La pianta, organismo tra cielo e terra
di Fabio Fioravanti
«…il linguaggio comune è appena bastante nella vita per esprimere e comprendere, poiché con esso indichiamo soltanto rapporti superficiali. Non appena si parla di nessi più profondi ci si deve servire di un altro linguaggio: il linguaggio artistico».
(J. W. Goethe)
Con queste parole Johann Wolfgang Goethe ci invita a comprendere in maniera approfondita il mondo che ci circonda, e con esso tutti i fenomeni del vivente. Per questo ci esorta a un approccio conoscitivo che vada oltre l’ordinario intellettualismo in modo da comprendere i nessi profondi che governano la natura nel suo insieme.
Lo stesso Rudolf Steiner ci stimola a cogliere e interpretare al meglio i processi naturali, anche e soprattutto per quanto riguarda la pratica agricola e lo sviluppo della pianta.
Sempre secondo Goethe le forme vegetali partecipano a un tutto unitario e la pianta non può essere studiata astraendola da questo insieme. Egli cerca di stabilire le relazioni tra i diversi Regni della Natura cercando di cogliere affinità e similitudini che consentano di elaborare una legge che abbracci il tutto.
Di seguito un brano tratto da “La metamorfosi delle piante” di J. W. Goethe a cura di S. Zecchi, Guanda Edizioni
«Goethe cercava innanzitutto un modello per la descrizione di una regolarità presente nello sviluppo della pianta che, se anche non fosse attualmente presente, tuttavia potesse essere proiettata in un modello o immagine. Il modello o immagine funziona quindi da sintesi tra il singolo e l’universale, tra il sensibile e l’ideale, e permette di cogliere la legge interna al manifestarsi dei fenomeni».
Diviene dunque importante leggere e interpretare il “libro della Natura” per portare a coscienza i processi che regolano e definiscono lo sviluppo della pianta nel susseguirsi delle stagioni, poiché l’agricoltore con il suo lavoro si inserisce proprio all’interno di questi stessi processi. A tal proposito occorre sottolineare che vi sono diversi “livelli di lettura” del vivente con le sue svariate manifestazioni; di seguito si riporta un’interpretazione sintetica che abbraccia il processo di sviluppo e formazione della pianta nel suo rapporto con il tutto che la circonda, ma soprattutto in relazione ai fattori con i quali entra in relazione nella sua genesi.
A partire dalla nascita del seme, con la sua germinazione, possiamo osservare che la pianta segue due differenti direzioni di sviluppo contrapposte. Queste due rotte sono tra di loro polari e opposte: da una parte abbiamo la radice che si dirige verso il basso crescendo all’interno del terreno per connettersi con il suolo in direzione centripeta, mentre dall’altro lato abbiamo la parte aerea che si sviluppa verso l’alto, verso il cielo, in direzione centrifuga alla ricerca della luce solare. Per questo ed altri motivi possiamo riconoscere nella pianta un organismo che concilia e condivide due differenti ambiti (polari), appunto il Cielo e la Terra. Ed in questo processo di formazione e sviluppo abbiamo un organo in particolare che concilia questi due orientamenti (da una parte con la radice, dall’altra con fiori e frutti): questo organo è la foglia, che rappresenta il cuore pulsante e vitale dell’intero organismo pianta. Già Goethe con la sua esclamazione «tutto è foglia» comprese bene il ruolo e la funzione centrale di questo organo per il metabolismo vegetale.
La foglia è per Goethe «il vero Proteo della natura che sa celare e manifestare insieme tutte le forme». Questa centralità è dovuta anche e soprattutto alle sue metamorfosi. Dobbiamo dunque riconoscere nella foglia una sorta di “elemento mercuriale” che nel simbolismo ermetico contiene in sé tutti i diversi aspetti della materia conciliandoli in una sintesi armonica.

LA FOGLIA COME PUNTO DI CONTATTO FRA CIELO E TERRA
L’elemento mercuriale agisce appunto come fattore mediano di equilibrio e armonia tra i due princìpi Sale e Zolfo. Nel simbolo alchemico del mercurio vi è in parte la raffigurazione di Venere, che è divinità della grazia e dell’armonia, in grado di portare ordine e coerenza tra forze opposte e conciliare la passività e l’inerzia del Sale (minerali, ceneri) con il dinamismo dello Zolfo (fuoco, calore) in quanto rappresentanti di due ambiti di forze polari e contrapposte.
Senza scambio e dialogo tra parti opposte non può esservi vita ed evoluzione, ed è qui che agisce l’elemento mercuriale determinando una relazione armonica tra Cielo e Terra. Questo principio ricopre una posizione centrale, in grado di far fluire forze, energie e informazioni alla pari di un cuore pulsante. Quella del principio mercuriale è una posizione centrale in tutti i sensi: da un lato l’apparato radicale incarna il principio salino (la radice entra in relazione con i sali minerali ed appartiene al terreno), dall’altro lato il fiore ed il frutto sono il risultato dell’azione sulfurea (luce e calore), mentre nel mezzo abbiamo l’apparato fogliare come assoluto rappresentante dell’elemento mercuriale.
Ogni organo vegetale ricopre un ruolo determinante per la vita della pianta, ma la foglia è senza dubbio il motore ed il cuore pulsante del processo vegetale poiché capace di conciliare forze cosmiche (aria, luce e calore) e forze terrestri (terra e acqua). Come un cuore pulsante la foglia accorda le forze di luce, attraverso la fotosintesi, e gli elementi terreni come acqua e sali minerali che assorbe e metabolizza in quantità. Dunque il luogo del matrimonio perfetto tra Terra e Cielo attraverso il legame di elementi terreni e “pesanti” (come sali minerali e acqua) con elementi “leggeri” e tenui come luce ed aria. Di fatto terra ed acqua si legano alla forza di gravità e da questa sono condizionate, mentre aria, gas, calore (e luce) sfuggono all’influenza della gravità collocandosi al di sopra della superficie terrestre. Questa dualità tra elementi gravitazionali e antigravitazionali trova un punto di equilibrio e sintesi proprio nella foglia che svolge attività mediatrice unendo luce solare, anidride carbonica, sali minerali e acqua (legando questi diversi elementi per arrivare a generare materia organica). La pianta in sé concilia e unisce l’oscurità del sottosuolo con la luce del Sole, fattori che si trovano agli antipodi. In tutto ciò la foglia rappresenta il simbolo ed il riassunto di questa unione.
Anche per questa ragione la foglia diviene il rappresentante del sistema ritmico mediano che possiamo ritrovare nell’organizzazione umana tramite l’attività di polmoni e cuore. In questo caso il sistema ritmico dell’uomo, che è basilare per il mantenimento della salute, ha la sua controimmagine proprio nel sistema fogliare. Il significato etimologico della parola “ritmo” indica appunto simmetria e proporzione (o conciliazione degli opposti). Il ritmo dunque è sinonimo di armonia ed equilibrio; ciò che permette di connettere e collegare portando equilibrio, definendo una corretta relazione e complementarietà tra parti contrapposte. Espansione e contrazione, sistole e diastole, che ritroviamo anche nel ritmo respiratorio ed in quello cardiaco.
Mentre l’elemento minerale che maggiormente rappresenta il principio mercuriale (equilibratore) è l’argilla. La foglia è un mix tra proprietà terrestri e forze cosmiche così come lo è l’argilla.
Lo ricordiamo, uno sviluppo armonico della pianta riduce al minimo la possibilità di contrarre malattia o stati degenerativi.
Per tornare sull’argilla in quanto fattore mediano è interessante notare come questa sia mutevole, potendo diventare dura e secca, ma anche malleabile e plastica in base al grado di idratazione. La stessa foglia può disporre di forma mutevole in rapporto alla fase fenologica oppure in relazione al gradiente di umidità (polimorfismo).
NELLA PRATICA AGRONOMICA
Per quanto riguarda il sano sviluppo delle colture occorre dare sempre priorità alla corretta gestione del suolo stimolando la naturale fertilità organica del terreno, ma possiamo anche intervenire direttamente sulla pianta agendo eventualmente proprio sull’apparato fogliare. Data la sua importanza, possiamo agire sulla foglia con interventi mirati in base a necessità ed esigenze della pianta, che sono dettate dal contesto in cui ci si trova ad operare. Tra le numerose possibilità di intervento si può citare in primis il preparato biodinamico 501 (Cornosilice), con il quale si va a stimolare e sostenere proprio il processo della fotosintesi.
Altre possibilità sono fornite dall’impiego di estratti vegetali come macerati, tisane e decotti per uso agricolo da irrorare sulla parte aerea della pianta (chioma, apparato fogliare). Questo tipo di intervento può fungere da concimazione fogliare stimolando il polo vegetativo tramite l’impiego (ad esempio) del macerato di Ortica opportunamente diluito e ben allestito. Si possono allestire anche rimedi utili a prevenire svariate patologie. In questo caso i meccanismi d’azione sarebbero diversi: stimolo delle autodifese della pianta, azione corroborante, creazione di barriere protettive nei confronti dei patogeni, azione mirata preventiva su crittogame o altri agenti nocivi.
Tra i vari strumenti utilizzabili si possono citare anche le cosiddette polveri di roccia come caolino, zeolite e basalto, che possono essere impiegate singolarmente oppure miscelate con svariati estratti vegetali (come ad esempio il decotto di Equiseto). Le possibilità sono davvero numerose. Si può anche utilizzare tè di compost (che normalmente viene impiegato sul suolo o in fertirrigazione) spruzzato sulle foglie al fine di fornire nutrienti essenziali alle piante, ma anche per contrastare le malattie grazie all’abbondanza di microrganismi e prodotti metabolici in grado di competere con i patogeni delle colture per via di effetti inibitori, e attivando il sistema immunitario della pianta per aumentare la resistenza alle malattie, ottenendo così la soppressione di svariati patogeni (come crittogame e batteriosi) oltre alla promozione della crescita. Si tratterebbe di strumenti a costo quasi zero che rientrerebbero anche nel “ciclo chiuso” definito nell’organismo agricolo biodinamico. L’intervento diretto sulla foglia può fornire una risposta ed una reazione più rapida e immediata della pianta, favorevole in caso di colture debilitate o stressate per via di condizioni ambientali avverse o eventuali carenze nutrizionali.
Anche l’osservazione stessa della foglia, con il suo colore, la sua brillantezza e le sue geometrie (forma e portamento) può fornire indicazioni utili sullo stato di salute e sulle condizioni generali di una coltura, evidenziando eccessi o carenze, contribuendo a definire al meglio possibili eventuali interventi o rimedi.