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Fronteggiare caldo e siccità con l’agricoltura biodinamica

Fronteggiare caldo e siccità con l’agricoltura biodinamica

14 Luglio 2026

di Fabio Fioravanti

In agricoltura, durante il periodo estivo, lo stress termico e la scarsità idrica possono determinare situazioni di criticità soprattutto se queste condizioni si protraggono per lunghi periodi con temperature che si mantengono elevate anche durante le ore notturne. Inoltre il caldo estremo può mettere a rischio l’allegagione e la produzione di fiori su svariate colture, con conseguenti cali produttivi anche sensibili.

La disponibilità di acqua rimane sempre e comunque uno dei fattori cruciali, considerando che le piogge sono sempre più concentrate in episodi intensi alternati a periodi, anche lunghi, nei quali non si registrano precipitazioni. E per questo vi è una quota sempre maggiore di acqua che defluisce velocemente senza ricaricare adeguatamente falde e serbatoi naturali.

Inoltre le alte temperature accelerano evaporazione ed evapotraspirazione oltre a generare effetti negativi diretti sulle coltivazioni (danni fisiologici).

Per tentare di limitare i danni e le criticità indotte dalle alte temperature, dunque, è quantomeno doveroso riuscire a garantire un adeguato approvvigionamento idrico, anche tramite una gestione oculata dell’acqua e delle irrigazioni, ma sarà determinante sviluppare una agricoltura che rispetti l’ambiente e le sue risorse ad iniziare da una delle basi essenziali per la vita, cioè il suolo, che non dovrà essere percepito solo come un mero substrato ma come un complesso sistema biologico (alla pari di un vero e proprio organismo vivente dotato di funzioni e attività specifiche), il più ricco ecosistema terrestre in termini di biodiversità.

GESTIONE RAZIONALE DELL’ACQUA

Una delle principali funzioni del suolo riguarda proprio la sua capacità di accumulo di acqua. Questa capacità è più evidente in suoli che vengono gestiti con pratiche idonee a migliorarne le caratteristiche chimico-fisiche e biologiche utili a incrementarne la capacità di invaso. Ciò significa che un suolo sano e vitale sarà più efficiente nel gestire carenze (siccità) o eccessi idrici.

Eccessi idrici che normalmente possono generare ruscellamento dell’acqua, sommersione e saturazione del terreno determinando un ambiente anaerobico con conseguente asfissia radicale; fattore assolutamente da evitare per favorire un sano sviluppo delle colture.

Nell’immagine a sinistra vi è un terreno privo di struttura che risulta compattato, asfittico e impermeabile. Mentre il terreno biodinamico (a destra) si comporta come una spugna, assorbendo e trattenendo l’acqua piovana, con vantaggi di natura ambientale ed agronomica.

Nel terreno biodinamico si può notare anche che le piantine hanno già avuto una piena ripresa, mentre nel terreno convenzionale si possono osservare le piantine ancora allettate, sommerse
ed anche parzialmente ricoperte da fanghiglia proprio perché
il suolo non ha la capacità di assorbire e trattenere l’acqua.

Questa immagine mostra la differenza che vi è tra un terreno gestito in maniera convenzionale (cioè con l’agricoltura chimico-industriale) ed un terreno che invece è gestito secondo i principi dell’agricoltura biodinamica. Fonte immagine: FiBL.

Sono foto realizzate nello stesso momento e nello stesso luogo, su due appezzamenti di terreno oggetto di confronto e studio tra sistemi di coltivazione bio e convenzionale. Si tratta di un’attività di studio svolta dall’Istituto di ricerca sull’agricoltura biologica (FiBL), uno dei principali istituti di ricerca in agricoltura biologica al Mondo, con sedi in Svizzera, Germania, Austria, Ungheria (ÖMKi) e Francia. Questo studio è iniziato nel 1978, ed è tuttora in corso, confrontando scientificamente l’agricoltura convenzionale, biologica e biodinamica (DOK).

COSA CI DICE QUESTA IMMAGINE?

Dopo una forte pioggia si può notare una pronunciata formazione di fanghiglia sulla superficie del terreno gestito in maniera convenzionale (per il quale vengono impiegate concimazioni minerali con fertilizzanti chimici di sintesi), mentre nel terreno biodinamico (a destra) l’acqua è stata assorbita senza problemi evitando perciò fenomeni di ruscellamento o erosione (con conseguente perdita di acqua e nutrienti). L’acqua dunque è trattenuta grazie alla presenza di una micro e macro porosità, ed anche tutti gli elementi nutritivi restano in loco a disposizione della coltura. Ciò risulta particolarmente utile e vantaggioso in tempi di siccità e temperature elevate.

Ciò è dovuto alla migliore “struttura” del terreno biodinamico che risulta poroso, permeabile e più friabile grazie all’apporto di sostanza organica sotto forma di humus stabile. Ma soprattutto, ciò che si può notare è che il terreno biodinamico risulta più coeso proprio grazie alla presenza di colloidi organici e sostanze umiche che mantengono uniti gli elementi del suolo. Coesione e porosità sono proprietà dei terreni fertili e biologicamente attivi (fertilità organica). La prima evita che venga rimosso il materiale che costituisce un suolo (generando fenomeni erosivi, anche di natura eolica), mentre la seconda garantisce l’assorbimento ed il sequestro dell’acqua. Questo processo di captazione dell’acqua piovana da parte del suolo può favorire anche la ricarica delle falde acquifere che si riempiono attraverso il processo naturale di filtrazione penetrando nel terreno per gravità attraversando strati permeabili.

Porosità e permeabilità sono caratteristiche fondamentali per assicurare lo scambio gassoso e la giusta presenza di acqua all’interno del substrato di coltivazione, favorendo anche e soprattutto l’attività ottimale delle radici. La miglior struttura determina nel suolo anche la possibile risalita per capillarità dell’acqua richiamata dagli strati più profondi come conseguenza dell’evaporazione dell’acqua di superficie.  

Un terreno ricco di humus dunque ha la capacità di assorbire e trattenere acqua in quantità superiori rispetto ad un terreno che presenta invece basse percentuali di sostanza organica. In quanto colloide idrofilo l’humus avrebbe la proprietà di assorbire un quantitativo di acqua fino a 20 volte il proprio peso, manifestando una considerevole capacità di ritenzione idrica. Ciò è dovuto anche alle sostanze cementanti prodotte dall’insieme dei microrganismi presenti e attivi all’interno di suoli fertili e ben gestiti anche per quanto riguarda le lavorazioni. Lo stesso insieme di microrganismi del suolo (funghi micorrizici, batteri vari) che sostiene le piante e le aiuta a resistere alla siccità grazie a diversi meccanismi d’azione. Proprio in relazione a questi fattori l’agricoltura biodinamica dispone di notevoli strumenti, ad iniziare, ad esempio, dall’uso del compost (ottenuto tramite l’allestimento del cumulo biodinamico) e dall’applicazione di sovesci plurispecie. Per favorire i processi di umificazione della sostanza organica vi sono ovviamente i preparati biodinamici 500 e Fladen, che andrebbero utilizzati con buona frequenza e intensità, nei momenti più opportuni, oltre ai preparati da cumulo impiegati per il compostaggio. Queste pratiche favorirebbero anche il sequestro di CO2 nel suolo riducendo la concentrazione di gas serra nell’atmosfera.

A volte una immagine parla più di 1000 parole…

Nell’immagine di sinistra, invece, si nota il terreno che non ha la capacità di trattenere l’acqua, con conseguente formazione di poltiglia fangosa soggetta poi a dilavamento e ruscellamento. In questo caso, purtroppo, quelli che sono gli elementi che costituiscono il suolo sono destinati ad essere dispersi e dissipati. È da questa condizione del terreno che si originano poi fenomeni di erosione e ruscellamento con perdita di enormi quantità di terreno agricolo e acqua. Questi terreni sono resi ancor più idrorepellenti da periodi prolungati di siccità.

ULTERIORI BREVI RIFLESSIONI

Queste sono solo alcune brevi considerazioni in merito ad un problema che risulta essere ben più ampio, trasversale e complesso. Ovviamente si possono applicare anche altre strategie ecologiche utili nell’affrontare caldo intenso e siccità, anche se fare agricoltura significa principalmente prendersi cura del suolo in maniera corretta, poiché anche una buona radicazione delle piante dipende dai fattori sopracitati; lo sviluppo radicale di una pianta risulta fondamentale per poter poi resistere positivamente a svariati fattori di stress, tra cui caldo e siccità.

Diventa comunque sempre più necessario applicare un modello agricolo che consideri l’impiego ecosostenibile delle risorse naturali, tutelando la biodiversità, in funzione di una flessibilità adattativa dell’agroecosistema agli stress di natura climatica e ambientale. Tutto ciò ad iniziare proprio dal suolo, e dalla valorizzazione del ciclo dell’acqua e dei cicli biologici essenziali, applicando modelli produttivi che possano ripristinare al meglio la salute degli ecosistemi. Dunque più che adattarsi occorrerà soprattutto ripristinare gli equilibri naturali sempre più alterati dalle attività antropiche.

Mentre l’attuale modello agricolo ancora dominante (agricoltura intensiva e industriale) sembra essere assolutamente inadatto a rispondere a queste criticità sempre più palesi ed evidenti, con “record” sempre più frequenti e ripetuti anno dopo anno, sia a livello locale che globale, per quanto riguarda specialmente le temperature medie e massime. Forse a tal proposito andrebbero rivisti anche i concetti stessi di antropizzazione e di sviluppo economico in funzione di una maggiore tutela dell’ambiente e delle risorse naturali dalle quali dipende direttamente la nostra vita sul Pianeta, arrivando anche a riconoscere nella Natura un valore di tipo spirituale, tornando ad agire in sintonia con gli elementi naturali, in connessione con le forze che animano e governano il vivente.

Fronteggiare caldo e siccità con l’agricoltura biodinamica
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