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L’organismo agricolo biodinamico un modello a cui tendere

L’organismo agricolo biodinamico un modello a cui tendere

21 Dicembre 2022

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Articolo Demeter Gennaio 2023

di Paolo Pistis

 

L’organismo agricolo biodinamico un modello a cui tendere

 “ Si è abitutati a guardare ogni pianta isolatamente per se, e passare poi alla specie, essa pure vista isolatamente, poi da questa ad un’altra e così via.[…] Ma la natura procede ben altrimenti; in  natura e negli esseri del mondo tutte le cose sono in relazione fra di loro, agiscono reciprocamente le une sulle altre.”

 Rudolf Steiner, 10 Giugno 1924, Koberwitz , “Impulsi scientifico spirituali per il progresso dell’agricoltura” editrice Antroposofica

 

Appare difficile pensare che la presenza di uccelli, siepi, alberi e animali possano avere fra loro legami importanti e utili per l’agricoltore. Tuttavia le relazioni tra gli esseri viventi sono reali e molto influenti sull’azienda agricola. Basta pensare alla presenza dei lombrichi che sono in grado di frenare la tumultuosità ammoniacale del suolo rendendo le piante meno attaccabili dagli afidi. Chi direbbe che i lombrichi servono per non avere afidi?

Occorre prendere coscienza delle relazioni. Ad esempio la presenza di alcuni tipi di uccelli insettivori permette di diminuire notevolmente il numero di lepidotteri dannosi per i cavoli. Chi direbbe che la presenza delle cinciallegre  riduce il numero della cavolaia, farfalla dannosa per i cavoli, diminuendo i costi ed il numero dei trattamenti?

Occorre avere una visione complessiva degli esseri viventi che compongono l’azienda agricola e coglierne le relazioni. Questo insieme di fattori permette agli agricoltori biodinamici di non vedere singolarmente le proprie coltivazioni ma di coglierne un insieme che prende il nome di “organismo agricolo biodinamico”. L’azienda agricola nel suo insieme assume la caratteristica di un essere vivente, con veri e propri organi all’interno che attuano scambi, sinergie, antagonismi ed equilibri.

È importante avvolgere l’azienda e gli appezzamenti coltivati con siepi miste, alberature e fasce boscate, scelte a seconda delle necessità e del contesto. Lo scopo è di creare una “pelle” capace di trattenere ma anche di difendere l’organismo agricolo da avversità animali e climatiche. Le siepi rappresentano anche un bacino di biodiversità capaci di ospitare insetti, batteri, funghi e uccelli utili che garantiscono cuscinetti ecologici che ammortizzano i danni e portano vantaggi a chi coltiva. Fondamentale risulta l’impiego delle leguminose non solo nelle rotazioni e nelle consociazioni ma anche introdotte nelle altre aree non coltivate dell’organismo agricolo. Ad esempio leguminose come le ginestre e le acacie possono essere inserite nelle siepi e nelle alberature in cui non dovrebbe mai mancare anche il cercis siliquastrum che, oltre ad essere una leguminosa, ospita un insetto utile (Antocoride) capace di contrastare la psilla del pero, oltre ad altre psille. Possiamo introdurre non solo leguminose arbustive e arboree, ma anche erbacee come trifoglio ed erba medica nelle capezzagne e nei margini delle coltivazioni. Le leguminose hanno questo splendido dono di convogliare l’azoto atmosferico nel suolo. Questo azoto è molto particolare perché consente di mantenere una buona dotazione di microrganismi su tutto il sistema aziendale, con vantaggi enormi per le coltivazioni.

La presenza di piante mellifere all’interno dell’organismo agricolo biodinamico consente alle api di avere un’attività di volo cospicua anche su coltivazioni che non amano molto. Questo permette un rilascio di acido formico in forma omeopatica sulle piante che agisce come stimolante della crescita vegetale.

La presenza dei ruminanti è notoriamente importante non solo per il rilascio del letame ma anche perché porta all’interno dell’organismo agricolo un miglioramento del suolo ed una resistenza maggiore delle piante alla carenza di micronutrienti. Anche gli animali da cortile svolgono considerevoli funzioni, come ad esempio le faraone che sono in grado di cibarsi di cimici. Da non sottovalutare il ruolo agricolo importante degli animali selvatici, purché naturalmente siano contenuti in numero e specie. Ad esempio i corvidi hanno il compito di mantenere una certa pulizia da carogne di animali morti e altri materiali organici. Tuttavia se il loro numero è sproporzionato alla superficie aziendale possono creare danni notevoli. Anche gli anfibi come rane e rospi sono in grado di portare benefici, controllando a livello del suolo larve e insetti.

Tutto è in flusso ed in movimento nell’azienda agricola biodinamica e per mantenere questo flusso l’agricoltore Demeter, cioè quell’agricoltore che segue con coscienza le direttive dell’agricoltura biodinamica, distribuisce i preparati biodinamici per sostenere e rafforzare le relazioni all’interno dell’organismo agricolo.

L’uso dei preparati biodinamici non deve essere visto solo come un’azione specifica di miglioramento del suolo o dei frutti, ma anche come un’attività che crea relazioni tra esseri viventi.

 

www. paolopistis.com

L’organismo agricolo biodinamico un modello a cui tendere
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