La dieta per promuovere fertilità: dall’ambiente alla tavola
di Renata Alleva – Nutrizionista e specialista in Scienza dell’alimentazione
L’infertilità è un problema che coinvolge circa l’8-12% delle coppie in tutto il mondo, e tra i potenziali fattori che giocano un ruolo chiave, l’inquinamento ambientale, lo stress ossidativo, e l’esposizione a interferenti endocrini (IE) come pesticidi, come pesticidi, erbicidi, bisfenolo A (BPA), ftalati, bifenili policlorurati (PCB) e metalli pesanti, contribuiscano in modo significativo. Queste sostanze chimiche hanno un impatto sugli individui fin dalla vita prenatale fino all’età adulta, con potenziali conseguenze riproduttive a lungo termine. Inoltre gli interferenti endocrini sono in grado di indurre un’alterazione del microbiota intestinale, che causa una disbiosi, che è una condizione associata a un’infiammazione cronica di basso grado e alterazioni ormonali e stress ossidativo, tutti fattori che incidono negativamente sulla fertilità. Nelle donne alcuni batteri intestinali che aumentano durante la disbiosi (l’estroboloma) producono enzimi che modulano il metabolismo degli estrogeni, mentre nell’uomo il microbiota intestinale influenza lo stress ossidativo e i livelli ormonali (testosterone, LH, FSH). Alcune specie batteriche (ad es. Bacteroides, Prevotella) in eccesso sono associate a peggior qualità del liquido seminale. La disbiosi intestinale inoltre può causare infiammazione testicolare, peggiorando la motilità e la morfologia degli spermatozoi.
Fertilità e microbiota: ruolo della dieta
La dieta gioca un ruolo importante sia nella fertilità che nella modulazione del microbiota contribuendo al suo ottimale funzionamento (eubiosi). I componenti alimentari che più impattano positivamente sul microbiota sono le fibre alimentari di cui i batteri intestinali sono ghiotti, e grazie alle fibre l’intestino produce acidi grassi a catena corta (SFCA), tra cui il butirrato che ha un ruolo antinfiammatorio e immuno-modulatore. Quindi una dieta ricca di verdure cereali integrali e legumi è sicuramente consigliata, perché questi alimenti hanno un ruolo prebiotico, e con l’aggiunta di alimenti fermentati (probiotici) come yogurt, kefir, crauti, kombucha, contribuiscono a un microbiota sano. Ci sono poi componenti alimentari che svolgono un ruolo specifico perché influenzano sia il microbiota che la fertilità. Gli omega-3, contenuti nel pesce azzurro, nei semi di lino, chia e nelle noci migliorano la qualità ovocitaria e spermatica, i polifenoli contenuti nei frutti rossi, mirtilli, more, melagrana, agrumi o le verdure a foglia verde, tè verde riducono stress ossidativo. Legumi, pesce, carne bianca, uova biologiche, insieme a frutta secca oleosa (noci del brasile, semi di zucca, nocciole, noci, anacardi, arachidi, semi di zucca, semi di girasole e semi di sesamo pinoli) sono importanti fonti di zinco e selenio fondamentali per ormoni sessuali e spermatogenesi. In questo contesto la dieta mediterranea è stata la più studiata e raccomandata per la fertilità perché ricca in fibre, antiossidanti e grassi monoinsaturi che migliorano la diversità del microbiota e riduce il rischio di infiammazione cronica e resistenza insulinica (entrambe associate a infertilità).
Promuovere la fertilità: dal microbiota del terreno al microbiota intestinale
È chiaro che con la dieta apportiamo i nutrienti necessari a sostenere il concepimento e lo sviluppo del feto, e di evitare quelli che ostacolano la fertilità. Attraverso la dieta possiamo introdurre anche contaminanti come pesticidi e interferenti endocrini che ostacolano il normale ciclo riproduttivo. Per questa ragione prestare attenzione alla modalità produttiva degli alimenti che mangiamo è un altro aspetto importante.
Alcuni studi scientifici hanno collegato l’esposizione a pesticidi alimentari con riduzione della qualità ovocitaria, ridotta motilità spermatica, maggior rischio di infertilità idiopatica, aumento dello stress ossidativo nei gameti. Dal punto di vista nutrizionale, alcuni studi suggeriscono non solo che alimenti prodotti senza pesticidi di sintesi, come quelli di agricoltura biologica e biodinamica, sono più ricchi di composti utili, come polifenoli, che agiscono come modulatori epigenetici positivi su geni della fertilità, zinco, vitamina C ma, aspetto ancora più importante riducono l’esposizione a questi composti che sono tossici per la riproduzione, inclusi metalli pesanti come il cadmio.
Il consumo di frutta e verdura non biologica ad alto contenuto di pesticidi è associato a diminuzione del numero e motilità degli spermatozoi (Harvard T.H. Chan School, 2023) Al contrario, una dieta ricca di prodotti biologici e integrali aumenta la concentrazione spermatica e riduce il danno ossidativo al DNA spermatico.
Altri studi interessanti hanno mostrato che le donne abituate a consumare prodotti biologici hanno una maggiore possibilità di avere una gravidanza +26%, dimostrando un’associazione significativa tra alimentazione biologica e migliori esiti anche in chi deve ricorrere alla fecondazione assistita. Queste osservazioni non sorprendono se si pensa che gli alimenti biologici e biodinamici sono coltivati in terreni più ricchi di microorganismi (microbiota del terreno), fondamentali per la fertilità del terreno e la biodisponibilità di micronutrienti che poi sono fondamentali per il microbiota intestinale e per la salute riproduttiva dell’uomo e della donna.
Per salvaguardare la fertilità è quindi importante seguire una dieta che supporti la salute del microbiota, evitando il consumo di alimenti ultraprocessati, eccessi di zuccheri, alcolici, ma anche prestando attenzione alla modalità produttiva degli alimenti.
Note bibliografiche:
Harvard T.H. Chan School, 2023
Kim et al., Frontiers in Endocrinology, 2024
Santos et al., Nutrients, 2024
Zhang et al., Human Reproduction Update, 2025 (review)