L’Oro che sostenta un contadino biodinamico
di Emanuele Tellini
“La spiritualità oggettiva, per quanto è vero elemento umano, deve essere cercata nel periodo di S. Giovanni“. (Rudolf Steiner)
Fin da giovane la mia passione per la filosofia ha incontrato l’altra mia passione, quella per la terra. Ventenne mi sono appassionato al metodo biodinamico di agricoltura, ho frequentato corsi dedicati alle tecniche agricole biodinamico, fatto varie esperienze in aziende biodinamiche, fino ad arrivare a 27 anni dove ho trovato la forza di sperimentarlo in prima persona.
Oggi appare evidente in me, che un contadino biodinamico non può prescindere dall’incarnare in maniera cosciente il fluire nel Tempo dell’Antroposofia, perché altrimenti quell’impulso che inizialmente dal cuore muove la volontà ed il pensiero di ciascuno di noi rischia di smarrire il senso di quella scelta, rischia di perdere la forza di quel germe di Vita, relegando il dono fatto all’umanità a Kowerbitz da Rudolf Steiner ad un semplice, eccellente, metodo di agricoltura, privandolo di tutta la sua potenza di Luce per il futuro delle comunità naturali ed umane.
Proverò ad esporre questa evidenza in me attraverso due immagini.
La prima è legata alla figura del contadino e al legame dell’uomo con la Terra.
Se oggi possiamo ancora parlare di biodiversità, dell’importanza del legame tra l’uomo e la natura, del valore degli alimenti sani e vitali, lo dobbiamo agli ultimi eroi dell’agro-ecologia: ai contadini! Quando sono nate le periferie delle città, quando l’industrializzazione ha iniziato a mostrare la possibilità di una vita comoda, l’uomo si è fatto abbagliare da orari di lavoro definiti, case confortevoli, spostandosi, come delle cavallette impazzite, dalle campagne verso le città.
In questo passaggio epocale, c’è stato chi ha saputo dire di no a tutto questo, non ha svenduto i valori essenziali della sua Vita ma è restato lì, nelle campagne, con tutti i sacrifici che ciò comportava. Dopo oltre cento anni, forse, iniziamo a comprendere il grande valore di quella rinuncia.
Se oggi possiamo ancora parlare di agro-ecologia, di esseri elementari, di leggi invisibili della natura, bene, lo dobbiamo in gran parte a loro. Tra questi contadini sicuramente possiamo inserire quegli agricoltori, che in maniera incalzante, chiesero a Rudolf Steiner di esporgli delle soluzioni pratiche per poter fronteggiare l’ingresso della chimica in agricoltura.
Le conferenze di Koberwitz piano piano hanno svelano in me oltre ad un ottimo metodo agricolo, la consapevolezza dell’importanza per l’umanità di quei contadini. L’importanza delle loro scelte controcorrente, della loro grande forza di volontà, contro l’ingresso del denaro dell’agroindustria. Vedendo la situazione attuale dell’agricoltura e degli alimenti con il quale l’uomo si sostenta, li possiamo definire: uomini illuminati.
Ecco, da questo impulso, da questo sentire, nasce quella che oggi è Fattoria Cuore Verde. Un organismo agricolo vivente che da quasi 20 anni è ritornato a caratterizzarsi in connessione con il suo Genius Loci.
La seconda immagine che voglio esporvi è quella del Genius Loci.
Per poterci fare un’immagine del Genius Loci dobbiamo partire dal suo “Corpo Fisico”: la Terra. La Terra ha un rapporto stretto con l’evoluzione dell’Uomo. Uomo e Humus. La Terra è la contro-immagine dell’evoluzione dell’Uomo. Il termine Genius Loci nasce nell’epoca precedente alla nostra, un’epoca in cui, come ci insegna l’Antroposofia, l’uomo era coeso con tutte le forze eteriche, vedeva tutti gli esseri al suo interno come un’evidenza spontanea.
Nel Genius Loci si riconosceva uno Spirito espressione del Luogo come una manifestazione singolare dello Spirito della Terra. Nell’unione del Cristo con la Terra, vediamo nel suo aspetto universale, ciò che avviene nell’Uomo con il passaggio all’Io. Gli esseri non si percepiscono più in maniera diretta e immediata, ma attraverso la mediazione del Corpo Fisico.
Il Genius Loci del Casentino, la valle dove sono nato e vivo, si è manifestato in un intreccio profondo tra l’Uomo, la Natura e lo Spirito, con radici lontane nel Tempo. Da oltre un millennio questa valle è stata luogo di eremiti, qui San Romualdo, a Camaldoli, nel 1027 diede vita all’Eremo dei monaci benedettini di Camaldoli e all’ordine camaldolese. Nella Natura selvaggia di questa valle San Francesco, nel 1224 ricevette, da un Serafino, le stigmate su una roccia del monte La Verna. Sempre nella valle del Casentino, San Francesco, immergendosi nel sentire della Natura di questi luoghi, trovò l’ispirazione, 800 anni fa, per iniziare a scrivere il Cantico di Frate Sole, conosciuto oggi come il Cantico delle Creature. Sempre su questa terra alla fine del 1400 mosse i primi passi Michelangelo.
L’Antroposofia non è mera filosofia. L’Antroposofia è uno strumento pratico per l’essere umano. Io sono cresciuto nei luoghi dove ha camminato San Romualdo, San Francesco, Michelangelo e tanti altri. Ho percorso con fede tutte le esperienze che, fino ad oggi, mi ha portato incontro la vita, ma è attraverso l’Antroposofia che ho potuto risvegliare nella mia coscienza, come evidenza per me, ciò che emerge dall’incontro tra la mia esperienza e la forza del Genius Loci in cui vivo.
Chi vive a stretto legame con la terra e rende vivo nella propria coscienza il metodo agricolo biodinamico sa bene che c’è molto di più del semplice mestiere di agricoltore. Filosofia e Agricoltura, Antroposofia e Genius Loci, Uomo e Humus sono legami profondi, capaci di donare sostanza alla vita del contadino.
Senza la pretesa di esprimere nessuna verità, ma con profonda umiltà, provo ad andare avanti raccontandovi ciò che oggi appare chiaro alla mia coscienza, grazie all’incontro in me dell’Antroposofia con il Genius Loci della mia terra.
Non è più sufficiente per l’evoluzione dell’umanità pensare di andare controcorrente. Non è più sufficiente acquistare un terreno, magari coltivarlo con il metodo biologico o biodinamico, provando in questa maniera a far emergere una bandierina colorata in un fiume tenebroso.
Gli organismi agricoli autosufficienti hanno salvato l’antica saggezza contadina. È grazie all’intuizione di San Benedetto da Norcia che, attraverso la Regula, presero vita i monasteri benedettini, come risposta di resilienza all’avanzata della selva oscura, alla dilagante paura che si respirava nelle campagne di tutta Europa, con le invasioni barbariche.
San Benedetto divise la giornata dei monaci tra studio, lavoro e preghiera, salvando così tutti i saperi e la saggezza contadina dei vari territori. Fare agricoltura oggi non vuol dire generare un’isola felice dove vivere, pensando che ciò sia sufficiente al futuro della Natura. Ci fermeremmo alla superficie delle cose. Ci fermeremmo al Padre, trovando il Cristo solo come Figlio del Padre. Ma noi vogliamo andare alla sostanza delle questioni! Il Padre inviò il Figlio affinché completasse la sua opera in Terra.
Oggi fare agricoltura biodinamica ci porta a tornare a dialogare con il vivente. Ci porta a cercare i legami con l’invisibile, e questo comporta per il contadino, una continua ricerca personale.
La giornata del contadino biodinamico non è fatta di solo lavoro come quella dell’agricoltore moderno. Essere un contadino biodinamico oggi vuol dire includere nella giornata: il tempo del lavoro, il tempo per lo studio e il tempo per la preghiera. Proprio come San Benedetto aveva diviso la giornata del monaco. In un certo senso potremmo vedere nel lavorare la terra in maniera consapevole del contadino biodinamico una metamorfosi del converso benedettino. Questa per chi ha il richiamo nel sentire della terra è una strada con molta più sostanza rispetto a quella della professione di agricoltore moderno.
Le cose non potrebbero essere diverse perché è un grave errore credere che si debba criticare qualcosa sul processo evolutivo dell’agricoltura, ma, se vogliamo risvegliare nelle nostre coscienze questo tema, dobbiamo comprendere il perché oggi l’agricoltore si trova in questa posizione nella scala finanziaria. Che cosa non stiamo comprendendo del ruolo del contadino? C’è sicuramente una differenza sostanziale tra la giornata del contadino biodinamico e quella dell’agricoltore moderno, ma oggi entrambi, sono costretti a trovarsi in fondo alla scala del potere economico. Perché?
San Francesco era di origine benestante, figlio di un mercante, ma per andare alla ricerca di Dio decise di spogliarsi di tutti i suoi beni materiali. Decise di vivere nell’essenziale. Per comprendere ancora più in profondità il ruolo del contadino biodinamico come scelta di vita, dobbiamo capire l’importanza di creare impulsi innovativi che non possono provenire dalla tecnologia, dalla meccanica, ma devono provenire dalla profondità interiore dell’essere umano. Questo è essenziale.
L’epoca precedente dell’anima razionale permetteva all’uomo di vedere tutti gli esseri al suo interno, come un’evidenza spontanea. Il Cantico delle Creature di San Francesco non è un plauso alla bellezza della Natura, ma è un sentire gli altri esseri della Natura, riconoscendoli come manifestazione singolare del Principio, tanto da definirli fratello e sorella.
Nella società del materialismo, per permettere alla sostanza della vita del contadino di incontrare la sostanza della vita dell’humus e di incontrare la sostanza della vita della Terra, è necessario un atto di profonda volontà e rinuncia!
Il contadino biodinamico oggi può tornare a parlare con il vivente. Essere un contadino biodinamico non vuol dire preservare la Natura come fanno i naturalisti, ma tornare a generare le condizioni per risvegliare la potenza del suo Genius Loci, tornando a riaprire un ponte spirituale e morale tra gli esseri della Terra e il Cosmo. Questo è il valore di vivere da contadino, potersi nutrire del vivere unito con lo svelarsi della meraviglia di tutte le forme di vita della Natura. È da quella scelta di vita che si possono, 800 anni dopo, creare le condizioni per tornare a “Cantare alle Creature”, percependo tutti gli esseri della Natura realmente come fratelli e sorelle.

“L’umanità ha la scelta, o di tornare ad imparare in tutti i campi partendo dall’intero contesto naturale, da un contesto universale, oppure portare alla degenerazione, alla morte sia la vita dell’uomo sia la natura.” (Rudolf Steiner, Koberwitz 1924)
All’uomo di oggi, come a quello di inizio del 1900, è nuovamente data la possibilità di portare nella propria coscienza l’importanza, per l’evoluzione dell’umanità, della scelta di vita del contadino biodinamico. È indispensabile comprendere la profondità di queste scelte di vita che permettono all’uomo di restare coeso con le forze del proprio Genius Loci.
Certamente, è indispensabile il metodo agricolo biodinamico per tornare ad avere cibo vitale, ma se dell’agricoltura biodinamica vediamo soltanto questo aspetto, continueremmo a fermarci non lontano dalla superficie, lasciando la potenza del dono fatto all’umanità da Rudolf Steiner circoscritto in poche realtà agricole, spesso a sola conduzione familiare.
Non possiamo commettere l’errore di abbandonare tutti gli esseri della Terra al loro destino dimenticandoci il loro ruolo per la nostra evoluzione, per l’evoluzione dell’umanità nel Tempo. Non possiamo lasciare i contadini biodinamici risvegli a sé stessi, scappando via, nuovamente, come cavallette impazzite.
È a questa profondità che possiamo unirci nell’Amore cristico con tutti gli esseri viventi. Questa è una strada dove Egli può tornare a rivelarsi come essere autonomo e non solo come Figlio del Padre. È dalla profondità dell’essere interiore dell’Uomo che Egli può iniziare a risplendere dall’interiorità della Terra donando forza e amore a tutti gli esseri viventi delle varie comunità naturali e umane.
L’uomo non avrà più a disposizione spazi naturali dove vivere, ma sarà autore di un luogo vivente dove potersi sperimentare come Io. Il Genius Loci può così tornare a caratterizzarsi, emergendo dalle nostre interiorità, coeso con tutti gli esseri viventi del luogo, dal microbo fino agli ecosistemi. Dalle profondità alle ampiezze. Ogni Genius Loci potrà ritornare a manifestare le sue forze magnetiche, forze elettriche, ma ancor più tutte quelle forze che sorgono dalla vita interna alla Terra, che andranno ad incontrare l’agire degli eteri di calore, di luce, di suono e di vita. Il contadino biodinamico, attraverso la gestione dell’equilibrio dei quattro elementi non può che essere il direttore d’orchestra di questo nuovo “Cantico delle Creature.”
Non è un caso che le parole Uomo, Humus e Umiltà derivino dalla stessa radice latina. È dall’umiltà delle scelte di vita del contadino biodinamico che si può generare una radice così profonda, in grado di far risplendere una Luce così potente, su cui possiamo ergere comunità viventi in grado di rafforzare l’uomo per affrontare Arimane nel mondo.
Come tutto s’intesse nel gran Tutto
E ogni cosa nell’altra opera e vive!
Come, salendo e discendendo alterne,
le Celesti Energie vedo scambiarsi
le secchie d’oro!
Il profumo dell’ali benedette
via per la Terra scorre giù dal cielo:
e il loro volo è musica che infonde
d’una sola armonia tutto il creato.
(Johann Wolfgang von Goethe)