Giovanni, un cuore Legittimo in Demeter
di Tatiana Salsi
Le passioni più autentiche diventano il motore di una vita. Per Giovanni Legittimo è stato esattamente così. Per ben 32 anni, dal 1990 al 2022, Legittimo ha rappresentato Demeter prima come collaboratore, poi come responsabile della segreteria tecnica, consigliere, ispettore, vicepresidente e, per un periodo, anche presidente. Di tutto e di più, anche perché il suo carattere vulcanico e determinato non poteva certo passare inosservato. Lo abbiamo raggiunto nel cuore del suo Salento dove ora, lontano dai ritmi frenetici del lavoro, cura e custodisce biodiversità in un ettaro e mezzo di terreno e oliveto. Ci ha raccontato la sua storia in Demeter, le conquiste e anche le prove più difficili, l’entusiasmo e i valori che hanno permesso a lui e all’associazione di crescere.
LA SCOPERTA
“Era l’ottobre del 1980. Avevo già fatto tre anni di ingegneria meccanica a Pisa quando decisi di cambiare facoltà e di iscrivermi ad Agraria. Erano anni in cui cercavo qualcosa che mi coinvolgesse davvero. E fu proprio alla facoltà di Agraria che vidi una locandina che attirò la mia attenzione. Sopra si annunciava che, da lì a poco, sarebbe stata pubblicata una rivista dal titolo “Terra biodinamica”. La osservai con interesse e presi appunto dei riferimenti. Ricordo che nella mia testa mi dissi: finalmente, a questa rivista mi abbonerò! Così feci e cominciai a ricevere i quattro numeri del trimestrale. La rivista era stampata su carta riciclata e pubblicava principalmente articoli tradotti dal tedesco, oltre ai contributi di autori come Gianni Catellani, Enzo Nastati”.
L’AMBIENTALISMO
“Papà Rocco e mamma Gina avevano la quinta elementare e una grande sensibilità e attenzione per la natura. Sono cresciuto in campagna, con un padre che partecipava alla politica e che insegnava al figlio l’importanza di essere sempre onesto, di rispettare le persone e la natura.
Fin da giovanissimo sono sempre stato molto attento al tema ambientale, ma un fatto spinse ancora più in là le mie convinzioni. Nel luglio 1976, a Seveso, avvenne un grave incidente industriale in un’azienda svizzera, l’ICMESA, di proprietà della Givaudan e dal 1963 controllata dalla Hoffmann-La Roche. L’incidente causò la dispersione nell’atmosfera di una nube di diossina, utilizzata nella produzione di diserbanti, fungicidi e battericidi, un veleno che investì una vasta area di terreni nella bassa Brianza, in particolare Seveso. Le conseguenze furono terribili per la popolazione. Fu necessaria la bonifica delle abitazioni e, nei casi peggiori, le case furono distrutte e ricostruite. Centinaia di persone, soprattutto bambini, ebbero conseguenze sulla salute. Ne rimasi sconvolto. L’uso della chimica non mi piaceva e non potevo accettarlo osservando la natura e i suoi equilibri.
La mia famiglia aveva una piccola azienda agricola e mio padre era un commerciante di frutta e verdura all’ingrosso e al minuto. A maggior ragione pensai a quanti danni la chimica potesse fare nelle campagne e, di conseguenza, nella produzione degli alimenti”.
PRIMA DEL BIOLOGICO
“Erano anni in cui non si parlava di biologico e la parola biodinamica in Italia non era certo diffusa. Su “Terra biodinamica” leggevo di argomenti spirituali che, per mia formazione, aprivano la strada a molti interrogativi e perplessità. Allo stesso tempo, però, ne coglievo l’importanza rafforzata da alcune ricerche scientifiche e approfondimenti sui risultati della pratica agricola biodinamica. Alla fine, a furia di informarmi e leggere di biodinamica, coinvolsi anche mio padre, che cominciò a mettere in pratica alcuni accorgimenti, come ad esempio i sovesci, le pacciamature. Pratiche che, in un’epoca in cui la chimica aveva preso piede nelle coltivazioni, non portava avanti più nessuno. A un certo punto feci un corso di agricoltura a Zelata di Bereguardo, dove Giulia Maria Crespi si impegnava a diffondere la cultura e le pratiche biodinamiche. Il mio interesse continuava a crescere trasformandosi in passione”.
DAGLI STUDI A DEMETER
Mentre proseguivano gli studi di Agraria a Bari, d’estate Legittimo andava all’estero per mettere in pratica l’agricoltura biodinamica e continuava ad aiutare l’attività di famiglia. Arrivò anche il tempo della laurea in Agraria, ma Legittimo, forte delle sue convinzioni, era determinato a fare una tesi con un tema all’avanguardia, capace di argomentare sui rischi per la salute derivati dall’utilizzo della chimica in agricoltura. Fu proprio durante la ricerca dei materiali e del maggior numero di informazioni possibile, praticamente inesistenti all’epoca, che Giovanni Legittimo entrò in contatto con l’associazione biodinamica di Milano. Da lì a Demeter il salto fu breve.
“Dato che ero alla ricerca di aziende biodinamiche per portare avanti i miei studi mi dissero di andare nell’ufficio di Demeter e che lì avrei trovato una signora, Camilla Conforti, e il presidente Gianni Catellani. Approdai in un piccolo ufficio messo a disposizione e allestito nella proprietà di Camilla Conforti a Basilicanova, a una quindicina di chilometri da Parma, la città che mi avrebbe accolto poi per molti anni a seguire. L’ufficio era dotato di una macchina da scrivere e di un fax. Sarei dovuto restare un solo giorno e invece rimasi per ben 10 giorni. Il risultato fu la mia prima indagine sulle aziende biodinamiche dell’epoca.
L’esito della ricerca portò a dati statistici che mandai poi a Demeter come ringraziamento per l’accoglienza. Camilla Conforti, il coordinatore dell’ente in quegli anni, mi rispose con una domanda: ‘Ma lei, una volta laureato, verrebbe qui a darci una mano?’
Per me fu una gioia indescrivibile. Io volevo fare esattamente quello nella vita: volevo dedicarmi alle aziende agricole capaci di creare un’economia circolare, sostenibile e virtuosa. Era il 1990, non mi ero ancora laureato e la decisione fu immediata. Raggiunsi Parma e cominciai il mio primo lavoro, un’autentica avventura, perché di lì a poco anche Demeter cominciò a crescere e, solo un anno dopo il regolamento dell’agricoltura biologica alla Comunità europea del 1991, divenne organismo di controllo delle produzioni biodinamiche”.
L’ANNUNCIO
Giovanni è una di quelle persone che non mostrano facilmente l’emozione, ma l’annuncio ufficiale arrivato dal Ministero nel dicembre 1992 ebbe l’effetto frizzante della brezza che arriva dal mare a primavera. Anche Camilla se ne accorse.
“Presi coscienza che sì, lavorando con gli agricoltori, con persone che credono nel rapporto sinergico tra uomo e ambiente, allora sì davvero qualcosa può essere fatto per cambiare la società. Laddove vedevo crollare la politica, vedevo la passione di tanti accendere una prospettiva di futuro più armonioso. Facendo capire quanta differenza passa dal biologico o biodinamico rispetto al convenzionale è possibile davvero cambiare la mentalità delle persone: crei un movimento culturale capace di rispettare gli equilibri della natura. E allora il passo che ci porta a una dimensione spirituale è breve. Questa è la grande potenza del pensiero e della pratica biodinamica”.
All’arrivo di Giovanni le aziende Demeter erano circa 189 per un’estensione complessiva di 1.880 ettari. In gran parte si trovavano in Sicilia, dove c’è sempre stata un’alta sensibilità al metodo agricolo biodinamico.
IL LAVORO
Da collaboratore della segreteria tecnica a responsabile della stessa nell’arco di pochi anni, tecnico ispettore, docente fino a far parte del cda di Demeter ricoprendo diversi ruoli: consigliere, vicepresidente e anche presidente. In anni non certo facili per l’associazione, dal maggio 1999 al maggio 2001, Legittimo è stato anche presidente. Fu votato all’unanimità dagli associati, nonostante investisse già un ruolo tecnico in Demeter. In quel momento si era resa necessaria una figura “super partes”, capace di rispettare anche i delicati equilibri internazionali come le relazioni con il Demeter Bund tedesco. E anche in quel momento le parole di Camilla, anima forte e determinata dell’associazione, lo convinsero che la candidatura fosse un passo necessario. “C’erano molti equilibri da rispettare, difficoltà da affrontare in una fase in cui l’attività di Demeter Italia si stava radicando sul territorio”.

GLI AGRICOLTORI
Ma quando Legittimo parla del suo lavoro, degli anni in cui è stato anche direttore generale di Codex (1997-2000), organismo di contro e di certificazione e vicepresidente di ICEA, l’Istituto di certificazione etica ed ambientale (2000-2002), pensa anche al rapporto che ha avuto con gli agricoltori, gli imprenditori agricoli, molto più semplicemente con tante famiglie che nella loro attività hanno sempre cercato di portare avanti valori importanti, “il motore più autentico dell’agricoltura biodinamica” secondo Legittimo.
“Oggi, da pensionato, quando ripenso agli anni in Demeter penso al rapporto che ho stabilito con gli imprenditori agricoli. Un dialogo trasparente e corretto, che mi ha sempre riempito di gioia. Quando entravo nelle aziende ciò che appariva subito evidente era la grande vitalità, la biodiversità che si esprimeva in ogni realtà e in ogni aspetto. Poi c’è anche il ricordo di una persona speciale che ci ha lasciati a soli 36 anni nel gennaio 2003 a causa di una grave malattia, Liana Regazzoni, consigliera di Demeter. Negli anni ’90 si occupava delle fiere con un sorriso e un entusiasmo indimenticabili”.
IL FUTURO
Il pensiero poi vai al futuro di Demeter. “Le piccole e medie aziende sono importanti per tracciare il futuro, perché capaci di essere in stretto contatto con il territorio e le persone. E poi è sempre più necessario salvaguardare le sementi. Il ruolo della biodinamica è anche di avere una visione, essere quindi visionaria, capace di immaginare ciò che verrà nel modo migliore. Questa visione dell’agricoltura sostenibile e circolare cresce solo con l’impegno di ogni individuo. Sono certo che se sempre più persone cominceranno ad apprezzare e comprendere la visione biodinamica, a partire dalla triarticolazione, la società legata alla materialità imperante potrà cambiare”.
E mentre Giovanni ci racconta del passato, dell’Emilia e della solidarietà degli emiliani con un filo di malinconia, delle conversazioni animate e anche delle risate con i colleghi dell’ufficio, dei plichi di carta che incombevano e invadevano la sua scrivania in strada Naviglia a Parma, c’è qualcuno che lo sta aspettando, proprio lì davanti a casa, in Puglia. I vecchi amici di Casarano sono pronti a fare una passeggiata sul lungomare. È un appuntamento quotidiano mai messo in discussione. Anche la campagna che si affaccia al mare li sta ad osservare sorridendo. Come spesso Giovanni ripete: “Legittimo di nome e di fatto!”.