
NGT: una narrazione inesatta, incompleta e fuorviante: non sono naturali
di Salvatore Ceccarelli – già professore ordinario di Genetica Agraria
Uno dei cardini della narrazione degli NGT che secondo noi ne ha favorito l’approvazione da parte del Parlamento Europeo è che si tratta di prodotti naturali simili a quelli che si ottengono dal miglioramento genetico tradizionale. Questo aspetto della narrazione è inesatto e incompleto perché il miglioramento genetico è altra cosa, e di conseguenza ha fuorviato il parere del Parlamento Europeo.
Che il miglioramento genetico sia altra cosa ce lo dicono 13 tra i migliori nomi nel campo del miglioramento genetico, della genetica dei caratteri quantitativi[i], della biologia evoluzionistica e della biologia vegetale, in una pubblicazione su Nature che comincia così: “Con un clima che cambia e una popolazione in crescita, il mondo ha sempre più bisogno di colture più produttive e resilienti. Ma per migliorarle è necessario sapere cosa funziona effettivamente sul campo”[ii]. La pubblicazione è del 2023, e quando afferma che “Negli ultimi due decenni, molte riviste, inclusa questa (riferendosi a Nature, n.d.a.), hanno pubblicato articoli che descrivono come la modifica di uno o pochi geni possa comportare un sostanziale aumento della resa delle colture. Gli aumenti riportati vanno dal 10% al 68% e le colture analizzate includono riso, mais, tabacco e soia” si riferisce in modo generale ai prodotti dell’ingegneria genetica che comprende sia vecchi che nuovi OGM.
La frase successiva sembra anticipare le attuali sperimentazioni sulle NGT1 approvate dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica[iii] quando dice “Questi studi hanno contribuito a importanti scoperte nella biologia molecolare e nei geni. Ma molti (di questi studi, n.d.a.) sono i risultati di test condotti in serra o in prove sul campo su piccola scala – queste ultime in genere riguardano piante coltivate in piccoli appezzamenti. Pochi, se non nessuno, hanno utilizzato i disegni sperimentali necessari per valutare le prestazioni delle colture in ambienti reali. E quasi nessuna scoperta si è tradotta in aumenti di resa nelle aziende agricole reali”. “Soprattutto nel contesto del cambiamento climatico e di una popolazione umana in crescita, la diffusione di affermazioni fuorvianti sulle rese è diventata per noi motivo di preoccupazione. Data la nostra specializzazione (n.d.a.) “molti di noi hanno lavorato a progetti nazionali o al miglioramento genetico di colture in collaborazione con aziende multinazionali”. “Per incoraggiare una scienza che abbia un impatto, chiediamo a ricercatori, revisori ed editori di riviste (io avrei aggiunto anche “a chi finanzia queste ricerche”, n.d.a.) di garantire che siano soddisfatti almeno cinque criteri ogni volta che vengono fatte affermazioni sugli effetti di singoli geni o di pochi geni sulla resa di una coltura.
I criteri di cui parlano gli autori del lavoro citato si riferiscono soprattutto alla produzione che è uno degli obbiettivi principali del miglioramento genetico[iv], ma sono facilmente estrapolabili ad altri caratteri.
I cinque criteri sono i seguenti:
- Gli studi dovrebbero usare una definizione standard della produzione
Nelle specie più importanti, gli agricoltori e chi fa miglioramento genetico descrivono la resa come il peso della granella secca raccolto per unità di superficie o il contenuto di sostanza secca delle radici e dei tuberi raccolti per unità di superficie. Al punto 3, si torna su questo argomento. - Gli esperimenti dovrebbero essere replicati sia nella stessa località che in diverse località ed anni
Questa è una delle modalità standard dei programmi di miglioramento genetico per tener conto dell’effetto dell’interazione genotipo x ambiente[i], uno dei problemi che complica maggiormente il lavoro di chi fa miglioramento genetico. Si sa bene che all’inizio di un programma di miglioramento genetico, la quantità di seme disponibile e, nel caso degli organismi geneticamente modificati, i regolamenti dei diversi paesi, limitano questa possibilità anche se oggi esistono disegni sperimentali che consentono di superare queste difficoltà[ii]. Tuttavia ci si dovrebbe astenere da promesse e proclami prima che questo criterio sia soddisfatto. - Le varietà, le densità di semina e le altre condizioni sperimentali dovrebbero corrispondere strettamente a quelle delle aziende agricole
Per quanto possibile, i ricercatori dovrebbero tenere conto, nei loro disegni sperimentali, delle condizioni e delle pratiche delle aziende agricole che potrebbero in ultima analisi coltivare la coltura[iii]. Ciò significa usare quanto più possibile le pratiche del mondo reale per l’uso di concimi, la lavorazione del terreno, l’irrigazione, la semina, la raccolta e così via. Significa adottare protocolli sperimentali che evitino, per esempio, gli effetti di bordo che possono distorcere la stima della resa. Infatti, a volte la resa viene misurata su singole piante, piuttosto che su intere parcelle. Le piante che producono di più quando coltivate spaziate perché, per esempio, crescono più alte di quelle vicine – potrebbero non produrre di più quando vengono coltivate alle densità usate dagli agricoltori[iv]. - Bisognerebbe usare controlli appropriati
L’uso di controlli appropriati è una delle regole basilari in un programma di miglioramento genetico perché dalla loro scelta dipende la decisione di quale dei materiali in selezione è superiore. Le rese delle colture geneticamente modificate dovrebbero essere confrontate con la resa locale o nazionale di qualsiasi coltura oggetto di indagine, non con qualche vecchia varietà non più utilizzata[v]. Le rese degli ibridi dovrebbero essere confrontate con quelle di altri ibridi e non con quelle delle linee parentali, e così via. - I ricercatori dovrebbero dare priorità ai geni che il miglioramento genetico potrebbe aver trascurato
Prima di investire molto tempo e denaro in ricerche su un particolare gene, i ricercatori dovrebbero verificare che alleli comparabili non siano già presenti o fissati in varietà di colture commerciali. Se chi fa il miglioramento genetico di professione ha già lavorato con un gene per decenni, è estremamente improbabile che questo produca improvvisamente importanti incrementi di resa. E se non ci ha lavorato, ci potrebbero essere ottimi motivi per non averlo fatto.
[i] Falconer DS, 1981. Introduction to quantitative genetics, 2nd Ed. Longman Group, Ltd, London
[ii] Khaipho-Burch M. et al. 2023. Scale up trials to validate modified crops’ benefits. Nature 621, 470-473. https://doi.org/10.1038/d41586-023-02895-w
[iii] https://bch.mase.gov.it/index.php/it/?view=article&id=435&catid=15
[iv]Ceccarelli S. 2009. Main stages of a plant breeding programme In: Plant Breeding and Farmer Participation, Ceccarelli S, EP. Guimaraes and E. Weltzien (Eds.) pp 63-74. https://api.semanticscholar.org/CorpusID:82027060
[v]Mohammadi R, Jalal Kamali, M.R., Amri A, Kehel Z, Sadeghzadeh B. (eds). 2026, Genotype x Environment Interactions and its Implications for Plant Breeding. Springer, Singapore. https://link.springer.com/book/10.1007/978-981-95-5664-9
[vi] Sermarini RA, Brien C, Demétrio CGB, dos Santos A. 2020. Impact on genetic gain from using misspecified statistical models in generating p-rep designs for early generation plant-breeding experiments. Crop Sci. 60 (6), 3083-3095. https://doi.org/10.1002/csc2.20257
[vii] Honsdorf N, Van Loon J, Govaerts B, Verhulst N. 2022. Crop Management for Breeding Trials. In: Reynolds MP, Braun HJ. (eds) Wheat Improvement. Springer, Cham. https://doi.org/10.1007/978-3-030-90673-3_15
[viii] Duvick DN. 2005. The Contribution of Breeding to Yield Advances in maize (Zea mays L.). Advances in Agronomy 86, 83-145. https://doi.org/10.1016/S0065-2113(05)86002-X
[ix] Ceccarelli S. 2009. Selection methods. Part 1: Organizational aspects of a plant breeding programme In: Plant Breeding and Farmer Participation, Ceccarelli S, EP. Guimaraes and E. Weltzien (Eds.) pp 63-74. FAO, Rome. https://api.semanticscholar.org/CorpusID:127992785









