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I Regni della fertilità: una visione biodinamica della concimazione

I Regni della fertilità: una visione biodinamica della concimazione

25 Maggio 2026

di Fabio Fioravanti

Il corso sull’agricoltura di Rudolf Steiner del 1924 fu definito “un nuovo inizio strappato al declino dell’Occidente” poiché l’esclusivo orientamento tecnico scientifico, e la redditività come unico obiettivo, hanno condotto l’agricoltore al forzato impiego dei prodotti dell’industria chimica e al rapido declino delle antiche capacità contadine [1], arrivando a generare un impatto negativo su ecosistemi e biodiversità.

Con la moderna agricoltura industriale è venuto meno il dialogo tra i vari saperi, e si è arrivati ad avere una estrema specializzazione delle scienze agrarie con conseguente perdita di visione olistica e organica. Si è perso il rapporto con il vivente, con una “erosione della conoscenza” in parte guidata da una commistione di economia, ricerca e politica. Ciò ha determinato profondi cambiamenti anche nella nutrizione delle piante e, soprattutto, nella gestione della fertilità organica dei terreni poiché è venuto meno il ruolo centrale dell’humus in quella che è l’interazione suolo-pianta, privilegiando l’uso di molecole prodotte tramite sintesi chimica, per loro natura estranee ad ogni naturale ciclo vitale. Mentre la fertilità del terreno è prevalentemente il risultato di processi biologici, non di sostanze nutritive apportate [2].

Con la rivoluzione scientifica e industriale viene a mancare l’approccio olistico e organico che caratterizzava l’agricoltura tradizionale, a favore di un approccio meccanicistico o riduzionista. Lo stesso Goethe si opponeva a questo tipo di orientamento, cioè all’idea di spiegare la natura scomponendola in singole parti isolate e misurabili, per arrivare alle singole particelle elementari. Egli riteneva che così si perdesse l’essenza vivente dei fenomeni. Ovviamente non era contrario alla scienza in sé, ma criticava il modo in cui stava evolvendo, divenendo troppo astratta, determinando una dissociazione tra essere umano e natura.

PER UNA SCIENZA “VIVENTE” E QUALITATIVA

Il primo fertilizzante chimico fu il superfosfato di calcio, brevettato da John Bennet Lawes già nel 1842. È l’inizio dell’industria dei fertilizzanti chimici. Ma fu dopo la Seconda Guerra Mondiale che i sistemi agricoli storici (per loro natura biologici) furono definitivamente accantonati, soprattutto nei Paesi occidentali più sviluppati. Questo perché la moderna scienza non è stata in grado di cogliere e comprendere le differenze qualitative tra un composto inorganico (cioè privo di vita) ed un composto organico frutto di un processo vivente. La complessità che caratterizza la vita nel suo insieme è stata banalizzata, semplificata, standardizzata e, per questo, impoverita e depauperata.

Per quanto riguarda la fertilizzazione dei campi e la nutrizione delle colture potremmo dunque già distinguere due macro categorie: ciò che appartiene al vivente e ciò che ne è estraneo. I fertilizzanti industriali di sintesi appartengono a quest’ultima categoria poiché la loro genesi è completamente estranea ad ogni naturale ciclo biogeochimico, per cui l’impiego di questa tipologia di concimazione presenta diverse criticità [3], [4], [5], [6], arrivando anche ad inibire la naturale microbiologia del terreno. Si è pensato di poter equiparare le molecole chimiche di sintesi con le molecole di origine organica. Allo stesso tempo il suolo è divenuto un mero substrato quando invece va considerato come un vero e proprio organismo vivente dotato di funzioni e attività proprie, cioè un insieme organizzato formato da parti che collaborano (un insieme di parti collegate). Purtroppo la moderna scienza non è in grado di cogliere l’essenza dei fenomeni e delle cose riducendo tutto a numero e dati anonimi (riduzionismo), perdendo di vista gli aspetti qualitativi ed il senso dei fenomeni con il loro significato all’interno dell’economia naturale. È questo approccio meccanicista che ha portato alla separazione tra uomo e natura.

Ma qual’è la differenza tra organico e inorganico? Cosa caratterizza il vivente rispetto al non vivente? La differenza riguarda soprattutto la presenza del carbonio poiché tutti i composti organici si basano su di esso formando molecole complesse (catene e anelli) che sono tipiche degli esseri viventi, mentre i composti inorganici non sono basati su catene di carbonio (con alcune eccezioni) e sono generalmente più semplici (ad esempio i sali minerali). Questo è solamente uno degli aspetti basilari.

(I concimi di sintesi sono privi di vita. La mercificazione dei processi produttivi ne ha favorito l’uso e la diffusione, con costi energetici sempre più insostenibili condizionati da scenari globali alquanto incerti. Ma soprattutto nell’agricoltura industriale è venuta meno la relazione tra essere umano ed elementi naturali)

Siamo altresì chiamati ad interpretare le qualità e le diverse sfumature che incontriamo all’interno del vivente, con i suoi diversi Regni, che sono il Regno vegetale, il Regno animale ed il Regno umano. Si tratta di macro categorie che a loro volta caratterizzano il mondo organico-vivente. A tal proposito potremmo definire diversi “livelli della concimazione” sulla base di questi differenti Regni che comunque sono interconnessi ed interdipendenti. Tra questi livelli vi è apertura e interconnessione per scambi di energia, materia e informazioni poiché nessuno di essi appare come un sistema isolato e chiuso. Alla base di tutto vi sono le piante poiché grazie alla fotosintesi rappresentano l’unica fabbrica di nuova sostanza organica che potrà entrare nella catena alimentare (animali che mangiano piante). Non si tratta di definire un ordine gerarchico fine a sé stesso, ma si vuole cogliere ruolo e specificità dei vari elementi funzionali alla vita del suolo.

PORTARE VITA AL VIVENTE

È dunque possibile associare ad ognuno di questi regni i vari materiali e le pratiche utilizzate nella concimazione, o in altre attività, secondo una logica in sintonia con l’ordinamento naturale (tenendo conto delle principali leggi biologiche).

Andando per gradi potremmo definire un “livello 1” associato a tutto ciò che proviene dal Regno vegetale, nel quale troviamo organi in grado di svolgere funzioni fondamentali. Già qui emergono proprietà che non sono presenti nella natura inorganica; rispetto a questa vi è una progressione ed una nuova organizzazione della materia dovuta al corpo vitale (organizzazione vitale della pianta). I composti di carbonio formano le basi di tutta la vita sulla terra, ed il ciclo carbonio-azoto fornisce parte dell’energia prodotta dalle stelle. Questa energia è la base della vita, e la pianta ne è l’interprete primario. Senza l’opera dei vegetali non potrebbe esistere la vita sulla Terra così come la conosciamo.

A questo livello appartengono i sovesci, i vegetali compostati (compost vegetale), il tè di compost, gli estratti vegetali (macerati, tisane e decotti), le alghe (ad esempio il litotamnio), oppure le microalghe come le terre diatomee (roccia sedimentaria di prevalente origine organica). Si tratta di un elenco indicativo e assolutamente non esaustivo. Meritano una citazione speciale le Leguminose per via della loro capacità di fissare l’azoto atmosferico. Tisane e decotti vegetali non sono propriamente fertilizzanti, ma sono in grado comunque di stimolare e sostenere lo sviluppo della pianta. Mentre i macerati svolgono una funzione concimante. A questo livello appartengono anche gli erbai, i prati stabili e gli inerbimenti.

Siamo tenuti ad esaltare i cicli vitali, favorendo le simbiosi tra i vari Regni naturali. Solo così si potrà vivificare e nutrire al meglio il suolo (base essenziale per lo sviluppo di colture sane).

Al “livello 2” assoceremo ciò che viene predisposto e generato all’interno del Regno animale. Movimento e dinamismo sono gli elementi che caratterizzano questo livello. L’animale con il suo calore e la sua attività interiore sviluppa una ulteriore elaborazione delle sostanze vegetali. Gli attori principali sono il bovino (che dispone di un apparato digerente estremamente specializzato) con la produzione del letame, ed il lombrico con la produzione delle preziose deiezioni denominate casts o turricoli. Il processo digestivo di questi organismi rappresenta un vero e proprio laboratorio complesso. A sua volta, dunque, il Regno animale è in grado di elaborare ulteriormente i composti organici creati dai vegetali generando sostanze particolari dotate di notevoli potenzialità, esse stesse ricche di vita. Ovviamente anche le deiezioni di altre specie animali, diverse dal bovino, sono estremamente utili. In questo ambito si possono utilizzare appunto letame (sempre ben compostato), tè di compost, cornunghia e humus di lombrico. È sottinteso che nel processo di compostaggio del letame siano presenti anche parti vegetali come paglia e altri residui. Nel tè di compost derivato da deiezioni animali vi è una maggiore carica azotata rispetto a quello vegetale. Anche i gusci d’uovo caratterizzano questo livello; si tratta di carbonato di calcio elaborato all’interno del Regno animale. Ritroviamo nel preparato Fladen l’impulso di questo importante elemento.

Quale sarà invece il tipo di apporto che il Regno umano potrà fornire nell’ambito della concimazione? Al “livello 3” è preposto l’uomo con il suo lavoro, le sue scelte, il rispetto dei ritmi vitali, l’applicazione delle buone e sane pratiche agronomiche, la progettazione e soprattutto con l’uso dei preparati biodinamici che regolano questo complesso di forze (risultando fondamentali per il processo di umificazione della sostanza organica). Oltre al rispetto del calendario biodinamico.

I preparati biodinamici non sostituiscono le concimazioni (come compost o sovesci), ma agiscono in sinergia con queste. I preparati biodinamici non vanno considerati fertilizzanti. Essi sostengono lo sviluppo armonico ed equilibrato delle funzioni vitali.

Questo “livello 3” è rappresentato anche dall’individualità dell’organismo agricolo regolato direttamente dalle persone che vi operano attraverso il lavoro umano. La capacità di riflessione è l’elemento distintivo dell’ambito umano.

È importante sottolineare che ad ogni livello emergono nuove proprietà. Si tratta di un requisito fondamentale dei sistemi viventi, nei quali vi è un crescente grado di complessità, con una maggiore organizzazione via via più articolata in grado di svolgere funzioni che non erano presenti al precedente livello (ciò è dovuto alla presenza di strutture organiche più ricche, complesse e sofisticate).

Gli stessi preparati biodinamici nascono dalla simbiosi tra i diversi Regni acquisendo funzioni e caratteristiche che non erano presenti nei “livelli” precedenti. In questo caso “l’insieme è maggiore della somma delle parti” (Aristotele), requisito dei sistemi viventi. Ciò significa che un sistema organizzato ha proprietà, valore o potere sinergico superiori alla semplice somma dei singoli elementi che lo compongono. Il tutto genera una unità funzionale nuova, dove le interazioni tra i componenti creano un risultato diverso e più potente dell’insieme delle parti prese singolarmente.

I fertilizzanti di sintesi non appartengono all’ordinamento naturale e sono estranei ad ogni ciclo biogeochimico naturale. Con il loro impiego vengono snaturati tutti i cicli biologici fondamentali per la vita del suolo. È venuta meno la visione d’insieme e, di conseguenza, ci si è dimenticati delle funzioni specifiche dei vari tasselli che compongono quel mosaico che si chiama vita.

Abbiamo anche una componente minerale (che potremmo definire “livello 0”) che appartiene all’ordinamento naturale, e che costituisce lo scheletro del terreno. È il Regno minerale con la sua naturale ricchezza, la sua variabilità e le annesse caratteristiche che pongono le basi per lo sviluppo vegetale. In questo caso non potremmo parlare propriamente di fertilizzanti o concimi, ma di sostanze che comunque hanno la loro rilevanza nella pratica agricola svolgendo funzioni e attività determinanti. Appartengono a questa categoria le cosiddette farine di roccia o polveri di roccia. Questi minerali (natura inorganica) possono essere utilizzati con svariate modalità, anche in relazione al tipo di granulometria; si tratta di basalto, lapillo vulcanico, pietra pomice, zeolite, bentonite (argilla), caolino (argilla), carbonato di calcio, sabbie. Anche questo è solo un elenco indicativo e non esaustivo delle più importanti sostanze minerali utilizzabili in agricoltura, nel vivaismo oppure nel giardinaggio.

ALCUNE BREVI RIFLESSIONI

L’uso cosciente delle forze naturali può garantire maggiore resilienza e stabilità produttiva, oltre ad una riduzione di input esterni, mentre il valore aggiunto di una pratica, ad esempio, come il sovescio è dato dalla relazione organica che la pianta instaura con il terreno sul quale si trova a crescere arrivando anche a svolgere una funzione risanatrice e migliorativa (vedi anche la pratica del fitorisanamento). È ciò che può verificarsi, in alcuni casi, nelle dinamiche di sviluppo della flora spontanea. Inoltre la sostanza organica di qualità (humus) rappresenta il miglior supporto per i processi microbiologici del suolo.

Dunque non anonimi fertilizzanti standardizzati, bensì pratiche attinenti a esigenze ben precise. Non si tratta di apportare sali minerali, ma occorre favorire processi biologici.

Lo stesso animale è in grado di creare un nesso ed una relazione con il terreno sul quale si ritrova a pascolare generando poi deiezioni che risulteranno particolarmente idonee a fertilizzare quello stesso suolo dal quale ha tratto il suo nutrimento. È questo il senso del “ciclo chiuso” definito da Rudolf Steiner nel suo corso sull’agricoltura sulla base di sinergie e connessioni che i vari organismi, ai diversi livelli, instaurano tra loro: favorire una relazione di prossimità tra i diversi tasselli (o organi) che compongono l’organismo agricolo biodinamico nel suo insieme, basandosi sul massimo utilizzo possibile di risorse naturali e locali, acquisendo una nuova visione d’insieme relativa al valore ed al ruolo dei tasselli che danno vita ad un ecosistema. Non si tratta di affermare una visione antropocentrica, ma occorre riconoscere e interpretare le attitudini, la propensione ed anche le necessità dei diversi organismi agendo in sinergia con essi in favore del suolo, base essenziale per la pratica dell’agricoltura.

Attingendo mezzi e soluzioni dai diversi Regni si va ad incrementare ed esaltare al massimo la biodiversità, che deve essere la vera forza dell’agricoltura biodinamica, al di fuori del suolo ma anche e soprattutto al suo interno, poiché la cura della sostanza organica del terreno determina le migliori condizioni per lo sviluppo, la proliferazione e la permanenza della miriade di microrganismi che lo popolano e per noi lavorano. La forza della fertilità del suolo appare in modo particolarmente evidente in condizioni atmosferiche sfavorevoli.

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