Il biologico 4.0 guarda al futuro con la biodinamica come guida
di Tatiana Salsi
La biodinamica è il passato e il futuro di un’agricoltura che oggi, più che mai, ha la necessità di valorizzare il biologico per continuare a crescere.
Eduardo Cuoco, direttore di IFOAM Organics Europe, la Federazione internazionale dei movimenti per l’agricoltura biologica, è convinto che sì, proprio ora, il comparto biologico sia in una nuova fase di sviluppo e abbia necessità della spinta innovatrice della biodinamica. Oggi, secondo Cuoco, il biologico è divenuto a tutti gli effetti “uno strumento politico trasversale”, capace di rispondere non solo alle diverse posizioni politiche, ma anche di essere la concreta alternativa per modificare la rotta di un mercato sempre più legato a dinamiche sociali e culturali.
DAI TRATTORI AL DIALOGO
L’ago della bilancia è stato un fatto di cronaca, anche trasfigurato mediaticamente, capace di avviare un dialogo fondamentale all’interno della Commissione europea.

“Tutto è cominciato otto mesi fa – spiega il direttore di IFOAM – durante la protesta dei trattori in giro per l’Europa. La protesta riguardava le condizioni socioeconomiche di vita medie degli agricoltori, ma le reazioni furono le più disparate. Si arrivò anche a dire che la protesta era contro le politiche ambientaliste della Commissione europea, il cosiddetto Green deal. Resta però il fatto che la protesta ha fatto sì che la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen iniziasse un processo chiamato ‘Dialogo strategico per il futuro dell’agricoltura e dell’alimentazione europea’. Di fatto con la protesta dei trattori c’è stato un blocco di quelle attività politiche rivolte a incrementare la sostenibilità in agricoltura”.
IL CONFRONTO TRA REALTÀ
Si direbbe un misunderstanding, che ha avuto però come esito un confronto positivo capace di riunire realtà molto diverse tra loro impegnate sul fronte agroalimentare e ambientale. Ben 29 organizzazioni – tra cui Greenpeace, l’Ufficio europeo per l’ambiente, Amici della Terra, Birdlife Europe, Food and drink Europe, Europe commerce, Copa Cogeca che rappresenta l’agricoltura convenzionale in Europa, giusto per citarne alcune – si sono messe a lavorare direttamente con la presidente von der Leyen e un suo policy advisor. Il confronto, che ha visto IFOAM in prima linea, è culminato con la presentazione circa un mese fa di un report sul futuro dell’agricoltura. Solo qualche giorno fa, lunedì 14 ottobre, otto organizzazioni del gruppo, tra cui IFOAM Organics Europe, sono state chiamate a riferire al parlamento Ue sul tema.
Il mondo del biologico non ha dunque solo partecipato al confronto, ma è stato chiamato a presentare il lavoro svolto da marzo in poi, in un momento cruciale per la formazione del nuovo parlamento. La scelta non è casuale. Già nella Farm to Fork, la strategia parte del Green Deal della Commissione europea che vuole rendere sostenibile il sistema alimentare, il ruolo del biologico è determinante.
BIOLOGICO COME GUIDA DELLA SOSTENIBILITÀ
“Quello che esce chiaramente dallo ‘Strategic Dialogue’ – spiega Cuoco – è che c’è un chiaro riconoscimento del biologico come guida sul fronte della sostenibilità, come il più importante sistema legalmente riconosciuto di sostenibilità alimentare (leading sustainable farming system)”. Una doppia conferma che apre la strada a un’ulteriore fase di sviluppo del biologico a livello internazionale.
Il report presentato dalle organizzazioni precisa le necessità di promozione del biologico, del suo ingresso nelle mense pubbliche, di educare al biologico nelle scuole per formare i tecnici del futuro, di sostenere la ricerca e lo sviluppo, di avere il supporto della politica agricola comune. Le organizzazioni concordano poi sul fatto che il biologico è l’unica etichettatura legalmente riconosciuta e approvata per il benessere animale in Europa.
“Da questo report – precisa Cuoco – esce anche la necessità di rafforzare il ruolo dei produttori agricoli bio nella catena di produzione, quindi nella filiera. Questo va fatto per garantire quell’aspetto socio-economico che era all’origine della protesta dei trattori di marzo 2024. Fa sì che gli agricoltori abbiano una giusta remunerazione per il loro lavoro e non vendano i loro prodotti a un prezzo troppo basso. Il report non specifica cosa significa un prezzo troppo basso, ma l’indicazione dovrebbe essere “non al di sotto dei prezzi di produzione”.
IL BIOLOGICO COME STRUMENTO POLITICO
Cuoco ne è certo: dalla Farm to Fork in poi il biologico non è più un modello produttivo, non è solo un modello di riferimento, ma rappresenta un vero e proprio “modello politico per la trasformazione dei sistemi agroalimentari, un agente di cambiamento”.
C’è un invito alla politica nelle parole del direttore di IFOAM Organics Europe, perché questo modello è uno “strumento in mano ai decisori politici per attuare in modo diretto, chiaro e trasparente delle azioni per migliorare la sostenibilità dei sistemi agroalimentari. Non solo uno strumento per i decisori politici europei, ma per tutti i decisori politici, a livello nazionale, regionale, locale, anche nel più piccolo comune. Grazie al biologico, inteso come strumento della politica, è possibile riuscire a creare biodistretti come motore di rivitalizzazione e sviluppo nelle aree rurali svantaggiate; offrire opportunità di lavoro per i giovani agricoltori”.
E poi sfatiamo un mito: il biologico non è solamente sostenibilità ambientale, ma sostenibilità a 360 gradi. “Quando parliamo di sostenibilità – sottolinea Cuoco – parliamo di sostenibilità sociale, economica, di comunità. Parliamo anche di redditività più alta per gli agricoltori, che in media nel biologico hanno dei redditi netti più alti rispetto agli agricoltori convenzionali, e anche di lavoro meglio pagato”.
MIGLIORI CONDIZIONI DI LAVORO E MAGGIORE REDDITIVITÀ
Non solo. Come ricorda il direttore di IFOAM Organics Europe, nel biologico c’è una richiesta di competenze e preparazione più alta rispetto al convenzionale. “Questo ha come risultato il fatto che nel momento in cui formi i lavoratori, vuoi che questi lavoratori restino. E accade anche che i lavoratori siano più numerosi. Hai più lavoratori, li paghi meglio, ma riesci comunque ad avere margini netti più alti rispetto al convenzionale”.

Uno studio del Crea, il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, stima che nell’ortofrutta un’azienda biologica ha in media una redditività netta in media più alta rispetto al convenzionale del 35%.
In questo quadro l’agricoltura biodinamica assume un ruolo importante, alzando l’asticella del biologico, proiettandosi verso il futuro con grande coerenza e determinazione. È Cuoco a precisarlo, partendo dalle origini storiche del bio e del biodinamico e concludendo che la dimensione temporale sembra non aver scalfito la biodinamica. Come direbbe il saggista Piero Bevilacqua, la biodinamica è centenaria ma ha davvero l’aspetto di una “giovane fanciulla”.
“Il bio – sottolinea poi Cuoco – è nato circa 100 anni fa, perché il bio nasce anche dal lavoro che ha fatto Steiner e dal lavoro che hanno fatto tanti altri nel periodo degli anni ’20 per cercare di creare un’agricoltura alternativa a quel modello che si stava creando dopo la prima guerra mondiale. Il biologico, a prescindere dal marchio europeo, ha una tradizione lunghissima”.
PASSATO E FUTURO BIODINAMICO
“Da una parte – precisa Cuoco – penso che il che il biodinamico possa rappresentare la storia da dove nasce il bio e, allo stesso tempo, possa rappresentare anche dove il bio potrà arrivare. Ha quindi un duplice ruolo: quello di essere il passato dell’agricoltura e di rappresentare ancora un’avanguardia”.
E allora l’agricoltura biodinamica può essere il motore del cambiamento, del salto in avanti, verso un’agricoltura davvero più sostenibile su tutti i fronti.
“Quando penso ad un’azienda biologica a ciclo chiuso – ricorda Cuoco – penso al lavoro degli agricolotori biodinamici. Questo perché 100 anni fa come oggi la pratica biodinamica è un esempio vivente di come si fa economia circolare in agricoltura. In più c’è una grande attenzione a quello che è l’inclusione degli animali nel mondo della produzione agricola. Nell’azienda agricola c’è tutto e c’è una grande quantità di conoscenze: l’agricolture biodinamico studia per ottenere risultati”.
C’è di più, perché nel mondo biodinamico l’agricoltore interpreta al meglio il ruolo di un imprenditore. “Sulla base della mia esperienza – aggiunge Cuoco – i produttori biodinamici, anche grazie a realtà associative come Demeter, hanno una forte propensione a far squadra con i diversi attori (aziende di trasformazioni, commercio specializzato, etc.) ambendo a costruire filiere virtuose impegnate, tra l’altro, a garantire prezzi equi”.
OLTRE LO STANDARD C’È DI PIÙ
Spesso il biologico è accusato di essere uno standard ampio e che il regolamento permetta ad alcuni di rispondere meramente alle richieste del mercato, senza investimenti nell’effettivo cambiamento della produzione agricola. Sul tema Cuoco ribatte rapidamente: “Non tutto deve essere nel regolamento del biologico”. “Si tratta – continua – di uno strumento politico, che ci permette un riconoscimento e di fare un cambiamento nelle aree agricole. Se ci aspettiamo tutto da questo allora diventiamo semplice regolamentazione e non il Movimento per l’agricoltura biologica. L’idea del movimento è di crearci opportunità e standard più alti. Il regolamento ci dà una base comune su cui lavorare, ma non è necessario aspettare le regole per migliorare e alzare l’asticella”.
VERSO IL CONGRESSO DI TAIWAN
Proprio di puntare più in alto si parlerà al Congresso mondiale del biologico IFOAM, che si terrà a Taiwan il prossimo dicembre. “Siamo davvero pronti a questa sfida?” sprona Cuoco alludendo al fatto che prima è necessario aver ben chiare le idee per agire con competenza. Anche per questo, per la varietà di esperienze che comprendono gli standard sociali ancora fuori dal regolamento del biologico, gli standard setter come Demeter possono fare scuola e guidare nello sviluppo.
Secondo il direttore di IFOAM Organics Europe i tempi sono maturi per un ulteriore passo del biologico: “Oggi siamo alla soglia della fase 4.0, un biologico che punta ad essere 1/4 dell’agricoltura europea, che pensa ad entrare in tutte le mense pubbliche, nel curriculum delle scuole, nelle università, che vuole guardare alla salubrità dal punto di vista sociale, economico, ambientale, e rinnovarsi ogni giorno di più. A Taiwan porteremo questi temi su cui riflettere insieme ai colleghi di tutto il mondo. È il momento di andare oltre il 2030 e di cominciare a lavorare sulla visione verso il 2050”.
IL VERO COSTO DEL CIBO
Poi c’è il tema del vero costo del cibo: siamo davvero sicuri che la produzione agricola convenzionale sia più economica? L’argomento è estremamente complesso, ma è una delle priorità sulle quali è necessario lavorare. Per spiegarlo Cuoco tira in ballo la Danimarca e l’esempio è efficace.
“In Danimarca – ricorda – per ogni euro investito in una mensa bio (il 90% delle mense danesi), il governo risparmia 36 euro. Da quando hanno aumentato la percentuale di bio nelle mense, i danesi hanno ridotto l’obesità e alcune malattie metaboliche che affliggevano i loro frequentatori. Gli utenti mangiano alimenti più sani e si ammalano meno. Il risultato è un ritorno sugli investimenti, perché tra le spese da considerare ci sono anche quelle sanitarie”.
Anche per questo da anni IFOAM chiede a gran voce che il biologico – trasformato o fresco – sia a Zero Iva, in modo che il consumatore possa trovare prezzi più bassi.
“Serve uno studio – conclude Cuoco – sul sistema di tassazione del biologico, che è uno dei sistemi più competitivi che abbiamo in Europa. Le performance economiche sono importanti e anche se guardiamo all’export dell’agroalimentare, il biologico è sempre in testa”.
È il momento giusto per spingere sul pedale dell’innovazione. E la collaborazione è fondamentale.