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Fondazione Seminare il Futuro: la selezione di sementi bio difende l’ambiente e le produzioni agricole

Fondazione Seminare il Futuro: la selezione di sementi bio difende l’ambiente e le produzioni agricole

16 Gennaio 2025

di Claudia Zigliotto

Il futuro germoglia nelle nostre mani. Per questo la Fondazione seminare il futuro ha scelto di specializzarsi nella selezione di varietà per l’agricoltura biologica e biodinamica. Dal 2019 la Fondazione promuove la selezione delle sementi per difendere la biodiversità e favorire la sostenibilità. Non solo. La Fondazione sostiene gli agricoltori selezionando varietà adatte a un’agricoltura senza l’uso di sostanze chimiche.

Federica Bigongiali, direttrice della Fondazione, ci ha spiegato nel dettaglio il lavoro di “Seminare il futuro”, dalla sua missione agli obiettivi perseguiti fino all’impatto positivo che il suo lavoro ha per gli agricoltori e i consumatori. E come il lavoro di ricerca e di selezione dei semi sia una risposta continua ai cambiamenti climatici in agricoltura.

Federica Bigongiali è agronoma con una specializzazione in agricoltura biologica e multifunzionale, e ha conseguito un dottorato di ricerca sulla competizione tra cereali e infestanti in agricoltura biologica. Dopo un’esperienza di cinque anni in Svizzera con la realtà no profit Gzpk di Zurigo, che si occupa di selezione di varietà per l’agricoltura biologica e biodinamica da 40 anni, è tornata in Italia per continuare il suo impegno nella selezione varietale. Proprio con la Fondazione seminare il Futuro, di cui ci ha raccontato le intenzioni e le sfide per il futuro.

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Quando è nata la Fondazione seminare il futuro e con quali obiettivi?

La Fondazione è stata costituita nel 2019, ma l’idea di sviluppare varietà di semi specifiche per l’agricoltura bio e biodinamica affonda le sue radici già nel 2016. I partner costitutori sono, Naturasì e la Cooperativa Gino Girolomoni, insieme a due realtà no profit, la Libera Fondazione Antroposofica Italiana Rudolf Steiner e la fondazione svizzera Fonds für Kulturpflanzenentwicklung.

Fondamentale per la nascita della Fondazione è stata anche la presenza del genetista biodinamico Peter Kunz, fondatore della GZPK di Zurigo e attuale presidente della Fonds für Kulturpflanzenentwicklung, che fin dall’inizio ha contribuito con la sua esperienza del progetto parallelo in Svizzera, come partner della Fondazione.

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Quali sono le intenzioni comuni di queste realtà?

La scarsa disponibilità di sementi specifiche selezionate per il bio ha spinto la Fondazione a lavorare su varietà che possono sfruttare al meglio le risorse del terreno, senza l’utilizzo di input chimici. Insieme vogliamo mettere a disposizione varietà di piante, per rispondere alle esigenze degli agricoltori che lavorano in agricoltura biologica e biodinamica e contribuire al benessere del suolo.

Tra i primi progetti della Fondazione c’è stato quello legato alla selezione di varietà di grano duro. Qual è stato il risultato?

Questo è sicuramente uno dei progetti più significativi, che ha iniziato a prendere forma già nel 2016 in collaborazione con il Crea di Foggia. Lo studio ci ha portato alla registrazione di due varietà, “Inizio” e “Prossimo”. Il lavoro non si è fermato qui; la ricerca nel campo della selezione è sempre in evoluzione perché deve rispondere ai cambiamenti del mondo dell’agricoltura e ai cambiamenti climatici, che sono in continua trasformazione. In questo processo di ricerca continua, abbiamo anche selezionato delle varietà in Marocco, con l’obiettivo di identificare varietà resistenti alla siccità, dato il crescente impatto dei cambiamenti climatici.

Il lavoro di ricerca della Fondazione non è solo legato alle collaborazioni nazionali, ma è nutrito anche da sinergie internazionali.

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Esatto. Su tutte c’è il rapporto con la no profit svizzera GZPK che, con Peter Kunz, è al nostro fianco fin dal principio. Con loro abbiamo un progetto dedicato alla selezione di varietà di grano tenero e farro dicocco. In linea generale grazie a queste collaborazioni oltre i confini nazionali, è possibile testare varietà in campo e raccogliere dati reali sulle loro prestazioni in condizioni climatiche diverse, e alimentare un confronto continuo.

E poi c’è l’impegno costante nell’offrire formazione verso gli agricoltori.

La Fondazione organizza anche corsi di formazione per gli agricoltori, enfatizzando l’importanza della selezione varietale e dell’utilizzo di sementi certificate. Questi corsi hanno l’obiettivo di sensibilizzare gli agricoltori sull’importanza di utilizzare sementi appositamente selezionate per l’agricoltura biologica, spiegando i vantaggi e i limiti di tale scelta. L’obiettivo è rendere gli agricoltori più consapevoli in materia di sementi e dei risultati che possono ottenere utilizzando varietà biologiche rispetto a quelle convenzionali.

A proposito di coltivatori, quanto è importante la selezione dei semi per il loro lavoro?

L’Europa ci ha dato degli obiettivi chiari per la transizione ecologica, ma è fondamentale fornire agli agricoltori gli strumenti adeguati per raggiungerli. Tra questi strumenti, è essenziale offrire sementi specificamente selezionate per l’agricoltura biologica e biodinamica, che siano resistenti e capaci di crescere senza il supporto di input chimici. Queste varietà devono rispondere concretamente alle esigenze dell’agricoltura biologica. Per garantire il successo di questo percorso, è cruciale il coinvolgimento attivo degli agricoltori. Solo attraverso il loro contributo possiamo assicurarci di lavorare nella direzione giusta, rispondendo alle loro reali necessità. Senza questo dialogo e collaborazione, l’intero processo perderebbe significato.

In che modo gli agricoltori sono coinvolti?
Gli agricoltori partecipano attivamente alle nostre attività, venendo con noi nei campi per valutare le linee genetiche che stiamo selezionando, e ospitando le prove di selezione direttamente nelle loro aziende agricole. Questi momenti di confronto sono fondamentali per comprendere a fondo le loro esigenze e le problematiche che affrontano. Le loro opinioni giocano un ruolo cruciale nel guidare le nostre decisioni.

Quali tipi di controlli vengono fatti nella tutela dei semi?

Prendiamo principalmente i semi dalla banca del germoplasma, dove il controllo è già assicurato. Quando invece i semi arrivano da uno scambio, facciamo attenzione che non ci siano patologie da seme in modo da non inquinare i campi prova. In caso, agiamo con trattamenti ammessi anche in ambito bio.

In che modo gli agricoltori possono contribuire a questo importante lavoro di ricerca sulla selezione?
Coltivando le nuove varietà, fornendo il feedback in campo o fornendoci dei semi che possano essere utilizzati nella selezione. Il loro lavoro è essenziale.  Ogni anno organizziamo degli open day in campo, sono dei momenti importanti per parlare con loro del nostro lavoro e per permettere a tutti gli agricoltori di entrare in contatto diretto con noi.Seminare-il-Futuro-campo2-Demeter-Italia

Attualmente gli agricoltori dove possono reperire i semi?

Dal prossimo autunno, gli agricoltori potranno reperire le sementi di “Inizio” e “Prossimo” attraverso la Cooperativa Montebello di Isola del Piano nelle Marche.

La Fondazione mantiene un dialogo aperto e continuo con gli agricoltori, ma come si relaziona con il consumatore finale?

Ogni ottobre c’è la giornata “Seminare in futuro” dedicata principalmente al consumatore finale. L’idea è quella di portare le persone all’interno di un’azienda agricola e di informarle sulla selezione varietale e sull’importanza di avere a disposizione un seme specifico per l’agricoltura bio. Le aziende possono partecipare liberamente, noi insieme al nostro partner EcorNaturasì siamo i coordinatori, ma l’adesione è libera: chi si rispecchia nei nostri obiettivi può decidere di partecipare.

Quanto tutto questo lavoro della Fondazione è importante per il consumatore finale? In che modo ne beneficia?

Il lavoro della Fondazione ha un impatto diretto sulla qualità del cibo che i consumatori trovano nel piatto. Scegliendo semi adeguati, si garantiscono produzioni più sostenibili e salutari, offrendo varietà in grado di affrontare le sfide ambientali e climatiche.

Qual è la prossima sfida della Fondazione?
Una delle sfide principali rimane la ricerca di finanziamenti per supportare la costante selezione di varietà adatte all’agricoltura biologica e biodinamica. È fondamentale individuare partner che condividano la nostra missione e riconoscano il valore di questo lavoro. Il sostegno di chi crede in questa visione può fare davvero la differenza, permettendoci di proseguire con impegno verso un’agricoltura più sostenibile.

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