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Relazioni resilienti: l’esempio de Le Costantine

Relazioni resilienti: l’esempio de Le Costantine

20 Settembre 2024

di Claudia Zigliotto

C’è una passione artigiana che tesse relazioni e crea fibre resistenti. È l’anima della Fondazione Le Costantine, nel cuore del Salento, dove la tradizione e la sostenibilità si intrecciano per dare vita a un modello di economia resiliente.

Fondata su principi di agricoltura biodinamica e di solidarietà sociale, la Fondazione incarna uno dei valori cardine di Demeter Italia: la costruzione di relazioni economiche solide e durature, basate sulla collaborazione tra tutti gli attori della filiera, dal campo alla tavola.

La redditività delle aziende agricole Demeter non è solo finalizzata al sostentamento di chi coltiva, ma si estende all’interesse di tutti i lavoratori coinvolti, in un’ottica di equità e sostenibilità economica. Questo modello di “economia associativa” prevede che coltivatori, trasformatori, rivenditori e consumatori si incontrino periodicamente per discutere delle condizioni del mercato, garantendo così trasparenza e cooperazione lungo tutta la catena del valore.

La Fondazione Le Costantine non solo si impegna a costruire un modello economico resiliente, ma è anche una resistenza della cultura e delle tradizioni artigianali locali. Attraverso il suo laboratorio di tessitura artigianale e il lavoro agricolo, la Fondazione offre opportunità di emancipazione e crescita alla comunità locale, consolidando il legame tra l’agricoltura biodinamica e le tradizioni salentine. Le altre attività in essere sono la scuola di formazione professionale e la casa vacanze attrezzata per persone con disabilità.

Per approfondire come questi principi si possano realizzare  concretamente, abbiamo intervistato Antonello Russo, fondatore e responsabile della Fondazione Le Costantine, e Maria Cristina Rizzo, presidente, esplorando il progetto e il suo contributo all’economia sostenibile del territorio.

Antonello Russo, come è arrivato alla Fondazione Le Costantine? Ci racconta il progetto?
Tutto è iniziato da un invito di alcuni Consiglieri della Fondazione, allora in carica, per le mie conoscenze in agricoltura biodinamica. Fin dal primo statuto, la fondatrice Giulia Starace aveva previsto l’applicazione dell’agricoltura biodinamica nella tenuta della Fondazione. Negli anni ’70, Giulia era già in contatto con il Demeter Bund in Germania, con l’intenzione di creare una comunità agricola biodinamica a Le Costantine. Il suo interesse per l’Antroposofia, condiviso con alcuni membri della sua famiglia, la spinse verso questo approccio, come una cugina che già collaborava con il dottor Karl König, noto pediatra austriaco e fondatore del metodo Camphill, utilizzato per supportare bambini con disabilità.

Qual è il legame tra questa associazione e Demeter?
La nostra azienda agricola è certificata Demeter, anche se attualmente non produciamo sotto questo marchio a causa della “Xylella Fastidiosa”, che ha colpito i nostri uliveti. Stiamo lavorando per ripristinare la coltivazione dell’ulivo. Nonostante questo, l’impegno verso l’agricoltura biodinamica e la collaborazione con Demeter rimangono centrali.

Uno dei principi fondanti di Demeter riguarda la costruzione di relazioni economiche resilienti, orientate a creare legami duraturi. In che termini la Fondazione Le Costantine rappresenta una economia resiliente?
Nonostante le difficoltà incontrate nella produzione agricola, il nostro laboratorio di tessitura artigianale è un perfetto esempio di resilienza. Dopo un lungo periodo di inattività, è stato riavviato all’inizio degli anni 2000, riscoprendo le antiche tecniche artigianali e adattandole al presente, con uno sguardo proiettato al futuro. Oggi, le nostre artigiane creano manufatti unici, fatti a mano, che incarnano la bellezza e la tradizione del nostro territorio sia nelle tecniche adottate (lavorazioni a fiocco), sia nei disegni originali del Salento.

Un detto pugliese, “ogni cannata è pintu” (ogni errore fa nascere un nuovo disegno), sembra richiamare il concetto di resilienza. Qual è la bellezza del ricamo salentino e cosa lo rende unico?
La Fondazione Le Costantine è oggi un patrimonio collettivo, non solo per il Salento, ma per l’intera regione. Abbiamo saputo custodire e tramandare saperi antichi, portando il piccolo borgo di Casamassella a essere riconosciuto come “Borgo delle Tessitrici”. Il nostro ricamo artigianale rappresenta un’espressione di questa tradizione, unica per la sua qualità e autenticità.

Quanto è importante il lavoro della Fondazione per la comunità salentina?
Il nostro laboratorio di tessitura ha formato molte donne nel corso degli ultimi vent’anni. Alcune di loro hanno aperto attività in proprio, altre sono diventate dipendenti della Fondazione, e altre ancora collaborano con noi. Questo lavoro è diventato una fonte di emancipazione e crescita personale.

La Fondazione Le Costantine ha una forte dimensione di solidarietà al femminile. Quante donne avete formato e cosa significa per loro questo percorso?
Il nostro laboratorio, chiamato “Cantando e Amando” dalla fondatrice, rappresenta per molte donne l’opportunità di esprimere la propria creatività in un ambiente di lavoro sereno e gratificante. Abbiamo formato numerose donne, e questo percorso ha permesso loro di costruire una carriera e una nuova indipendenza economica.

Dal Salento a Parigi: la Fondazione è stata scelta da Dior per una collaborazione. Come è nata questa opportunità?
Maria Grazia Chiuri, direttrice creativa di Dior, ci ha visitato all’inizio del 2020 e ha capito subito che potevamo soddisfare le richieste della Maison. La collaborazione è stata estremamente positiva, e il rapporto continua. Maria Grazia Chiuri ha sposato la causa della Fondazione e ci supporta attivamente.

Come vi vedete nei prossimi cinque anni?
Ci auguriamo di continuare il nostro percorso di crescita, mantenendo viva la nostra missione. Vogliamo continuare a fare bene ciò che facciamo, sempre aperti a nuove sfide e opportunità. Vogliamo proseguire nel nostro impegno per la comunità, mantenendo lo sguardo verso il futuro senza dimenticare le nostre radici.

Relazioni resilienti: l’esempio de Le Costantine
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