Vendemmia 2026: la più precoce di sempre. Il clima cambia le regole del vigneto
Un anticipo fino a tre settimane, caldo anomalo da metà giugno, stress idrico al Sud e uve raccolte ad agosto dove fino a ieri si iniziava a settembre. La vendemmia 2026 segna un prima e un dopo nella storia vitivinicola italiana. Ne abbiamo parlato con Michele Lorenzetti, enologo e viticoltore biodinamico, e con l’enologo Camillo Zulli, direttore di Bio Cantina Sociale Orsogna.
In Italia la vendemmia 2026 è stata la più precoce di sempre e alcune aziende agricole hanno terminato di raccogliere l’uva a fine agosto. In Franciacorta, i vigneti da spumante hanno visto i primi distacchi già a luglio. L’anticipo, rispetto alle medie storiche, va dai dieci ai quindici giorni e, in alcuni casi, arriva a tre settimane.
«È la prima volta. Non è mai successa una cosa del genere», dice Michele Lorenzetti, enologo, biologo, viticoltore e formatore in biodinamica, titolare dell’Azienda Agricola Terre di Giotto a Vicchio nel Mugello.
«L’anticipo di quest’anno è clamoroso. E quello che lo ha causato è una combinazione di elementi che si è verificata in modo nuovo: acqua disponibile, sì – perché piogge ci sono state, soprattutto al Nord – ma combinata con temperature medie e costanti di 36-38 °C per oltre 50 giorni, partite in modo anomalo già da metà giugno.»

Nord e Sud: due vendemmie diverse
L’Italia, proprio per conformazione geografica, ha situazioni molto diverse da regione a regione. E anche in questo caso non sono mancate le differenze. Tra Nord e Sud le condizioni sono state molto diverse. «Al Sud, fino a fine agosto – spiega Lorenzetti – la situazione non era particolarmente esagerata. La Sicilia, per esempio, ha avuto anche piogge importanti a luglio e agosto. Il caldo più intenso ha colpito soprattutto il Centro e il Centro-Nord. Poi, più di recente, al Sud si è creato quello che era successo prima al Centro-Nord.»
Stress termico, bruciature, selezione in campo
Oltre all’anticipo, un altro elemento ha segnato questa vendemmia è stato lo stress sul frutto. «Il caldo ha creato scottature, appassimenti, avvizzimenti», spiega Lorenzetti. «Tutti hanno cercato di proteggere i grappoli tenendo chiome più folte, coprendo il frutto. Ma pur coprendo, questi fenomeni si sono verificati un po’ ovunque. E quando succede, la vendemmia rallenta: se vuoi fare un prodotto di qualità, devi selezionare grappolo per grappolo.»
Un dettaglio tecnico fondamentale riguarda la qualità del processo di maturazione. «La maturazione dell’uva – spiega Lorenzetti – non è solo una questione di zuccheri. È anche una questione di escursione termica tra giorno e notte, perché il fresco aiuta l’uva a fare passi qualitativi importanti: quella che chiamiamo maturazione fenolica, la parte nobile del vino. Quest’anno, con vendemmie finite ad agosto, quella fase non c’è stata. Le notti tropicali che abbiamo vissuto non hanno permesso che la temperatura scendesse. Sulla qualità finale si starà a vedere, ma questo non depone a favore.»
La risposta biodinamica: suolo fertile come prima difesa
Di fronte alla minaccia di temperature roventi nel futuro, Lorenzetti spiega quanto la cura della fertilità del terreno possa essere determinante.
«Concentrarsi sulla sostanza organica, praticare i compostaggi, i sovesci, dove possibile non lavorare i terreni nei periodi caldi è di fondamentale importanza. E l’agricoltura biodinamica Demeter fa esattamente questo. Questo è in grado di proteggere la freschezza e la sostanza organica nel suolo. Aumentare la sostanza organica, far crescere l’apparato radicale e sostenere l’attività biologica del terreno sono pratiche che aiutano la pianta a resistere agli stress. Molti stanno iniziando a capirlo adesso. Noi lo facciamo da sempre.»
Sul fronte della gestione del vigneto in condizioni di caldo estremo, Lorenzetti offre anche una lettura tecnica e un suggerimento: «I vigneti a tendone sono molto più protetti di quelli a filari. Il tendone è come un tetto: copre i grappoli dall’irraggiamento diretto. Tecniche di coltivazione che permettono un ombreggiamento maggiore sono quelle favorite in un contesto di forte e costante caldo. E poi bisogna essere pronti a mettere in atto, ogni anno, azioni che possono essere il contrario di quelle dell’anno prima. Flessibilità. Presenza. L’agricoltore biodinamico non delega al mezzo tecnico: deve stare in campo, interpretare, decidere.»
«Una rondine non fa primavera», commenta Lorenzetti. «Quest’anno è andata così, ma l’anno prossimo potrebbe essere diverso. Certo è che l’andamento è preoccupante. Quello che la biodinamica offre – suoli fertili, sostanza organica, copertura verde, la l’attenzione e la cura dell’agricoltore – non è la soluzione a tutto, ma è una risposta concreta testata nel tempo. Non una promessa: una pratica.»

Oltre 100 giorni senza pioggia: emergenza siccità in Centro Sud
Molto pesante è la situazione in Abruzzo. Camillo Zulli, enologo e agronomo, direttore della Bio Cantina Sociale Orsogna, realtà da 1.400 ettari di vigneti interamente biologici, di cui circa 800 certificati Demeter, lancia l’allarme su una stagione viticola segnata da stress idrico severo, vendemmie anticipate e perdite produttive significative.
“Dalla fine di giugno la vite – spiega Zulli – ha subito un progressivo stress idrico. Senza acqua disponibile nel suolo, la pianta ha iniziato a recuperare liquidi direttamente dal grappolo, riducendone il contenuto acquoso e aumentando la concentrazione zuccherina in modo non controllato”.
La qualità del prodotto è alta, ma è la quantità a registrare una inflessione decisamente negativa.
“Per preservare l’equilibrio tra zuccheri e acidità – precisa Zulli –, sia in Abruzzo che nelle nostre aziende socie siciliane, la vendemmia è stata anticipata di circa 20 giorni con un ottimo risultato qualitativo, legato anche alla elevata sanità delle uve, ma un bilancio quantitativo negativo. Il calo medio della produzione si è attestato tra il 25 e il 40% con un ulteriore perdita di resa in cantina, tra l’uva lavorata e il succo ottenuto con la vinificazione”.
Le tecniche di aridocoltura contro la siccità
Per affrontare la siccità in Abruzzo e in Sicilia sono state applicate tecniche di aridolcoltura.
“Da tempo in Bio Cantina Sociale Orsogna – spiega Zulli – applichiamo tecniche di aridocoltura per rendere le vigne più resilienti alla siccità strutturale, progetti sviluppati in collaborazione con gli Atenei di Perugia e Federico II di Napoli. Queste tecniche di gestione del suolo sono basate sulla massimizzazione dell’accumulo idrico nel terreno in autunno e inverno mentre in estate applichiamo pratiche agronomiche che riducono l’evapotraspirazione e mantengono l’umidità del suolo. L’elemento chiave dell’aridocoltura è la nutrizione del suolo con sostanza organica matura, altamente idrofila, che trattiene l’acqua nel terreno rendendola disponibile alla vite nei momenti di carenza idrica”. Si tratta di una vera e propria strategia per affrontare il cambiamento climatico.

Cosa ci insegna questa vendemmia
Per la prima volta nella storia recente del settore, Assoenologi, ISMEA e Unione Italiana Vini hanno scelto di non diffondere le tradizionali stime quantitative nazionali a inizio settembre. Troppa incertezza, troppa variabilità. Si aspetteranno i dati consuntivi a raccolta conclusa. L’andamento climatico è preoccupante le punte di calore stanno diventando insopportabili a tutti i livelli. E la biodinamica si propone come approccio utile ad affrontare le sfide climatiche in atto, attraverso pratiche agronomiche documentate di gestione idrica e del suolo.
“Queste pratiche – conclude Zulli – rappresentano un modello replicabile per la viticoltura biologica mediterranea: non solo risposta all’emergenza, ma strategia strutturale per affrontare i cambiamenti climatici a lungo termine e ridurre l’uso di un bene così prezioso: l’acqua” (*).
(* La sperimentazione DOK – Kundel et al., 2020, FEMS Microbiology Ecology)