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Mitigare gli effetti di caldo e siccità con l’agricoltura biodinamica

Mitigare gli effetti di caldo e siccità con l’agricoltura biodinamica

28 Luglio 2025

di Fabio Fioravanti

Stiamo vivendo il periodo più rovente dell’anno. Si tratta di una fase di caldo opprimente e afoso indicato sin dall’antichità con il termine “canicola”.

Questa denominazione è dovuta a Sirio (chiamata anche Stella del Cane) che fa parte della Costellazione del Cane Maggiore. Sirio è la Stella più luminosa del cielo notturno. Il suo nome deriva dal greco “seirios” il cui significato è “ardente”, “splendente” ma anche “ciò che brucia”.

In epoche passate Sirio si levava con il Sole verso il 24 luglio caratterizzando l’inizio del periodo più torrido dell’anno. Oggi per via della precessione degli equinozi si leva con il Sole nel mese di settembre cominciando ad apparire in ottobre.

Gli Antichi associavano dunque il periodo più caldo dell’anno alla presenza di Sirio, pensando che fosse la causa della calura (Virgilio la definì la torrida Stella del Cane). Pertanto si riteneva che quando il “morso del Cane celeste” si intensificava, potesse aumentare anche l’arsura della “canicola”. Si riteneva che l’influenza del Sole estivo fosse potenziata dalla Stella più luminosa della notte.

La stagione estiva incarna e manifesta dunque le proprietà dell’elemento fuoco responsabile della maturazione di frutti e semi. Si tratta di una sorta di “cottura” necessaria per il processo di fruttificazione, ma soprattutto grazie alla luce e al calore estivo le piante possono concentrare e condensare calorie sottoforma di carboidrati, lipidi o proteine. Purtroppo una azione eccessiva dell’elemento “fuoco” può determinare problemi e criticità di vario genere.

In epoca moderna queste condizioni di caldo opprimente si sono intensificate a livelli preoccupanti, sia come durata e persistenza, che come temperature (massime e minime). Si tratta ormai di un mutamento delle condizioni ambientali che induce stress e sofferenza sulle colture, principalmente per le perdite di acqua ed anche per via di possibili danni da scottature. Vi sono, inoltre, colture che con il caldo estremo chiudono gli stomi, con conseguente riduzione della fotosintesi e calo della produzione. Caldi precoci, anticipati o fuori periodo possono determinare anche l’aborto del fiore inibendo il processo di fruttificazione.

Servirebbero dunque azioni utili per compensare e tentare di mitigare queste criticità (sia nel breve che nel lungo periodo) iniziando dalla base fondamentale che è il suolo, poiché un terreno ricco di humus ha la capacità di assorbire e trattenere acqua in quantità superiori rispetto ad un terreno che presenta invece basse percentuali di sostanza organica. In quanto colloide idrofilo l’humus avrebbe la proprietà di assorbire un quantitativo di acqua fino a 20 volte il proprio peso, manifestando una considerevole capacità di ritenzione idrica. Da questo punto di vista proprio l’agricoltura biodinamica disporrebbe di notevoli strumenti, ad iniziare dall’uso del compost (ottenuto tramite l’allestimento del cumulo biodinamico) e dalla realizzazione di sovesci plurispecie. Per favorire i processi di umificazione della sostanza organica vi sono ovviamente i preparati biodinamici 500 e Fladen, che andrebbero utilizzati con buona frequenza e intensità, oltre ai preparati da cumulo impiegati per il compostaggio. Queste pratiche favorirebbero anche il sequestro di CO2 nel suolo riducendo la concentrazione di gas serra nell’atmosfera.

FAVORIRE LA RADICAZIONE

Un ulteriore elemento utile riguarda il fatto di favorire lo sviluppo dell’apparato radicale delle colture che, andando più in profondità, potrà attingere a risorse idriche in quantità superiore rispetto a piante che dispongono invece di radici poco sviluppate. In profondità è più probabile che vi sia presenza di umidità maggiore rispetto agli strati più superficiali. Ovviamente questo fattore rende le piante più resistenti ad ogni tipo di stress, ma dipende anche dalla genetica della specie e dal tipo di coltura; si dovrà comunque stimolare e assecondare la miglior architettura radicale in modo da esplorare un volume maggiore di suolo. Ciò si ottiene proprio attraverso una corretta ed equilibrata gestione del terreno, delle concimazioni e delle irrigazioni, ma anche e soprattutto gestendo al meglio la fase di messa a dimora della pianta (trapianto o semina) curando la preparazione del suolo, effettuando questa operazione nel momento più idoneo, seguendo le indicazioni del calendario biodinamico, utilizzando il preparato 500 per effettuare bagno-radice o bagno-semente o inzaffardatura delle radici. A tal proposito possono essere utilizzate anche micorrize specifiche di ogni singola coltura oppure Tè di compost.

Anche un opportuno dissodamento del suolo svolto prima del trapianto (o della semina) potrà facilitare l’accrescimento radicale. Come eventuale pratica aggiuntiva si potrebbe utilizzare pietra pomice di granulometria medio-fine da collocare in prossimità della radice (in fase di trapianto). Questa poi garantirebbe nel tempo la sua funzione: notevole ritenzione idrica e lento rilascio dei liquidi. Si tratta di un prodotto assolutamente naturale ed ecologico che agisce da volano idrico andando a favorire lo sviluppo ed il benessere delle piante. Assorbe e trattiene acqua e nutrienti che potrà cedere nel momento in cui il substrato circostante inizia a prosciugarsi e ad esaurirsi. Per via della particolare struttura la pomice non può essere completamente saturata, garantendo quindi la presenza di aria e di altri gas fondamentali. Porosità e permeabilità sono caratteristiche fondamentali per assicurare lo scambio gassoso e la giusta presenza di acqua all’interno del substrato di coltivazione favorendo l’attività ottimale delle radici. Ovviamente queste condizioni di base dovrebbero essere ottenute favorendo la miglior fertilità organica incrementando lo strato biologicamente attivo del suolo (che normalmente risulta essere sviluppato solo superficialmente).

ALCUNI RIMEDI      

Si potrebbe agire anche direttamente su piante debilitate o sofferenti, in casi di emergenza, utilizzando il macerato di Ortica per via radicale o per via fogliare (opportunamente diluito). Risulta vantaggioso anche l’impiego di varie alghe come il Litotamnio o l’alga Laminaria come rimedi in grado di stimolare il polo vegetativo. Anche qui si può agire per via fogliare possibilmente in anticipo sulla fase critica o sul picco di calore. Interventi da ripetere all’occorrenza.

Sempre come intervento di sostegno in caso di siccità possono risultare utili piante ricche di mucillagine come Aloe, Consolida o Altea (Althaea officinalis). Si tratterebbe di ottenere estratti vegetali che, opportunamente diluiti, andrebbero utilizzati sulle colture sofferenti. Si tratta di un ambito che è oggetto di studio e ricerca, che può offrire buone opportunità (per via di vari meccanismi d’azione).

Oltre a questi strumenti è possibile applicare la tecnica della pacciamatura (dove possibile) al fine di ottenere ombreggiamento del suolo per preservarne le riserve idriche, con annessa diminuzione della temperatura a livello del terreno. La copertura e l’ombreggiamento del suolo dovrebbero essere garantiti durante l’anno anche tramite una adeguata gestione delle rotazioni o degli inerbimenti. Ovviamente la gestione dell’inerbimento deve essere svolta in maniera corretta, effettuando sfalci nei momenti in cui potrebbero generarsi fenomeni di competizione con la coltura (soprattutto in frutticoltura) per quanto riguarda la disponibilità di acqua e nutrienti. Risulta importante anche l’altezza del taglio per lo sfalcio che non dovrà essere inferiore ai 7-8 cm circa.

Si può ottenere un effetto ombreggiante direttamente sulla coltura utilizzando caolino in polvere che, ricoprendo il vegetale di una patina biancastra, ha lo scopo di contrastare i danni da stress termico. La protezione delle colture da bruciature e riscaldo avviene in virtù di un sottile strato di polvere minerale che va a ricoprire il vegetale (il caolino va miscelato con acqua e distribuito sulla vegetazione). Ovviamente si possono impiegare anche reti ombreggianti, compatibilmente con le possibilità delle singole aziende.

VERSO UN APPROCCIO ORGANICO AGROECOLOGICO

Si potrebbe eventualmente prevedere l’impiego di colture meno esigenti da un punto di vista idrico e, soprattutto, più tolleranti nei confronti delle alte temperature. Oggi si parla appunto di “cibo intelligente” per i vantaggi a livello ambientale, energetico e nutrizionale che determinate varietà o Cultivar possono offrire.

Ma occorreranno strategie e rimedi che possano risolvere alla base il problema della cosiddetta “crisi climatica”, come azioni di rimboschimento e piantumazione di alberi su larga scala, fermando l’avanzata del cemento ed anche dell’inquinamento ambientale. Per poter fare ciò sarebbe necessario ridefinire un modello economico (e di sviluppo) diverso da quello che caratterizza l’attuale società.

Mitigare gli effetti di caldo e siccità con l’agricoltura biodinamica
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