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Essere agricoltore biodinamico

Essere agricoltore biodinamico

20 Giugno 2025

di Maurizio Lo Conte

Può sembrare scontato e banale iniziare questo testo considerando che viviamo in un’epoca caratterizzata da due condizioni sociali prevalenti in ogni ambito: il caos generalizzato e la mancanza della verità.

Tuttavia, nel corso della lettura, risulterà sempre più evidente come sia essenziale fissare l’attenzione su entrambe.

Il vortice caotico avvolge l’essere umano impedendogli di comprendere il mondo in cui vive e che lo circonda, trascinandolo all’interno di uno stato costante di dimenticanza delle proprie radici, di incertezza e dubbio riguardo al domani che pur gli viene incontro, oscurandogli la possibilità di comprensione del motivo del suo venire al mondo.

La mancanza illimitata della Verità a fronte dell’imperare della sfacciata menzogna o delle ancor più pericolose parziali verità, fa sì che l’umanità, peraltro contemporaneamente sommersa da un eccesso di false informazioni, venga indotta ad accogliere dogmaticamente, vale a dire escluso qualsiasi retto e logico criterio di valutazione e giudizio, tutto quanto le viene ammannito da determinati canali di comunicazione, diabolicamente programmati da falsari d’ogni specie.

Gli esempi al riguardo che si dovrebbero menzionare, sono talmente numerosi e diffusi che non è neppure pensabile farne ancor minima elencazione in questa sede.

Nondimeno tali condizioni, a prima vista disperate e deprimenti, per coloro che sono ancora in grado di esercitare una sana ed attiva facoltà pensante, possono fungere anche da impulso per pervenire a più profonde riflessioni ed approfondimenti diretti verso il conseguimento di una imperdibile occasione di risveglio.

Pure avendo solo la minima cognizione di vivere nell’epoca dello sviluppo dell’anima cosciente, dovremmo sapere come sia indispensabile il confronto con il Male che ci attornia da tutti i lati, per giunta attraverso le sue manifestazioni più atroci ed intollerabili, affinché risorga in noi la forza del Bene, l’unica in grado di farci superare una crisi che, altrimenti, si dovrebbe ritenere attanagliante e senza via di scampo.

L’uomo deve però affrancarsi dalla superficialità, dallo stupido edonismo, dalle passive comodità e dalla “immane potenza del convenzionale” (Massimo Scaligero), che purtroppo costituiscono il fondamento della sua quotidianità, onde impegnarsi nello sviluppo delle capacità di conoscersi e di osservare ed operare nel mondo esterno in armonia con la propria reale essenza.

Per l’attuazione dei compiti suddetti, un ruolo fondamentale compete agli agricoltori ed all’agricoltura, anch’essa investita dall’imperante marasma collettivo.

L’INSEGNAMENTO DI STEINER

È noto che circa a metà del secondo decennio del secolo scorso (1924), nel periodo di Pentecoste, nel castello di Koberwitz in Slesia, Rudolf Steiner tenne il corso di fondazione dell’agricoltura, connotato in parte dal recupero di strumenti rivenienti da antichissime pratiche agricole istintive di cui si era smarrita la conoscenza, ed in altra parte dall’introduzione di metodiche assolutamente innovative, avendo tratte ambedue le fonti dalla sua straordinaria chiaroveggenza spirituale.

L’importanza di detta fondazione fu attestata non solo dalla dichiarazione di un partecipante al corso, tale Rudolf Meyer, che la reputò iscritta: “negli annali della storia della cultura” alla stregua di: “un nuovo inizio strappato al declino dell’occidente”; ma soprattutto dalla frase rivolta dallo stesso dott. Steiner al Conte Polzer – Hoditz: “Se non dovessi occuparmi dell’antroposofia, diventerei agricoltore.”

La successiva attribuzione unitaria dei due termini “biologico” e “dinamico” qualifica in modo rilevante questa forma di agricoltura, significando la sua stretta relazione con la Natura e con l’apporto in senso mobile – evolutivo e vitale, per l’appunto bio – dinamico, dell’applicazione da parte umana delle corrette metodiche di coltivazione della Terra, correlate anche alle influenze provenienti dal Cosmo.

L’iniziativa assunta dal dott. Steiner, a seguito della richiesta pervenutagli, fu diretta a promuovere un’agricoltura che, nel recuperare antichi saperi e misteri, li rinnovasse e trasformasse attraverso l’intervento cosciente dell’uomo, rapportato al suo destino cosmico ed ai nuovi tempi.

Tradizione e innovazione, rispondono così all’esigenza d’introdurre impulsi sanificatori e di guarigione, nell’ambito di un organismo sociale decadente, proteso con velocità crescente verso la più tragica degenerazione abissale.

Pertanto si può affermare che l’agricoltura biodinamica corrisponde in pieno alla esigenza di intervenire, inserendo quei principi culturali riformatori che il dott. Steiner aveva individuato, all’interno dell’organismo sociale, così come sono descritti nelle sue conferenze e nei libri collegati al quel grandioso progetto riformatore.

Appare ovvio e conseguente intendere come l’agricoltura occupi un posto molto importante all’interno del programma di trasformazione concepito dal dott. Steiner e come l’agricoltore, insieme ad altre categorie professionali, sia un protagonista insostituibile nel nuovo disegno sociale comprendente la riattivazione di una sana relazione con le forze naturali per quanto concerne la produzione di un cibo sano e vitale; la regolamentazione di una alimentazione equilibrata ed in grado di collegare in modo corretto l’essere umano con la sua costituzione spirituale, con le aree geografiche in cui abita, con le colture che vi insistono o vi possono essere impiantate, con le sostanze e gli esseri elementari presenti in determinate aree della Terra.

Era comunque prevedibile che le indicazioni tecniche e le metodiche suggerite dal dott. Steiner, se per un verso furono accolte ed applicate da una minoranza di lungimiranti, per altro verso, con il progressivo affermarsi della visione materialistica della vita, dovettero confrontarsi con crescenti e maggioritarie forze di opposizione che tuttora non perdono occasione per  rivolgere all’agricoltura biodinamica accuse infamanti, tacciandola di cialtroneria, falsità, impostura, magia arcaica, superstizione antiscientifica ed altro ancora.

Questa condizione di diffidenza, per non dire addirittura di conclamata ostilità, ha potuto aver buon gioco anche per l’atteggiamento assunto da gran parte dei biodinamici i quali, onde non sollecitare le altrui critiche, invece di tutelare l’originalità e i fondamenti del proprio metodologico operare ed affermare la verità spirituale che vi è sottesa, hanno preferito escogitare soluzioni di compromesso, persino mettendo da parte o tralasciando il grande insegnamento spirituale donato agli agricoltori da Rudolf Steiner.

Infatti si omette del tutto di riferire un aspetto importantissimo e fondamentale, che connotò in modo speciale il corso di Koberwitz.

In quell’occasione il dott. Steiner, oltre a rinverdire specifiche indicazioni risalenti ad antichi saperi perduti, nell’esporre il nuovo metodo di coltivazione e risanamento della Terra che teneva conto anche delle sopravvenute acquisizioni tecnologiche della civiltà industriale, con l’impiego delle macchine ed il corredo delle sue implicazioni scientifico – materialistiche, tenne per gli agricoltori convenuti anche delle lezioni esoteriche.

Comunicò, pertanto, conoscenze provenienti da quel mondo dell’occulto ovvero dell’invisibile che all’inizio del ventesimo secolo ed ancor più nel periodo presente post industriale, sono o del tutto ignorate oppure mistificate e diluite all’interno di una pletora di correnti misticheggianti e new age, alacremente impegnate a confondere ancor più le menti umane.

Perché mai in dott. Steiner si spinse a tanto?

La risposta alla domanda risulta abbastanza agevole se si considera lo stato attuale della produzione alimentare, dominata dalle multinazionali del food, dalla crescente diffusione dei grandi centri di distribuzione, dalla invenzione del cibo artificiale e da laboratorio, peraltro puntualmente profetizzata dal dott. Steiner.

IL RISPETTO DELLA TERRA

La Terra è un essere vivente dotato di un’Anima, che ha la vita e dà la vita, non è un corpo morto, una semplice sfera di roccia ricoperta da ampie distese d’acqua, vagante nell’Universo.

Le componenti prima sommariamente elencate, tendono ad indurre il consumatore ad assumere un cibo di scarsa qualità se non addirittura persino dannoso per la sua salute, considerate in aggiunta le numerose contraffazioni rese accettabili in un mondo che predilige ed agevola sempre più l’immersione nella realtà virtuale al posto di quella effettiva.

A complicare ed intorbidire il quadro interviene la concorrenza sul prezzo che risulta più basso nel momento in cui il cibo, senza seguire i ritmi della Natura, viene prodotto in qualsiasi tempo in modo intensivo ed artificiale, con l’impiego massivo di strumenti meccanici che sovente violentano l’ambiente e non rispettano le esigenze del suolo, senza applicazione della rotazione delle culture, impoverendo ed inaridendo il territorio.

Risulta perciò evidente che l’agricoltore, nel procedere lungo la scia di questo perverso meccanismo, invece di essere artefice del processo produttivo, soggetto alla sua giuda ed al suo intervento regolatore condotto in armonia con le leggi naturali, viene declassato a mero compilatore di modelli burocratici, attivatore di meccanismi e strumenti elettronici, ubbidiente esecutore di regole stabilite in protocolli concepiti in sede politica con finalità illusoriamente ambientaliste, freddo amministratore della propria attività imprenditoriale priva d’anima e di scopo che non sia quello quantitativo, a sua volta promotore di un consumismo di scarsa qualità, ossia quasi plastificato, interessato all’aumento del proprio profitto piuttosto che alla incentivazione del benessere collettivo.

La conclusione del descritto processo si delinea fatalmente nella meccanizzazione dell’intero Pianeta, brutalizzandolo nel ridurlo ad esclusiva abitazione ideale di una specie robotizzata e disumanizzata, mentre si vaneggia la colonizzazione e lo sfruttamento di altri corpi celesti, non paghi della corsa alla desertificazione ed allo sfruttamento dei terreni a cui si cerca di porre rimedio peggiorandone le condizioni mediante l’immissione di additivi chimici sempre più abbondanti.

LA RIEDUCAZIONE AL RISPETTO DELLA NATURA

Nella Natura è celata un’antichissima saggezza nella quale l’essere umano, così comportandosi, opera da apprendista stregone apportando scompiglio e distruzione.

Ne consegue la reazione dell’ambiente che reimpone le proprie leggi non comprese da un’umanità obnubilata, con l’inevitabile sopravvenire di frequenti disastri ecologici di cui si cerca d’individuare le cause brancolando nel buio, ora attribuendo la responsabilità a questo oppure a quello, ma senza riuscire a cavare un ragno dal buco.

E così che gli stessi artefici dei guasti provocati si ripropongono impunemente come apportatori di nuove soluzioni salvifiche, di innumerevoli regole e discipline protettive dell’ambiente, quando l’unica soluzione praticabile è quella della rieducazione umana al ripristino del corretto rapporto con la Natura, ponendosi in ascolto interiore della sua voce che descrive le proprie millenarie leggi, accordandosi con Essa e con gli esseri invisibili che la abitano, totalmente ignorati dal mondo scientifico materialista; che è soltanto capace di indicare, nei confronti dell’ecosistema, a volte l’attuazione della sua copertura sotto una campana di vetro oppure addirittura la sostituzione con l’inserimento di nuovi supporti tecnologici deturpatori e distruttori del paesaggio e non solo, prodotti e gestiti in vista esclusiva dell’arricchimento economico, appannaggio di pochi affaristi propagandisti di una costruzione sociale inversa.

LA DIMENSIONE DISTRUTTRICE DELLA MODERNITÀ E IL RUOLO DELL’AGRICOLTORE

L’idea della nuova cultura agricola fu sintetizzata nel seguente pensiero diretto dal dott. Steiner ad Eherenfried Pfeiffer: “Attorno alla metà del secolo (il XX° – n.d.s.) la conoscenza scientifico-spirituale dovrà essere diventata pratica di vita, per impedire il verificarsi di un’indicibile sciagura per quanto riguarda la salute della natura e dell’uomo”.

Ed ancora:” Particolarmente in materia economica la vita culturale moderna ha assunto un carattere distruttivo la cui estensione viene oggi avvertita da pochi”.

Compete dunque all’agricoltore restaurare un corretto rapporto fra l’uomo e la Natura con tutte le sue componenti minerali, vegetali e animali per cui, invece di essere un mero esecutore ed amministratore, possa operarvi coscientemente, arricchito dalla conoscenza scientifico – spirituale, come richiede per l’appunto l’epoca attuale.

L’ERA DELLO SVILUPPO DELL’ANIMA COSCIENTE

L’era di sviluppo dell’anima cosciente esige l’assunzione consapevole e responsabile di tale rapporto, inclusivo pure degli esseri elementari; l’apprendimento dell’agire e del contributo e del sostegno essenziale apportati dalle forze cosmiche per la conduzione di un sano e fecondo processo di coltivazione e produzione.

Da qui si ricava la comprensione ulteriore dell’importanza delle lezioni esoteriche, il cui contributo al percorso evolutivo dell’essere umano è incommensurabile, affinché questi possa assolvere al compito che gli è stato assegnato fin dalla sua origine celeste; vale a dire d’essere il protagonista non solo della sanificazione, ma anche della sacralizzazione della Terra intera.

VERITÀ E COERENZA

Un’agricoltura biodinamica priva e svuotata di antroposofia, slegata dalla devozione al suo fondatore ed al suo insegnamento, amministrata soltanto da tecnici ed esercitata da agricoltori che nulla sanno di scienza dello spirito, dove si abbia cura in modo prevalente se non addirittura esclusivo del profitto; nella quale non venga unitamente coltivato alcun interesse per stabilire una intensa relazione con il Cosmo e con la Natura, non ha alcuna ragione per distinguersi qualitativamente dall’agricoltura convenzionale ed ancor meno da quella  biologica o asseritamente tale.

L’incertezza, la paura di dichiararsi, addirittura l’intento deliberato di nasconderne le radici spirituali eliminandole persino dalla denominazione al fine di renderla accettabile mediante camuffamento ed attraverso il compromesso, allo scopo di accomodarsi in circoli elitari che contano,  di adeguarsi alle cosiddette “leggi del mercato” governato dagli speculatori, oppure presentarsi reverenti al cospetto delle multinazionali, perfino vantandosi di tali compartecipazioni, rappresenta il peggiore tradimento e rinnegamento dei principi costituenti le ragioni della sua nascita.

La verità si afferma e si difende dichiarandosi per quello che si è, se davvero si è quello che si dovrebbe essere; non asservendosi a forze oscure che mentre mostrano di combatterla, di nascosto lavorarono alacremente per inglobarla e alterarla volgendola, piuttosto che alla promozione dell’elevazione dell’essere umano, verso il precipizio della sub umanità priva di libertà, dignità e creatività.

COSA SIGNIFICA ESSERE AGRICOLTORI BIODINAMICI?

Essere agricoltori biodinamici significa amare la Madre Terra e la sua anima, restituendole con gratitudine quello che le vien tolto, fecondato ed arricchito dall’apporto dello spirito umano, risanandola delle ferite inferte dall’usuale istinto predatorio, firma distintiva della nostra epoca, instaurando al suo posto un forte sentimento del mondo.

Essere agricoltori biodinamici vuol dire amare il prossimo, assumendo la piena responsabilità di produrre e fornire cibi sani e vitali, di certo non farsi guidare da algoritmi o da pseudo intelligenze(?) artificiali.

Essere agricoltori biodinamici consiste nell’operare consapevolmente per la sanificazione dell’organismo sociale conducendo la propria azienda con tutt’altro stile e tutt’altro senso.

Illuminanti sono state le parole pronunciate dal dott. Steiner:”(…) il contadino va in giro per il suo campo e lo scienziato lo considera ignorante; in realtà  questo non è vero per il semplice motivo che il contadino, mi si scusi ma è così, è in realtà una persona che medita. Quello che egli medita nelle sue notti invernali è molto, moltissimo; egli si appropria già di qualcosa che è vera conoscenza spirituale (…) Il mero intelletto non arriva molto in là, non ci conduce a queste profondità (…) Il vivere e il tessere della natura è così sottile che non se ne viene a capo con i grossolani concetti dell’intelletto”.

A chi si lamentava della morsa stritolatrice imposta dal mondo del lavoro, rispose: “[Al giorno d’oggi] è necessario percorrere un cammino[spirituale] oltre alla professione, e trovare per questo cammino un numero così grande di persone che si origini una forza tale che permetta di configurare in modo nuovo le professioni.”

IL RUOLO DI DEMETER

In questa prospettiva la Demeter Italia, oltre a svolgere le sue consuete funzioni tecniche, di controllo, certificazione e gestione dei prodotti biodinamici, si è assunta il compito morale di promuovere la conoscenza della scienza dello spirito antroposofica, fondamento imprescindibile ed ineludibile della comunità di Michele a cui appartiene l’agricoltura biodinamica insieme a tutte le altre figlie dell’Antroposofia; organizzando autonomamente o in collaborazione con i suoi associati e sub licenziatari, attività culturali ad indirizzo scientifico – spirituali nell’ambito di convegni, seminari, corsi di formazione e quant’altro possa essere utile agli agricoltori ed alle aziende biodinamiche per operare quali soggetti sempre più coscienti e responsabili nella produzione  qualitativa, nella trasformazione, distribuzione e nel consumo dei prodotti agricoli biodinamici.

Essere agricoltore biodinamico
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