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Educare in armonia con la Natura

Educare in armonia con la Natura

15 Maggio 2024

di Claudia Zigliotto

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Coltivare in biodinamico significa lavorare fianco a fianco con la Natura. L’agricoltura biodinamica lavora in armonia con l’ambiente e fa sì che suoli, piante, animali e umani possano svilupparsi e crescere insieme. Un approccio olistico che vale anche in termini educativi e che trova conferma nella scuola steineriana, conosciuta anche come metodo Waldorf, dove l’approccio educativo è quello ideato da Rudolf Steiner nel 1919, basato sul rispetto del singolo individuo e della sua sfera emotiva e personale.

La pedagogia steineriana mette al centro una profonda conoscenza del bambino e delle sue esigenze, da cui si origina un sistema educativo attento e rispettoso delle fasi di sviluppo, come in natura, con un piano scolastico che accompagna l’allievo dalla scuola dell’infanzia fino alle superiori. Un approccio che coinvolge la scuola, ma anche le famiglie, e ne abbiamo avuto conferma ascoltando il punto di vista di due donne coinvolte in questo mondo: Brigida Sardo, insegnante della scuola Steiner Waldorf di Verona, e Giulia Tibaldi, fotografa e mamma di quattro alunni della scuola Steiner Waldorf di Brescia.

Brigida Sardo, oggi insegnante, è un’ex allevatrice di capre del varesotto, che dopo la laurea in storia contemporanea a Bologna e un percorso formativo in pedagogia Waldorf, ha deciso di provare a fare la sua parte nel mondo dedicandosi all’insegnamento e alla pedagogia Waldorf.  

L’agricoltura biodinamica lavora in armonia con la natura, anche in termini educativi vale questo approccio olistico?

B.S.: Educare un essere umano affinché cresca sano e possa sviluppare i suoi talenti e perseguire il suo compito significa porlo in relazione con il mondo che lo circonda affinché possa conoscerlo e amarlo. Ciò può avvenire attraverso una sperimentazione del mondo naturale, attraverso i sensi inizialmente, per poi imparare ad osservare con amore e devozione ciò che ci circonda e scoprirne i segreti e le leggi. 

I bambini e le bambine della scuola steineriana come sperimentano la natura?

B.S.: Nella pedagogia Waldorf il rapporto con la natura è esperienziale e concreto nel primo settennio (età dell’asilo); da 0 a 7 anni il bambino vive in un ritmo collegato alla natura: grazie alle feste dell’anno che scandiscono il passare delle stagioni il piccolo vive immerso nei processi della natura: coltiva il giardino e l’orto, per imitazione trasforma i doni della natura che diventano pane, biscotti, minestre. Nella terza classe nello studio della geografia si incontrano i mestieri e i bambini conoscono vari artigiani o agricoltori che mostrano loro la loro attività a fanciulli incantati. Nel secondo settennio, dai 9 anni circa, si inizia ad osservare la natura dal mondo animale con lo studio della zoologia a quello vegetale con lo studio della botanica, quello minerale con lo studio della geologia a cui si aggiungono poi la fisica, la chimica, la fisiologia, l’astronomia.

Educazione come esperienza, quindi.
B.S.: Esatto. Ogni esperienza conoscitiva vuole essere, appunto, un’esperienza, si parte sempre da un’osservazione dal vero o da un esperimento per poi trarne insieme un insegnamento, una scoperta o una legge. Perché questo viva profondamente nell’animo del bambino si accompagnano queste attività con uscite didattiche in montagna, al mare, sul fiume, nelle stalle e nelle botteghe. 


Quale sono i benefici di un’educazione a stretto contatto con la natura?

B.S.: Innanzitutto educare a stretto contatto con la natura significa percepire costantemente il mondo reale, si impara che ogni cosa ha una sua identità, delle leggi delle verità. Il bambino che conosce la natura ne conosce e ama la bellezza, la grazia e non avrà bisogno di essere educato a rispettarla, perché amandola non potrà fare diversamente. 

Giulia Tibaldi, fotografa insieme al compagno Giordano Garosio, è mamma di quattro figli dai 10 ai 4 anni che frequentano la scuola steineriana di Brescia, in Franciacorta. Quando è diventata mamma, insieme al suo compagno, ha iniziato a chiedersi quali valori volesse dare ai figli e quale fosse il luogo più adatto per la loro educazione.

Perché la scelta di una scuola steineriana?

G.T.: Volevo un’educazione diversa dalla mia, che sono cresciuta in una scuola di suore molto rigida, un’esperienza che non ricordo con serenità e che mi ha lasciato molte insicurezze. Quando ho dovuto scegliere la scuola per la mia prima figlia mi sono guardata attorno, e fortuna ha voluto che una mia cara amica mi ha proposto di vedere una scuola Waldorf in Franciacorta: ci siamo innamorati subito di questa villa dell’800 con un parco gigantesco. Imparando a conoscere la pedagogia della scuola abbiamo capito che era il posto per noi, e questo innamoramento superficiale è diventato profondo.

Quali sono per te i valori principali di questa scuola?

G.T.: Mi piace l’idea di scuola come comunità e la scelta di coltivare le attività manuali fin da piccolini: maglia, falegnameria, uncinetto, tintura, telaio, ricamo aiutano molto a sviluppare la concentrazione. Credo inoltre nei rituali che scandiscono le giornate, hanno la forza di dare sicurezza ai bambini, soprattutto ai più piccoli: dal saluto di inizio giornata alla cadenza delle attività, come il pane il mercoledì o la cera il lunedì. Anche alla scuola primaria c’è un ritmo, ogni materia viene portata per 4 settimane e in questo modo viene interiorizzata in modo intenso.

Anche l’educazione, come l’agricoltura, ha una sua stagionalità: in cosa si svela?

G.T.: È in tante piccole cose. Come la raccolta delle pannocchie, che poi vengono sgranate, trasformate in farina e infine mangiate come polenta. O la celebrazione di molte feste, oltre alle tradizionali festa della mamma o del papà, come quella di San Michele che sconfigge il drago, la lanternata di San Martino o la Candelora. I bambini si preparano per settimane a queste feste, imparano a coltivare la pazienza, oltre a celebrare il momento. Uno splendido insegnamento all’attesa.

Grazie alle tue competenze creative e a quelle legate al mondo della comunicazione, con altre tre professioniste, hai dato forma al progetto Il Girotondo delle Stagioni che ha come obiettivo quello di divulgare i principi della pedagogia steineriana. Ce lo racconti?

G.T.: Vivendo questa scuola in modo attivo, con quattro figli di età diverse, ho capito che la pedagogia steineriana non è semplice vista da fuori. I testi di Steiner sono complessi e faticosi, non immediati, con il rischio di allontanare molte persone da questo mondo meraviglioso. Da qui è nata l’esigenza personale di comunicare il bello che c’è in questo metodo, in un modo semplice e facile per tutti. Il Girotondo delle stagioni è nato così, con il desiderio di portare la pedagogia steineriana a tutti e rendendo accessibili i suoi valori, attraverso una serie di libri in cui sono racchiuse attività e celebrazione delle feste, insieme a canzoni, poesie, ricette e fiabe. Un progetto in cui credo molto, in costante evoluzione, che ci sta portando a fare laboratori in giro per l’Italia. Felici di essere ambasciatrici dell’educazione steineriana.

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