem 5.0 apre finalmente il dibattito, dando alcune linee guida affinché si provi a ragionare di come progresso e tecnologia possano non solo orientarsi alla sostenibilità dei sistemi agroalimentari, ma – prima – essere orientati dalle necessità di sostenibilità che hanno i sistemi agroalimentari quando fanno parte di progetti locali, partecipati non solo da tutti gli attori direttamente coinvolti nella produzione (la filiera), ma anche da quelli che hanno a che fare con le decisioni politiche, con l’educazione, con il consumo, con la ricerca, con la divulgazione. Tutto questo, inoltre, ha bisogno di un “qui” agroalimentare, e il “qui” è la dieta mediterranea, ovvero un ulteriore sistema complesso coevolutivo nel cui perimetro è possibile sperimentare l’efficacia di questo metodo.

Un libro generoso, che offre uno straordinario ventaglio di spunti di riflessione e di suggerimenti per l’operatività a chiunque desideri occuparsi seriamente di sostenibilità, unendo la sapienza calma dei meccanismi della natura che sovrintendono alla produzione agricola, all’irrequietezza intellettuale con cui gli hacker da sempre ci insegnano a smontare e rimontare le nostre certezze.

Cinzia Scaffidi