| Il senso di un marchio |
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Il marchio Demeter è nato nel 1927 per rendere riconoscibili prodotti che esprimessero un modo nuovo di percepire, pensare e collaborare con le forze della Natura. Fu l'inizio di un'applicazione pratica derivante dalla posizione antiriduzionista di un gruppo di agricoltori e ricercatori aggregatisi per il superamento di una visione parcellizzata, alienante e in definitiva falsificante, dell'allora nascente agricoltura "industriale". Ma in cosa quindi il movimento biodinamico si differenzia dal più giovane movimento per l'agricoltura biologica? 1) Il primo grande punto di differenza sta nel mezzo e fine primo: la creazione di una Individualità Agricola. Il secolo scorso ci ha consegnato un'approccio scientifico interamente appiattito sulle concatenazioni di causa - effetto "bidimensionale" in cui ogni sostanza circola secondo catene lineari di cui vengono definite le "meccaniche" dei fenomeni sulla base di concetti fisico-chimici. La natura di un elemento chimico è quindi sostanzialmente la stessa indipendentemente dal percorso che ha compiuto nell'ambito dei sistemi viventi o minerali. Una evoluzione di questo approccio si trova nella moderna ecologia agraria o anche ambientale nella quale si aggiungono elementi di "complessità" per i quali il sistema riduzionistico diviene "tridimensionale" perché vengono riconosciuti processi anche verticali tra sistemi di concatenazioni di causa effetto semplici. In fondo potremmo dire che la differenza dell'approccio alla realtà del biodinamico rispetto a quello convenzionale o biologico è pari a quel che accade se parlando con una persona ne viviamo, pensiamo e vediamo solo il suo essere "ammasso" di organi in funzione oppure ne cogliamo l'integrità di corpo anima e spirito: il suo, pensiero, volontà e sentimento nella sua interazione con noi. E' una ben diversa completezza relazionale, conoscitiva, esperienziale e scientifica che si rileva nel rapportarsi in modo ampliato a tutte le fenomenologie osservate con i nostri sensi e non "ridotto" da strumenti terzi e da professionisti terzi. L'agricoltura biodinamica è quindi un approccio olistico alla cura della terra che vorrebbe ampliare la visione riduzionista e meccanicista attualmente in vigore sia nell'agricoltura convenzionale che in gran parte di quella biologica.
2) Nell'esercizio a una diversa e più profonda percezione della realtà l'agricoltore diviene molto più che un semplice coltivatore: diviene un osservatore di ciò che avviene nella propria azienda e dentro se stesso. Comincia a usare tutti e dodici i sensi di cui un uomo dispone per interagire in modo non lineare, non meccanico ma creativo multidimensionale. Nella ricchezza di un dinamismo percettivo si crea conoscenza che pian piano non delega più ad altri il proprio percorso. Si crea una vera e propria Scienza Agricola. Tutto quel che anima l'azienda diviene un organo vivo di una sinfonia di cui l'agricoltore diviene Direttore d'Orchestra. A questo gli esseri umani che vivono e operano in un'azienda agricola sono chiamati: a ricostituire una Scienza Agricola che abbia fondamento e dignità pari ad altre Scienze. In questo modo infatti l'Agricoltore cessa di essere solo un mero esecutore dipendente dalla cultura fisica e chimica impostegli il secolo scorso dal mondo accademico e industriale, e diviene lui formatore di una Scienza agricola che autonomamente vorrebbe divenire Scienza del vivente applicata alla produzione alimentare: diviene un Artista dei processi viventi, una sorta di direttore d'orchestra delle sinfonie della natura. 3) Per l'agricoltore biodinamico non vi è un solo componente chimico, un solo atomo che non sia il portatore di una "biografia" quando attraversa i tessuti viventi divenendone anche solo temporaneamente parte, e che assume una qualità variabile a seconda dei processi che ha subito. La cura che viene portata non ha il focus sulla sostanza ma sui processi a cui viene sottoposta. Ecco che il dinamismo delle sostanze, del Carbonio nelle forme che attraversa va diretto, armonizzato, organizzato dalla pratica agricola in modo che sulla "pelle" del pianeta, sul suolo agricolo possano avvenire trasformazioni, atte a produrre cibo vivo e nel contempo humus, vita, fertilità. Questo approccio perciò esige che si focalizzi l'attenzione non sulle sostanze ma sui processi in cui si inseriscono, si legano, si formano e circolino nei tessuti del vivente. La cura massima di questi processi non può in alcun modo essere essere compresa dall'approccio riduzionista e meccanicista che altro non vede che leggi fisiche e chimiche della materia morta presumendo di poterle traslare in quella vivente. Ciò che vive non può che essere generato da esseri viventi. Il dato comune tra esseri viventi non sono le sostanze ma, appunto, la vita. Questa forza vivente organizza, veicola e trasforma le sostanze in modo decisamente superiore a quanto avviene nel mondo minerale e secondo un dinamismo delle forme che il minerale non può avere. 4) Il suolo non è solo un substrato, pur complesso, ma una vera e propria "pelle" respirante, pulsante e scambiante di cui si deve avere massima cura per produrre alimenti, ma anche moltiplicarne la consistenza vitale che si esprime nell'HUMUS. Esso non è una "sostanza", non si lascia afferrare dai laboratori, non si lascia sintetizzare da essi. E' un processo: "status nascendi" (felice definizione di Alex Podolinsky) continuo in formazione nel quale l'elemento minerale del terreno si trasforma e "lievita" a divenire una terza realtà viva e brulicante di processi nei quali le radici e la rizosfera sono artefici massimi. La cura del suolo così concepito, osservato e compreso, è uno dei pilastri fondamentali della biodinamica. Ogni Individualità Agricola ha la sua specifica "pelle", il suo specifico e unico Humus. 5) Per la biodinamica quindi non ha molto senso se non temporaneo e "medicinale" l'introduzione di fertilizzanti naturali di provenienza esterna all'azienda. I mezzi di produzione , le sostanze, devono avere una biografia interna alle processualità esistenti in azienda. Il Carbonio che circola nell'azienda è bene che abbia attraversato e attraversi i processi dei viventi che si hanno in azienda. La sua qualità ne diviene sempre più "individualizzata" man mano che la sua biografia si arricchisce di "storia" biologica legata all'azienda in cui circola. 6) Anche i semi, gli alberi, gli arbusti dovrebbero essere rigenerati nel corpo aziendale in modo che in un lento e profondo lavoro di selezione e cura si imprimano delle forze tipiche del nostro Organismo Agricolo rispondendo nel tempo alle necessità e alle tipicità climatiche, pedologiche, e organiche tali da evolvere anch'essi adattandosi. Questo naturalmente non può essere preso come "protezionismo" biologico ma vuole senz'altro sottolineare che la genesi, l'evoluzione e lo sviluppo dei mezzi di produzione "genetici" non può che essere nelle mani dell'agricoltore. 7) Non è possibile avere un Organismo Agricolo completo e , ancor più, una Individualità Agricola che non abbia al proprio interno anche l'allevamento animale. Anche per esso valgono i principi generali espressi sopra per il mondo vegetale, con una particolare attenzione al rapporto intimo che possono avere con l'anima delle persone che ne hanno cura e responsabilità. Un rapporto così intimo di conoscenza e riconoscenza esige il soddisfacimento delle brame tipiche di ogni specie e una maggior capacità di soddisfare una alimentazione e una cura generale della loro salute. Il livello animale potenzia in modo esponenziale i processi viventi interni al nostro Organismo Agricolo. 8) I mezzi di produzione tipici della biodinamica sono i cosiddetti "preparati" provenienti possibilmente dalla propria azienda o dal territorio in cui si trova. Vi sono poi altre preparazioni animali o vegetali che nell'insieme costituiscono un armamentario autoprodotto che stimola, regola e dirige i processi biologici dell'azienda verso un'equilibrio e una sanità profonda dell'intera ecologia aziendale e territoriale. Il cibo così prodotto ha in sè la sintesi di tutti i processi vegetali nei quali la Luce ha organizzato sostanza nuova e può quindi divenire nutrimento per gli uomini. Ma l'effetto di tutto questo approccio alla realtà agricola è che investe anche le modalità con cui gli uomini si organizzano, collaborano e vivono: la loro economia quindi non si fonda più solo sul valore monetario così legato a numero e sostanza, ma su uno scambio molto più ricco e profondo nel quale il pianeta e tutti i suoi esseri ed organi vengono realmente "visti" e riconosciuti. Si apprezza il valore reale delle cose non solo il prezzo della sostanza. Si cresce come uomini, non come consumatori. Si cercano quindi esseri umani e non consumatori. Altra è la dimensione quindi ogni uomo cerca di realizzare con la biodinamica. 9) Dal 1927 quindi agricoltori, trasformatori, allevatori si sono riuniti non per pubblicizzare mercanzie perfette, uniche e senza difetto alcuno, ma segnalano con questo marchio la fatica e la felicità di proporre un modello diverso di vita sociale, di relazioni con la Terra e i suoi esseri, presente su tutto il pianeta laddove si creino Individualità Agricole. Nulla di perfetto, ché la perfezione è spesso specchio illusorio di materie morte, ma di processi evolutivi per donare quel che la luce del sole crea nell'incontro con il mondo vegetale, unico essere in grado di fare da ponte tra noi e il mondo minerale, a chi si alimenta con i prodotti Demeter. Tanti sono i livelli di crescita delle aziende Demeter sparse per tutto il pianeta, alcune in zone quasi impossibili da coltivare, eppure unite da uno standard comune che ogni anno viene faticosamente perfezionato, discusso, modificato a segnare una evoluzione comunitaria reale e non illusoria.
Marco Serventi |